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Il Cloud e i dati degli italiani. AgID rimetta ordine nella propria strategia. Qualcosa non va

Giornata di tweet effervescenti sui dati dei cittadini italiani affidati al Cloud di questa o quella azienda.

A scatenare l’inferno con centinaia di retweet è stato un post dell’on. Guido Crosetto che si è chiesto: cosa possono fare un Comune o una ASL italiani che vogliano mettere i dati dei propri cittadini sul Cloud, senza che questi dati finiscano in mani straniere o di società pronti a farne mercimonio?

La risposta è: Nulla.

Sono oggi obbligati (e dal 1° aprile scorso) ad affidarli ad un ristretto numero di società che AGID ha qualificato (e non certificato, ovvero sono state aggregate attraverso una semplice autocertificazione in linea con gli standard indicati da AGID medesima) come Cloud Service Provider (CSP). Si tratta di una dozzina e mezza di società prevalentemente multinazionali e ciclopiche (tra cui spiccano Amazon, Microsoft, Oracle, Salesforce), alcune società private nazionali di medie dimensioni ed una sola società pubblica CSI-Piemonte (nessun’altra tra le in-house, che stanno ancora aspettando la procedura annunciata un anno fa…)

Si tratta infatti di una procedura monca che ha evitato di procedere parallelamente alla qualificazione dei Poli Strategici Nazionali (PSN), ovvero le strutture di proprietà pubblica (a partire dalle in-house regionali sopra citate) che stanno peraltro investendo da tempo e che verosimilmente vorrebbero rientrare (se AGID gliene offrisse l’opportunità) degli investimenti avviati da tempo.

Il Tweet dell’on. Guido Crosetto ha scatenato un putiferio di reazioni di vario tipo e c’è da credere che sull’argomento si aprirà un confronto da portare al di fuori dei salotti social nelle aule della politica e del sistema di decisioni strategiche che guardano all’interesse del Paese, al pari di quanto accade in via del tutto ordinaria e da tempo, in tutti gli altri Paesi europei.

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