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Il discorso di Draghi? L’oratoria non è il suo forte ma vince il linguaggio della ragione

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L’oratoria non è il suo forte, ma questo già lo sapevamo.

50 minuti è durato l’intervento di Draghi, che dimostra ancora una volta di essere più un economista pragmatico che un comunicatore. Però, nel suo discorso non ha dimenticato niente e nessuno. Forse uno spazio al sacrificio della cultura sarebbe stato gradito. Ha evitato la retorica passionale, se si esclude un veloce pensiero ai tanti morti e a chi sta patendo la crisi. E poi un ringraziamento a Conte, prima di mettere per inciso la missione di questo governo: un esecutivo come “governo del paese”, dallo spirito repubblicano, con un senso di cittadinanza prima che di appartenenza, con una visione che prima poteva sembrare impossibile.

Un discorso letto

Un discorso letto, che ha insistito sul richiamo alla parità di genere e ai giovani; all’ambientalismo, all’europeismo, atlantismo e multilateralismo; alla irreversibilità dell’euro.

Richiami al volontariato, un pregio del nostro paese; alle aumentate diseguaglianze e povertà.

Una inaspettata sorpresa, per un laico come lui, il riferimento al Signore e la citazione di Papa Francesco a proposito dell’ambiente rovinato dall’uomo. Si è soffermato sui limiti della Dad soprattutto al sud, e sul veloce ritorno a scuola; sulla necessità di rafforzare la sanità territoriale; sul ruolo degli istituti tecnici; sulla velocizzazione della vaccinazione con interventi anche del privato; sul turismo; sui cambiamenti e flessibilità delle attività economiche; sull’emigrazione; su una fugace attenzione ai temi di politica estera.

Le riforme

Ha chiuso con le riforme: in ambito fiscale, della pubblica amministrazione, sanitaria.

Da banchiere, ha snocciolato numeri e percentuali, facendo una gaffe quando ha letto 2 milioni in terapia intensiva, al posto di 2000, subito corretto dal suo vicino che credo fosse Giorgetti.

Nessuna empatia, a parte la confessione di provare la più grande emozione della sua vita nell’essere stato chiamato a questo ruolo di responsabilità.

Asciutto, senza concedere troppo, ha concluso con un “per l’Italia”, che, come aveva già sottolineato prima, è ritenuta migliore all’estero che da noi stessi.

Un intervento un po’ deludente

Insomma, un intervento generalista, un pò deludente. Spero, smessa la lettura, sia in grado di dare spinte e indirizzi giusti.

Allo stato dell’arte, che possiamo dire, se non augurare a lui e al governo di far uscire il paese dalla pandemia e spendere bene questi 210 miliardi perché il paese diventi almeno più moderno ed efficiente. Amen.

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