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I dati sanitari di 80 milioni di americani nelle mani della polizia dell’ICE

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Grazie ad un accordo tra il Dipartimento di sicurezza degli Stati Uniti e i servizi Medicare e Medicaid, gli agenti federali dell’ICE hanno avuto accesso a una miriade di informazioni sensibili, tramite le quali è stato possibile trovare e arrestare gli immigrati irregolari che Trump vuole fuori dall’America.

Gli agenti dell’ICE fanno retate di migranti irregolari nelle città americane tramite l’accesso ai dati sanitari

Boston, Baltimora, Birmingham, New York e Minneapolis sono alcune delle città americane dove migliaia di manifestanti sono scenti in piazza per l’uccisione di una donna di 37 anni, Renee Good, durante un controllo anti-migranti proprio nella città più grande del Minnesota, avvenuto lo scorso 7 gennaio.

Sul banco degli imputati, per questo caso e centinaia di altri, c’è la famigerata Polizia dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement), un’agenzia federale statunitense, parte del Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti d’America, responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione.

Ma in che modo questo braccio armato della presidenza Trump “scova” gli immigrati considerati illegali e indesiderati? Secondo quanto riportato dall’organizzazione non-profit per la libertà di stampa Freedom of the Press Foundation, assieme alla piattaforma indipendente 404 Media, grazie ad un accordo di condivisione dei dati tra il Dipartimento della Sicurezza Interna e i Centri per i Servizi Medicare e Medicaid, all’ICE è consentito di passare al setaccio i dati personali di quasi 80 milioni di cittadini americani.

Medicare è un programma federale sanitario per anziani (oltre 65 anni) e persone con disabilità, con copertura nazionale standard, mentre Medicaid è un programma congiunto statale-federale per persone a basso reddito, con criteri di idoneità e servizi che variano da stato a stato.

L’accesso a questi dati consentirà all’ICE di trovare informazioni riguardanti l’identità e la posizione degli stranieri negli Stati Uniti, come indirizzo, numero di telefono, informazioni bancarie (codice di avviamento bancario, tipo di conto, numero di conto), indirizzo email, indirizzi IP o altre informazioni rilevanti per identificare e localizzare gli stranieri negli Stati Uniti“, si legge nell’accordo pubblicato dalla FPF.

Un giudice federale della California ha inoltre stabilito che è legittimo da parte dell’ICE mettere le mani nei database di Medicare e Medicaid. Un precedente importante su cui sicuramente si baseranno altre decisioni future.

I dati prelevati dai database Medicare e Medicaid

L’agenzia di stampa AP ha riferito che i funzionari di Medicaid hanno lottato fino alla fine per bloccare il trasferimento dei dati relativi a milioni di iscritti a Medicaid da California, Illinois, Stato di Washington e Washington DC, ma senza successo.

Sui servizi Medicaid e Medicare grava di fatto la scure di Trump, che da un anno a questa parte ha ricattato i centri di assistenza sanitaria: o trasferite i dati, o non finanzieremo più il servizio. Di fatto, si diceva: la sanità potrà essere assicurata solo agli americani, per tutti gli altri non in possesso di documenti in regola non ci sarà niente. Come se una pratica burocratica possa determinare il diritto o meno a ricevere delle cure (che rientra tra i diritti fondamentali dell’essere umano), o possa addirittura definire lo status di essere umano.

Sta di fatto che l’immigrazione negli Stati Uniti non è più solamente un tema amministrativo, di permessi o richieste d’asilo, ma un “problema di sicurezza nazionale”. Come si è arrivati a questo è difficile dirlo. Leggendo i social di Trump e dei suoi collaboratori, però, è abbastanza semplice comprenderne l’origine.

Ma che cos’è l’lCE e come opera?

Oggi l’ICE si comporta come una forza di polizia che ufficialmente non risponde a nessuno del proprio operato, tranne che a Trump. Non ha una territorialità precisa, non risponde alle istituzioni locali e statali, non può essere giudicata dai procuratori e i suoi agenti sono autorizzati a fermare chiunque, arrestare gente e predisporre l’espulsione di qualcuno anche senza spiegazioni particolari.

Una forza di polizia autonoma, che agisce ormai su indicazioni dirette dallo stesso Presidente Donald Trump, tanto che diversi esperti e giornalisti, tra cui lo stesso Roberto Saviano, parlano apertamente di “milizia paramilitare” o milizia privata, di “pretoriani di Trump”.

L’ICE è diventata tristemente famosa per le sue “retate” di migranti nelle principali città americane, quasi tutte a guida democratica. L’obiettivo sempre dichiarato di Trump è “scovare gli immigrati illegali e rimandarli a casa loro”.

Metodi ICE anticostituzionali?

Tutta colpa di Trump? Non proprio. L’ICE non è una sua creatura, ma lui è stato bravo a sfruttarne ambiguità e lacune legislative, che hanno caratterizzato la sua nascita all’indomani dei tragici attentati del 2001 a New York. Ora, questi agenti, spesso con il volto coperto e non obbligati a mostrare alcun tesserino di riconoscimento, sono liberi di terrorizzare i cittadini americani, fermando e arrestando persone senza alcun valido motivo, basta snche un semplice sospetto. Una situazione controversa che sta scivolando nell’anticostituzionalità per molti esperti.

Diverse operazioni e gran parte delle pratiche dell’ICE, infatti, sono state dichiarate incostituzionali da più corti federali USA per violazioni del “Quarto Emendamento” (arresti senza warrant adeguati), “Primo Emendamento” (intimidazione a libertà di espressione) e “Quinto Emendamento” (condizioni detentive disumane). La tutela e la protezione dei dati personali (anche da azioni governative avventate) è centrale per la democrazia, quanto per l’individuo, ribadire l’inviolabilità di tale principio diventa fondamentale per assicurare a tutti la pacifica convivenza.

Nel suo nuovo libro Guerre in Codice – come le intelligenze artificiali resettano la democrazia”, pubblicato proprio in questi giorni da Donzelli editore, Michele Mezza ci ammonisce tutti sul modo in cui alcuni centri di potere, in particolare l’attuale amministrazione americana, stanno gestendo strumenti tecnologici sempre più efficaci e pervasivi, con gravi ripercussioni sui diritti e le libertà fondamentali. Il co-fondatore di PayPal, tra i primi investitori di Facebook e fondatore dell’inquietante Palantir, Peter Thiel (super sostenitore di Trump), il vicepresidente USA JD Vance e le stese Big Tech (oramai tutte allineate a Washington) ci impongono una visione antidemocratica e distopica: “La potenza digitale, con la sua capacità di sostituire i dati alle regole, non deve avere più limiti e vincoli pubblici“. Una minaccia da prendere sul serio.

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