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ICT e Tlc: un’impresa su due non trova personale qualificato, in salita la Repubblica Digitale di Colao

Torna a crescere la nostra economica

L’economia italiana trainata dalla trasformazione digitale prova a ripartire dopo il duro tonfo del 2020 legato all’esplosione della pandemia da Covid-19. Da 9 punti di caduta si è tornati ormai a sfiorare i valori dell’ultimo trimestre del 2019 (manca uno +0,5%). Questa non è solamente una buona notizia per le imprese e l’industria, ma anche per il mondo del lavoro, perché si torna ad assumere.

Nel 2021 il PIL nazionale è cresciuto del +6,4%, ben oltre la media dell’Unione europea del +5,2%, con una flessione significativa però tra il terzo trimestre (+2,6%) e il quarto trimestre dell’anno passato (+0,6%), che porta con sé non pochi elementi di incertezza (caro bollette, rialzo dei prezzi dell’energia e delle materie prime, difficoltà di approvvigionamento sui mercati, tensioni geopolitiche crescenti), soprattutto in termini di possibili condizionamenti sul primo trimestre del 2022.

Un trend positivo che si spera continui anche nei prossimi mesi e che ha trascinato fuori dalle secche della pandemia anche il mondo del lavoro, o almeno ha contribuito a migliorarne lo scenario generale (pur in una selva di contratti diversi), con una ripresa occupazionale di quasi il +2% sul 2019 e il 60% delle imprese che ha programmato nuove assunzioni durante il 2021.

… E anche l’occupazione

Il commento dell’Istat: “La stabilità dell’occupazione è sintesi della crescita del numero di occupati tra le donne, i dipendenti a termine e le persone con meno di 50 anni d’età e del calo tra gli uomini, gli autonomi e gli ultra 50enni. Il tasso di occupazione è stabile 59,0%“.

Il numero di occupati a dicembre 2021 è superiore a quello di dicembre 2020, del +2,4% (+540mila unità), secondo l’Istituto Nazionale di Statistica: “Solo per i lavoratori tra i 35 e i 49 anni si osserva stabilità, ma per effetto della componente demografica. Il tasso di occupazione – in aumento di 1,9 punti percentuali – sale infatti per tutte le classi di età“.

Le imprese dell’ICT e delle Tlc tornano ad assumere, ma mancano i candidati

Il problema, come evidenziato dai ricercatori Anpal e Unioncamere per il bollettino Excelsior, è che sono aumentate contemporaneamente le difficoltà a trovare personale qualificato, cioè dipendenti con le giuste competenze.

A gennaio 2022 si presenta in crescita l’indicatore della difficoltà di reperimento, secondo lo studio, e il mismatch tra offerta e domanda di lavoro sale al +38,6% (era il 33,6% un anno fa): “La mancanza di candidati è il motivo della difficoltà maggiormente segnalato dalle imprese (22,2%), seguito dalla preparazione inadeguata (13,4%) e da altri motivi (2,9%)”.

In termini generali, ad incontrare le maggiori difficoltà di reperimento sono le imprese delle costruzioni (53,3% dei profili ricercati), seguite dalle industrie del legno e del mobile (53,0%), dalle industrie metallurgiche (52,5%) e dalle imprese dei servizi informatici e delle telecomunicazioni (51,9%).

Le figure più difficili da reperire, come evidenzia il Borsino Excelsior delle professioni, sono i tecnici informatici, telematici e delle telecomunicazioni (68,1%).

Percorso in salita per la Repubblica Digitale dei ministri Colao e Franco

È alla luce di questa situazione che si fa anche più difficile il percorso del protocollo d’intesa firmato dal ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, il ministro dell’Economia e delle finanze, Daniele Franco, e il presidente di Acri, Francesco Profumo, per l’istituzione e l’avviamento del Fondo per la Repubblica Digitale (dotazione di 350 milioni di euro fino al 2026).

Lo strumento dovrebbe avere l’obiettivo di accrescere le competenze digitali degli italiani, sostenendo progetti rivolti alla formazione e all’inclusione digitale, anche in chiave professionale e lavorativa quindi.

Driver principali della crescita in atto sono certamente le competenze digitali (il 71% delle imprese hanno investito in trasformazione digitale lo scorso anno) e la transizione verso un’economia più sostenibile (il 53% investono in competenze green), i due grandi temi su cui punta il PNRR peraltro, ma aumenta la distanza tra formazione e occupazione.

Competenze, queste sconosciute …

In base al più recente Digital Economy and Society Index (DESI) della Commissione Europea, il 58% della popolazione italiana tra i 16 e i 74 anni (26 milioni di cittadini) non ha le competenze digitali di base, rispetto al 42% della media Ue.

Questo ritardo produce un impatto non solo sul raggiungimento di una “cittadinanza digitale”, ovvero sull’accesso ai servizi digitali della Pubblica Amministrazione da parte di tutti i cittadini, ma determina anche uno dei maggiori freni allo sviluppo del Paese, creando problemi alle imprese e difficoltà economiche diffuse, fino all’aumento della povertà relativa.

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