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Il 57% dell’energia consumata dall’Ue arriva dall’estero. L’Italia resta tra i Paesi più esposti

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L’Europa resta fortemente dipendente dalle importazioni energetiche. La Cina è al 24% mentre gli USA sono autosufficienti. Su questo elemento si gioca la competizione globale. Italia peggio di Germania e Francia.

Energia, la grande dipendenza europea: numeri, squilibri e sfide nel 7° MED & Italian Energy Report

La sicurezza energetica è tornata al centro del dibattito politico ed economico europeo. I numeri contenuti nel settimo MED & Italian Energy Report, presentato oggi al Parlamento europeo, restituiscono con chiarezza la mappa delle dipendenze energetiche globali e spiegano perché l’energia sia oggi una leva geopolitica decisiva nella competizione tra aree del mondo.

L’Unione europea resta fortemente dipendente dalle importazioni di energia dall’estero: il 56,9% dei consumi energetici complessivi proviene da Paesi terzi. Un dato strutturale, che mette l’Europa in una posizione di vulnerabilità strategica se confrontata con le altre grandi potenze globali.
La Cina presenta una dipendenza pari solamente al 24%, mentre gli Stati Uniti risultano sostanzialmente autosufficienti, grazie alla combinazione di produzione interna di petrolio e gas, sviluppo delle rinnovabili e capacità industriale lungo l’intera filiera energetica.

È su questo squilibrio che si gioca una parte cruciale della competizione globale. Chi controlla le fonti, le rotte e le tecnologie energetiche dispone di un vantaggio economico e politico determinante. Per l’Europa, che importa oltre la metà dell’energia che consuma, la sicurezza degli approvvigionamenti è quindi una priorità non solo industriale, ma strategica.

Jorgensen (Ue): “Rischioso sostituire una dipendenza con un’altra, siamo alla ricerca di alternative”

Parlando delle forniture energetiche all’Europa, il commissario Ue all’energia Dan Jorgensen ha dichiarato in un punto stampa: “Faremo il possibile per garantire che le relazioni commerciali con gli Stati Uniti possano essere mantenute ma è chiaro che le turbolenze geopolitiche sono un campanello d’allarme. Percepisco una crescente preoccupazione, che condivido, che si rischi di sostituire una dipendenza con un’altra. Quindi stiamo cercando attivamente delle alternative“.
L’Ue è già in contatto con partner in grado di fornirci GNL“, ha spiegato il commissario europeo, citando Qatar, Canada e Nord Africa.

Il problema da non sottovalutare è che se da un lato le importazioni americane di gas ci hanno permesso di ridurre (quasi) a zero quelle dalla Russia, dall’altro comportano al momento un aumento dei costi e una difficoltà oggettiva nel trovare altri fornitori.

Siamo grati che ora sia possibile importare Gnl dagli Usa e che tale importazione aumenterà nei mesi e negli anni a venire, perché questo è assolutamente essenziale per noi per poter eliminare la dipendenza dalla Russia“, ha riconosciuto Jorgensen, confermando che non è nei piani di Palazzo Berlaymont ridurre gli scambi commerciali con gli Stati Uniti sul breve termine.
Certo è che l’Europa deve puntare con maggiore decisione all’indipendenza energetica, magari puntando sulle fonti rinnovabili, che proprio a causa delle importazioni di gas americano sono state messe all’angolo (nonostante la crescita comunque sostenuta degli ultimi anni).

L’Ue si è impegnata ad acquistare energia USA per 750 miliardi di dollari entro il 2028

Greenpeace calcola che a partire dal secondo insediamento di Trump il 20 gennaio 2025, i Paesi dell’UE hanno importato gas statunitense per un valore stimato di 28 miliardi di euro. Nonostante le ripetute minacce di Trump nei confronti dell’Europa, dall’inizio del 2026 sono arrivate in Europa più di 60 navi cisterna di gas statunitense, di cui nove solo in Italia.

Va sempre tenuto a mente che, nell’ambito del patto del luglio 2025, per evitare una guerra commerciale, l’Unione Europea si è impegnata ad acquistare dagli Stati Uniti circa 750 miliardi di dollari in energia (Gnl, petrolio, nucleare) entro il 2028.

La dipendenza energetica italiana la più elevata nell’Ue

Rimanendo sul MED & Italian Energy Report, all’interno di questo quadro, l’Italia si colloca tra i Paesi più esposti. La dipendenza energetica nazionale è pari al 74%, in lieve miglioramento rispetto al 75% dell’anno precedente, ma ancora nettamente superiore alla media europea. Un risultato che riflette una storica carenza di risorse energetiche interne e una forte esposizione alle importazioni di gas e petrolio.

Il progressivo aumento della produzione da fonti rinnovabili sta contribuendo ad attenuare questa fragilità, ma non è ancora sufficiente a riequilibrare il quadro complessivo. L’Italia resta dunque particolarmente sensibile alle dinamiche dei mercati internazionali, alle tensioni geopolitiche e alla stabilità delle rotte marittime da cui transitano le principali forniture energetiche.

Francia e Germania: due modelli a confronto

Il confronto con gli altri grandi Paesi europei è illuminante. La Francia, grazie a un mix energetico fortemente basato sul nucleare, presenta una dipendenza energetica del 40,1%, quindi inferiore alla media europea. Il parco nucleare francese consente al Paese non solo di ridurre le importazioni, ma anche di mantenere una maggiore stabilità dei prezzi e una maggiore autonomia strategica.

Situazione opposta per la Germania, che come l’Italia mostra una dipendenza superiore alla media UE e in peggioramento. Berlino ha raggiunto un livello di dipendenza del 66,8%, in crescita, scontando l’uscita dal nucleare e una forte esposizione alle importazioni di gas e petrolio, nonostante il rapido sviluppo delle energie rinnovabili.

Energia, una fragilità strutturale europea

I dati del Rapporto, frutto della sinergia scientifica tra SRM (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) e l’ESL@energycenter Lab del Politecnico di Torino, in collaborazione della Fondazione Matching Energie, confermano che la transizione energetica, pur essendo indispensabile, non elimina automaticamente la dipendenza dall’estero. Al contrario, la crescente elettrificazione e la diffusione delle tecnologie green spostano il problema dalle fonti fossili alle materie prime critiche, anch’esse concentrate in pochi Paesi e trasportate lungo rotte marittime strategiche.

Per l’Europa, ridurre la dipendenza energetica significa agire su più livelli: diversificazione delle fonti e dei fornitori, rafforzamento del dialogo euro-mediterraneo sulle rinnovabili, investimenti nelle infrastrutture e nelle tecnologie.

L’energia, oggi più che mai, è uno strumento di potere. La fotografia scattata dal MED & Italian Energy Report mostra un’Europa che resta fragile, un’Italia ancora esposta e un contesto globale in cui l’autosufficienza energetica rappresenta un vantaggio competitivo decisivo. Comprendere questa geografia delle dipendenze è il primo passo per ridisegnare le relazioni internazionali e rafforzare la sicurezza del continente.

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