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I conflitti di interessi e le telecomunicazioni italiane. Chi controlla cosa?

Per anni abbiamo sentito ogni sorta di denuncia su come il conflitto di interessi abbia alterato le dinamiche della politica e dell’industria nazionale.

Ci siamo sempre scandalizzati di tutto e su tutto.

Ma evidentemente la denuncia continua dei mali del Paese rischia di generare effetti narcotizzanti a seguito dei quali azioni censurabili si trasformano pian piano cose di ordinaria amministrazione accettate e considerate come del tutto normali.

Come è noto, nel mercato delle telecomunicazioni italiane la vendita della rete di Telecom Italia ai concorrenti è effettuata tramite il controllo di un apposito Organo di Vigilanza (OdV), istituito 10 anni fa ed il cui ruolo è quello di garantire la parità di accesso alla rete.

Ora, il punto è che abbiamo registrato una circostanza che, se confermata, merita forse qualche chiarimento dei diretti interessati e di tutte le altre parti in commedia.

Veniamo ai fatti.

Uno dei componenti dell’Organo di Vigilanza risulterebbe essere membro del consiglio di amministrazione (in veste di consigliere “indipendente”), di un soggetto di mercato che opera nel settore delle telecomunicazioni.

Il che, se confermato, non avrebbe nulla di scontato.

Come si legge all’art. 3 del Regolamento dell’OdV: “…L’Organo di Vigilanza è composto da 5 Componenti, di cui 3 designati dall’Autorità (AGCOM, ndr) e 2 dall’Amministratore Delegato di Telecom Italia, sentita l’Autorità”.

Al secondo comma del medesimo articolo, si specifica anche che: “…I Componenti svolgono le loro funzioni in assoluta indipendenza e non rappresentano l’Autorità né Telecom, ricevono un mandato quinquennale e non sono rieleggibili…”.

Come fa un Componente dell’Organo di Vigilanza ad essere consigliere di un soggetto di mercato che risulta essere oggetto delle funzioni di controllo e vigilanza dell’Organo di Vigilanza medesimo?

L’Organo di Vigilanza è al corrente di questa circostanza?

In caso di risposta negativa, cosa deciderà di fare e come intenderà procedere, nel caso in cui la circostanza fosse confermata?

Del caso è stata informata l’AGCOM? E in caso di risposta affermativa, che misure o iniziative ha adottato l’Autorità?

Ci limitiamo a indicare circostanze e fatti facilmente documentabili e verificabili da chiunque (come è stato nel nostro caso) e sarebbe forse utile che chi esercita le funzioni di controllo su tali circostanze, si ponga il problema dell’esercizio immediato di tali prerogative.

Siamo certi che se qualcosa è sfuggito di mano, potrà in brevissimo tempo rientrare nelle prassi ordinarie e di corretta esecuzione dei ruoli.

E daremmo un piccolo contributo alla lotta contro i conflitti di interesse.

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