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Il 5G scommette sull’IoT. Casi d’uso e ritorni ancora incerti per le telco

Il 5G sarà più una evoluzione che una rivoluzione tecnologica e i casi d’uso (use cases) restano ancora “altamente incerti” (“highly uncertain”) e prima che le reti siano pronte ci vorrà ancora tempo, in Europa non prima del 2022. Questo in sintesi il messaggio di un corposo report realizzato dalla HSBC Global Research, che alla luce delle novità viste al Mobile World Congress di Barcellona, considera il mercato dell’IoT (Internet of Things) il primo vero use case del 5G, in grado di contribuire all’1% del CAGR (Compound Annual Growth Rate) del settore mobile.

Il report, destinato agli investitori che vogliono capire se il 5G porterà con sé un cambio di passo nel Capex aziendale, parte dal presupposto che i costi di deployment delle nuove reti potranno essere contenuti grazie ai ricavi derivanti dal 4G e 4.5G.

5G in Europa, serve investire

“Gran parte dell’enfasi sulla nuova piattaforma negli Usa riguarda una specifica applicazione che potrebbe rivelarsi locale, vale a dire il fixed wireless access (FWA)”, si legge nel report, mentre per quanto riguarda l’Europa, “le condizioni sono meno propizie. Se da un lato ci sono aspetti positivi (per lo sviluppo del 5G ndr) nella proposta Ue del (nuovo) Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche, non c’è stato un sostegno regolatorio sufficiente per incoraggiare maggiori investimenti (le decisioni sul controllo dei merger sono state particolarmente deludenti)”.

5G in Europa non prima del 2022

E’ per questo che la banca d’affari non prevede uno sviluppo di scala del 5G in Europa “fino al 2020 e c’è la possibilità di una costruzione ritardata fino al 2022” delle nuove reti.

Tra l’altro, la tecnologia non è ancora del tutto pronta: “sono stati raggiunti gli accordi sull’elemento NR (new radio), altre aree come la virtualizzazione della rete sono ancora indietro. Nel frattempo, l’enfasi di molti vendor è indirizzata su upgrade intermedi come il 4.5G e il 4.75G”, si legge nel report.

Decollo dell’IoT, si può partire col 4G e 4.5g

Il mercato più promettente connesso al 5G è certamente quello dell’IoT. “Molto dipenderà dal decollo dell’IoT”, si legge, anche perché secondo il report la maggior capacità disponibile per i clienti è sì importante, ma non rappresenta da sola una ripartenza per il settore. Lo stesso vale per la bassa latenza, che secondo il report “è indispensabile solo per una parte delle applicazioni”.

In realtà, aggiunge il report, la domanda di capacità connessa ai nuovi servizi IoT sarà “piuttosto modesta” e per questo è difficile prevedere che il mercato IoT contribuisca in modo significativo alla crescita dei volumi di traffico in rete nel breve periodo.

Tra l’altro, l’IoT non ha bisogno di aspettare il 5G: “Il 4G contiene già in sé standard (adeguati ndr) come il narrowband IoT (NB-IoT) e secondo il Vodafone IoT Barometer 2017/18 il WiFi è l’opzione più popolare per l’IoT”.

Revenue sharing e tariffe IoT

Almeno in una prima fase, le applicazioni IoT non genereranno grandi ricavi per gli operatori, ed è per questo che il modello del revenue sharing potrebbe essere il più indicato per il decollo dei nuovi servizi, secondo quanto dichiarato dal Ceo di Deutsche Telekom Tim Hoettges. Peraltro, sottolinea il report, gli operatori di rete (Mno) non potranno certo credere di avere questo spazio per sé, visto che “inevitabilmente gli OTT sono già assai presenti in questo territorio”.

Cruciale sarà quindi il decollo del mercato IoT, che però per raggiungere una massa critica significativa dovrà puntare su tariffe basse nell’ordine di un euro all’anno per 0.5GB di connettività. Difficile fare previsioni sui ricavi. I servizi IoT potrebbero “aggiungere circa l’1% della crescita dei ricavi mobili nel prossimo decennio”.

Modello wholesale per tagliare i costi nella Ue

Uno dei principali aspetti economici del 5G riguarda i suoi costi di realizzazione. L’utilizzo di alte frequenze “implica la necessità di uno sviluppo densificato delle stazioni base – si legge – ma il costo sarà contenuto dai ritorni del 4G”, sostiene la banca d’affari, secondo cui il Europa il modello wholesale è il migliore per “rispondere all’esigenza di un mercato convergente, il che però lascia gli operatori europei molto dipendenti dall’IoT”.

Costi della rete 5G in Uk

I costi annui di realizzazione di una rete 5G nel Regno Unito saranno simili a quelli dei network 4G degli ultimi 5 anni, vale a dire circa 1,3 miliardi di sterline all’anno, a meno che la politica non insista per accelerare la tabella di marcia.

Impatto strategico nel lungo termine

La nuova tecnologia avrà un impatto strategico importante per il settore mobile nel lungo periodo. La virtualizzazione del network – che sposta l’intelligence di rete da hardware specializzati alla parte software – dovrebbe abbassare i costi ma potrebbe nel contempo consentire agli OTT di bypassare gli operatori di telefonia mobile.

5G non è ‘bacchetta magica’

Infine, il 5G non fornirà la “bacchetta magica” agli operatori sul fronte dell’aumento di capacità. Le telco dovranno continuare ad adottare i classici strumenti come l’aumento di nuovo spettro, la divisione delle celle e l’utilizzo del WiFi, tutte soluzioni che non sono specifiche del 5G, così come non lo è il Mimo, che sarà applicato anche al 4G.

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