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Il giornalismo è in crisi, ma perché Apple e Facebook puntano sulle news?

Negli ultimi anni, ogni volta che un’azienda o un social network ha introdotto un servizio innovativo e gradito agli utenti (dirette social, stories, ecc…) Facebook l’ha subito replicato sulla sua piattaforma. E ora la società guidata da Mark Zuckerberg, a una settimana dall’annuncio di Apple News+, ha rivelato che sta considerando la creazione di un servizio di notizie, a pagamento, su Facebook. “Abbiamo deciso che c’è davvero l’opportunità di creare un servizio di notizie, integrato alla piattaforma, con editori in partnership”, ha detto il ceo del social a Mathias Döpfner, amministratore delegato della casa editrice tedesca Axel Springer, il più grande editore d’Europa. Insomma, da quello che si può capire, l’intenzione è rivolta a un un feed a parte, tipo Watch, dedicato alle news.

A differenza dei fallimentari Instant Articles, Zuckerberg promette “una migliore monetizzazione per gli editori” che decideranno di aderire all’iniziativa, che sarà caratterizzata “da contenuti giornalistici di alta qualità”. Questa la nuova promessa di Facebook, che giunge a ridosso del lancio di Apple News+, il servizio di notizie della mela morsicata in abbonamento a 9,99 dollari al mese dopo il primo mese di prova gratuita. Secondo il Wall Street Journal, che sarà partner di News+, il servizio non è una sorta di “Netflix delle notizie, ma come un Blockbuster”: è ricco soprattutto di riviste, al momento sono 250.

Il giornalismo di qualità, ma come si fa?

Se Apple e Facebook (ha potenzialmente oltre 2 miliardi di lettori) puntano sulle news in un periodo in cui il giornalismo, e la carta stampata soprattutto, è in crisi significa che le notizie di qualità hanno sempre un mercato con lettori disposti a pagarle. Vincente è capire la modalità di pagamento ‘paywall’ o ‘freemium’: la prima consente di leggere gratis fino a un certo numero di articoli, poi scatta l’abbonamento digitale. La seconda è la modalità, in base alla quale sono gli editori a decidere quali contenuti offrire gratis e quali a pagamento.

Ma la vera sfida è produrre giornalismo di qualità oggi nell’overload informativo: il giornalista bravo, oggigiorno, si differenzia dal semplice ‘dipendente della notizia’ se oltre al racconto, inserisce il fatto anche in un contesto per far capire bene di cosa si sta parlando.

Il giornalista bravo, rispetto a un robot, approfondisce le notizie, con il long form journalism, smascherando anche fake news. Fa fact-checking.

Dunque, basta riportare solo la notizia. Lasciamo davvero ai software di robot-scrittura e all’intelligenza artificiale riportare le semplici notizie, per esempio dei terremoti.

Infine, il sistema dell’editoria e dell’informazione italiano non è in grado di dar vita a un’app per la diffusione delle notizie di qualità? Il Governo ha espresso la volontà di contribuire alla creazione di una piattaforma made in Italy delle news. Ad annunciarlo è stato il sottosegretario di Vito Crimi all’inaugurazione degli Stati Generali dell’Informazione e dell’Editoria.

Attendiamo nei play store…

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