La frustrazione degli Americani nei confronti dell’AI si sta rafforzando, coagulandosi in una opposizione politica organizzata, guidata in larga misura dalla rabbia contro i costi dell’elettricità legati alla rapida crescita dei data center nel paese. Lo scrive Quartz in un’analisi che evidenzia l’ostilità crescente dell’opinione pubblica nei confronti delle conseguenze dei consumi energetici sempre più impattanti dei data center.
Il 70% degli Americani non vuole un data center per l’AI nel suo territorio
Le proiezioni di Gallup della scorsa settimana hanno rilevato che il 70% degli Americani sarebbe contrario alla costruzione di un data center per l’AI nella loro comunità, a causa della pressione che ciò eserciterebbe sulle risorse energetiche locali e la prospettiva di un prezzo mensile più alto per le bollette.
Gli Americani temono l’exploit dell’AI
Un’altra ricerca realizzata da YouGov e dall’Economist condotta nello stesso periodo ha mostrato che per la maggior parte degli Americani lo sviluppo dell’AI sta di gran lunga superando la capacità della società di gestirla e che questa tecnologia non porterà grandi vantaggi economici per le persone comuni.
La reazione negativa sta già rimodellando la politica locale. L’opposizione della comunità ha bloccato o interrotto 48 progetti, per un valore complessivo di oltre 156 miliardi di dollari, solo lo scorso anno, secondo i dati di Data Center Watch citati da Fortune.
Alla base di questa resistenza c’è una concreta preoccupazione di natura finanziaria.
Una nuova ricerca pubblicata su Environmental Research Letters ha evidenziato un raddoppio della quota di consumo energetico nazionale attribuibile ai data center, passata dall’1,9% al 4,4% nel quinquennio conclusosi nel 2023.
Prezzi all’ingrosso dell’elettricità potrebbero crescere del 6% – 29%
A seconda degli sviluppi futuri di crescita dei data center, la stessa ricerca stima che il costo wholesale dei prezzi dell’elettricità a livello nazionale potrebbe aumentare in un range compreso fra il 6% e il 29% in più entro la fine della decennio.
In Virginia, un polo di eccellenza per la costruzione di data center, i costi di generazione potrebbero aumentare fino al 57%.
Secondo gli esperti, l’entità della crescita della domanda non ha precedenti recenti nel settore energetico.
Gas naturale si farebbe carico del grosso (ma anche il carbone)
Lo studio indica che i fornitori di energia si affiderebbero in modo sostanziale al gas naturale, riattivando al contempo gli impianti a carbone inattivi, una combinazione che i ricercatori stimano potrebbe aumentare le emissioni di anidride carbonica del settore elettrico fino al 28% entro la fine del decennio. Senza sussidi federali per le energie pulite su scala paragonabile a quella prevista dall’Inflation Reduction Act (incentivi che il Congresso ha in gran parte abrogato quest’anno), lo studio ha rilevato che il gas naturale si farebbe carico di circa il 70% del carico di generazione aggiuntivo, mentre carbone, eolico e solare coprirebbero la parte restante.
Le ripercussioni politiche dell’aumento delle bollette elettriche hanno già avuto un forte impatto sull’esito di un’elezione, quella in Virginia dove i democratici hanno vinto.
Anche la convenienza economica dei data center è finita sotto esame. La Virginia ha perso oltre 1,6 miliardi di dollari di entrate fiscali nell’anno fiscale 2025 a causa delle esenzioni fiscali per i data center, mentre il settore ha creato 1.610 posti di lavoro nello stesso periodo, con un costo di circa 1,2 milioni di dollari per ogni nuovo posto di lavoro, secondo VPM.
Il settore sta rispondendo con investimenti. Le aziende di intelligenza artificiale, tra cui Anthropic, OpenAI e Meta stanno investendo almeno 150 milioni di dollari nelle elezioni statali e federali di quest’anno attraverso organizzazioni politiche e hanno promesso di assorbire una quota maggiore dei costi dell’elettricità su sollecitazione del presidente Donald Trump.
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