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Il boom del solare e la sfida del riciclo, il futuro passa per la circolarità “by design”

Il solare fotovoltaico potrebbe valere 385 miliardi di dollari entro il 2034

Il solare fotovoltaico è uno dei pilastri della transizione energetica globale. I numeri raccontano un trend costantemente in crescita: nel 2024 il mercato mondiale dei pannelli solari ha raggiunto un valore stimato da Precedence Research in oltre 184 miliardi di dollari e le previsioni indicano una crescita che potrebbe portarlo vicino ai 385 miliardi di dollari entro il 2034. Nello stesso anno, le nuove installazioni hanno sfiorato i 600 GW, con un aumento del 33% rispetto all’anno precedente.

Lo scorso ano il solare ha rappresentato l’81% di tutta la nuova capacità rinnovabile installata nel mondo e, pur restando ancora una quota minoritaria nella produzione complessiva di elettricità, ha raggiunto il 7% del totale globale, quasi raddoppiando in appena tre anni. Ancora più simbolico è il traguardo dei 2 terawatt di capacità installata: un obiettivo che ha richiesto quasi 70 anni per essere raggiunto la prima volta e solo due anni per essere raddoppiato.

Una domanda di energia solare che cresce, anche per l’effetto dell’AI

Questo successo è il risultato di diversi fattori: il forte calo dei costi grazie ai progressi tecnologici, la straordinaria versatilità del solare, che va dai piccoli impianti domestici alle grandi centrali utility-scale, e una fase di sovraccapacità produttiva globale che ha spinto i prezzi ai minimi storici.
Oggi, in molte parti del mondo, il fotovoltaico è semplicemente la fonte più economica per produrre nuova elettricità.

Guardando al futuro, però, lo scenario si fa più complesso. La crescita continuerà, anche per l’impennata della domanda di energia elettrica legata all’altro grande boom globale, quello dell’intelligenza artificiale, che necessità di sempre più data center, ma a un ritmo meno esplosivo. Secondo le stime più realistiche offerte da Solar Power Europe, nel 2025 si dovrebbero registrare nuove installazioni per circa 655 GW, con tassi di crescita annui a due cifre “basse” nella seconda metà del decennio, fino a raggiungere circa 930 GW entro il 2029.

Numeri importanti, ma ancora insufficienti se l’obiettivo globale è davvero arrivare a 8 TW di capacità installata entro il 2030: per farlo servirebbe installare in media circa 1 TW di nuovo solare ogni anno.

Il lato oscuro dell’energia solare e la montagna di rifiuti fotovoltaici da evitare

Accanto a questa storia di successo, però, emerge un problema spesso sottovalutato: quello deirifiuti. Il solare ha un lato oscuro. I pannelli oggi in uso non sono progettati per essere riparati, aggiornati o facilmente smontati. Sono pensati per funzionare 25-30 anni e poi essere sostituiti. Il risultato è che il mondo rischia di trovarsi, entro il 2050, con fino a 250 milioni di tonnellate di rifiuti fotovoltaici.

I primi segnali sono già evidenti. Nei Paesi con mercati solari più maturi, come Germania, Giappone, Australia e Stati Uniti, sta aumentando rapidamente il numero di moduli che arrivano a fine vita. Il problema non è solo la quantità, ma anche il modo in cui questi pannelli sono costruiti: strati di vetro, celle e plastiche sono incollati tra loro con adesivi molto resistenti, pensati per durare decenni sotto pioggia, vento e sole. Una robustezza che, paradossalmente, li rende quasi impossibili da riparare o smontare.

Dal riciclo un tesoretto da 15 miliardi di dollari

Il riciclo, così com’è oggi, non è la soluzione ideale. I processi attuali sono spesso rudimentali: i pannelli vengono triturati per recuperare soprattutto vetro e alluminio, materiali di basso valore. Le componenti più preziose, come argento, rame e silicio di alta qualità, vanno in gran parte perse.

Come ha spiegato Rabia Charef, ricercatore senior in economia circolare e digitalizzazione all’Università di Lancaster, in un articolo su The Conversation, sebbene l’argento rappresenti solo lo 0,14% della massa di un pannello solare, rappresenta oltre il 40% del suo valore materiale e circa il 10% del suo costo totale. Nonostante questo, però, raramente viene recuperato tramite riciclaggio.

Grazie alla crescente domanda di argento per usi industriali (semiconduttori e chip, automotive, telecomunicazioni, internet of things, nei server per l’AI e certamente nel settore energetico), il suo prezzo è cresciuto a livelli record (oggi si aggira attorno agli 80 dollari l’oncia).

Si tratta quindi di materiali che rappresentano una risorsa strategica per la transizione energetica e digitale: basti pensare che, entro il 2050, il valore economico dei materiali contenuti nei pannelli dismessi potrebbe superare i 15 miliardi di dollari.

Per questo motivo, la vera sfida non è solo migliorare il riciclo, ma ripensare l’intero modello industriale del fotovoltaico in chiave di economia circolare. Prolungare la vita dei pannelli attraverso la riparazione, il riutilizzo e il ricondizionamento è molto più efficace che distruggerli a fine ciclo.
Significa preservare il valore incorporato nei materiali, ridurre il consumo di nuove risorse e abbattere l’impatto energetico dei processi industriali.

Economia circolare “by design”, il “passaporto tecnologico” e i “gemelli digitali”

La direzione da seguire è quella del “design for disassembly”, la progettazione per lo smontaggio. Pannelli costruiti in modo modulare, con componenti removibili, fissaggi meccanici al posto di adesivi permanenti, e soluzioni che permettano di separare facilmente vetro, celle e metalli. A questo si affiancano la standardizzazione dei componenti e una migliore documentazione tecnica, elementi fondamentali per creare una filiera della riparazione e del riuso.

Anche il digitale può dare una mano. Strumenti come il Digital Product Passport, che l’Unione europea introdurrà progressivamente a partire dal 2027, permetteranno di conoscere composizione, materiali, istruzioni di smontaggio e gestione di fine vita di ogni pannello.

I “digital twin”, invece, potranno monitorare nel tempo le prestazioni degli impianti, segnalando guasti o cali di efficienza e facilitando interventi mirati di manutenzione. Ma la tecnologia, da sola, non basta: se i pannelli restano “incollati per sempre”, nemmeno il miglior sistema digitale potrà renderli davvero circolari.

Il futuro è trasformare gli scarti in risorse industriali

La posta in gioco è alta. Senza un cambio di paradigma, il rischio è di risolvere un problema, pur importante come la decarbonizzazione dell’energia, creandone però un altro, quello di una nuova montagna di rifiuti elettronici.
Al contrario, se ben gestiti, questi rifiuti possono diventare una risorsa preziosa, capace di sostenere la transizione energetica, digitale ed economica.

Il solare ha dimostrato di poter cambiare il sistema energetico globale. Ora deve dimostrare di saperlo fare in modo davvero sostenibile, chiudendo il cerchio tra produzione, utilizzo e fine vita. La finestra per agire è stretta, ma le opportunità sono enormi. Ripensare oggi il modo in cui progettiamo e gestiamo i pannelli solari significa evitare i rifiuti di domani, costruire un’economia circolare più solida, resiliente e giusta, dimostrare di credere davvero nella solidarietà tra generazioni, pensando a chi verrà dopo di noi.

Il ruolo chiave del solare per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030

Nel quadro più ampio della sostenibilità globale, il fotovoltaico assume un ruolo ancora più strategico se letto alla luce degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. L’integrazione tra pannelli solari ed economia circolare, basata su riciclo, riutilizzo e riduzione degli sprechi, non è solo una scelta industriale o ambientale, ma un contributo concreto a diversi SDG chiave.

Il primo riferimento è l’SDG 7, Energia pulita e accessibile. Il fotovoltaico è oggi una delle tecnologie più efficaci per garantire un accesso diffuso a un’energia affidabile, moderna e sostenibile, riducendo al contempo la dipendenza dai combustibili fossili. La possibilità di installare impianti su larga scala, ma anche su tetti di abitazioni, edifici pubblici e imprese, rende il solare uno strumento centrale per democratizzare l’energia.

Fondamentale è poi il legame con l’SDG 12, Consumo e produzione responsabili. Ripensare il ciclo di vita dei pannelli significa ridurre drasticamente i rifiuti elettronici e valorizzare materiali che oggi vengono in gran parte dispersi. Processi di riciclo avanzato permettono di recuperare fino al 95–100% di vetro e metalli, trasformando quelli che sarebbero scarti in risorse industriali. In questa prospettiva, i pannelli a fine vita non rappresentano più un problema, ma un vero e proprio “giacimento urbano” di materie prime.

Innovazione, riciclo e sostenibilità ambientale

Il contributo all’SDG 13, Lotta al cambiamento climatico, è altrettanto evidente. L’energia solare riduce le emissioni di CO₂ lungo tutta la fase di utilizzo, mentre un approccio circolare consente di abbattere ulteriormente l’impatto ambientale legato all’estrazione di nuove risorse, alla produzione e allo smaltimento. Decarbonizzazione ed economia circolare, in questo senso, diventano due facce della stessa strategia climatica.

Accanto a questi obiettivi principali, il fotovoltaico circolare sostiene anche altri SDG. L’SDG 9, Industria, innovazione e infrastrutture, è rafforzato dallo sviluppo di tecnologie innovative di riciclo, come la delaminazione avanzata, che migliorano l’efficienza nell’uso delle risorse e aprono nuove opportunità industriali e occupazionali nel settore del remanufacturing. Allo stesso tempo, l’SDG 11, Città e comunità sostenibili, trova nel solare un alleato fondamentale: la diffusione di impianti su edifici pubblici e commerciali, anche alla luce dei nuovi obblighi europei previsti tra il 2026 e il 2027, contribuisce a rendere le città più resilienti, autonome e a basse emissioni.

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