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Il 27 dicembre 1904 debutta in teatro “Peter Pan”

In “Peter Pan”, il coccodrillo aveva ingoiato la sveglia di Capitan Uncino. Non succederà mai la stessa cosa alla nostra, ma questo non ci impedisce di andare per cinque minuti all’“Isola che non c’è”…
 
Tanta ne è passata di acqua, sotto il canale della Manica, da quando J.M. Barrie ha presentato questa pièce teatrale: un successo che ha travalicato così tanto il suo ambito (la narrativa d’infanzia vittoriana) che studi di psicologia, chiacchiere tra amici e litigate tra amanti non possono più fare a meno di questa frase: la sindrome di Peter Pan.
 
Eppure, non ci sentiamo di stigmatizzarla così tanto se, come è successo a Wendy, rimane l’ingrediente per inventare fiabe. Anche se la signorina sceglierà di lasciare l’isola (valutando che crescere non sia poi così male), ha portato con sé una sorta di lievito madre: l’immaginazione. Con l’unica accortezza di prendersene cura e impastarlo con la vita.

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