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I cambiamenti climatici ignoti al 52% delle mini-banche

Solo l’1% valuta i rischi ambientali connessi al business dei propri clienti

I cambiamenti climatici non fanno parte dei fattori che determinano le scelte operative della maggioranza delle banche italiane, ovvero quelle più piccole. Questo è il risultato di un’indagine che Banca d’Italia ha svolto nella primavera del 2022 su quelle che secondo il gergo tecnico sono indicate come Less Significant Institutions (LSI).

Le banche piccole sono più fragili?

Si tratta di quegli istituti bancari che, secondo le linee guida della BCE, hanno attività finanziarie inferiori a 30 miliardi di euro e non hanno una diffusione estera particolarmente rilevante, ovvero meno del 20% delle attività o delle passività è generata in un altro Paese. Per intenderci, quindi, non parliamo di colossi come Intesa o Unicredit, ma di realtà locali, quelle che, del resto, normalmente presentano anche fragilità maggiori. Ebbene, Banca d’Italia ha voluto indagare se queste banche sono attrezzate per sostenere l’impatto dei nuovi rischi che in futuro affiancheranno i più classici e tradizionali, ovvero quelli ambientali. La risposta è semplice: no, non lo sono, oppure lo sono solo parzialmente.

Come Banca d’Italia valuta l’importanza dei rischi ambientali

Bankitalia ha stabilito su questi aspetti dei benchmark, delle aspettative, esattamente come fa per quanto riguarda la solidità di un istituto bancario dal punto di vista finanziario e creditizio, e ha poi valutato se queste vengono rispettate.  Come si può osservare dalla nostra infografica l’analisi ha preso come riferimento quattro diverse aree cruciali per una banca: La governance; La materialità; Il modello di business e la strategia; La gestione dei rischi.

Per quanto riguarda prima, la governance, via XX settembre puntava a valutare se tra le competenze del Cda dell’istituto bancario fossero state incluse le tematiche ambientali, se i massimi organi di governo della banca avessero integrato i cambiamenti climatici e i relativi rischi nella strategia aziendale. L’indagine riguardava anche la presenza di una reportistica diretta ai vertici sul monitoraggio di questi temi.

Le piccole banche non considerano i rischi ambientali

L’esito è stato che per ben il 52% dei parametri esaminati in quest’area mediamente le 21 banche esaminate non risultano per nulla allineate alle aspettative di Banca d’Italia, mentre per il 37% lo sono solo parzialmente, per il 10% lo sono prevalentemente e solo nell’1% dei casi il giudizio è completamente positivo.

I risultati sono insufficienti anche nell’ambito della materialità. Si tratta della capacità di valutare se e quanto i fattori climatici e ambientali possono modificare nel lungo periodo la sostenibilità dei rendimenti delle aziende che chiedono un credito all’istituto bancario, in termini di rischio operativo, strategico, di liquidità e altro. Anche in questo caso per la metà degli indicatori le banche hanno ricevuto mediamente una votazione completamente negativa.

Nella gestione dei rischi i risultati sono peggiori

L’area in cui vi è il minor grado di allineamento alle aspettative di Bankitalia è quella della gestione dei rischi. Secondo l’istituto di vigilanza in gran parte dei casi le realtà più piccole del sistema creditizio non quantificano l’esposizione dei clienti ai rischi climatici e ambientali e non includono questi nella valutazione dell’adeguatezza patrimoniale. Il voto è totalmente insufficiente per quanto riguarda il 65% dei parametri.

Un po’ meno peggio va nell’area “modello di business e strategia”: qui in più di metà dei casi, il 56%, l’attenzione alle tematiche del clima e dell’ambiente e al loro impatto sul modello di business delle imprese è almeno parziale.

Tuttavia anche in quest’ultimo ambito non si riscontra la giusta valutazione di come i cambiamenti climatici dovrebbero modificare i KPI (Key Performance Indicators) dei piani strategici dei soggetti che hanno a che fare con la banca, magari chiedendole un prestito.

Le banche più grandi attrezzate verso i cambiamenti climatici

Se invece che per aree si analizzano i risultati per singolo istituto emerge come ben 12 su 21 abbiano ricevuto giudizi negativi per più del 50% dei parametri esaminati. In quella peggiore il “No” riguarda il 100% degli aspetti valutati.

Al contrario, nella migliore Banca d’Italia ha dato un voto pienamente positivo all’8% degli indicatori, e uno parzialmente positivo al 54%.

In generale, afferma essa nel proprio report, sono gli istituti bancari che sono di dimensioni maggiori, pur rimanendo nella platea di quelli meno significativi, quelli che hanno avviato più progetti volti a inserire nei proprio report e nelle proprie analisi i cambiamenti climatici e i loro effetti sull’economia.

Il modo e la velocità con cui il clima sta cambiando, infatti, pone delle sfide anche al sistema economico e del credito oltre che all’ambiente.

Come i cambiamenti climatici possono impattare sulle banche

Gli impatti sono principalmente di due tipi. Da un lato vi è l’effetto che eventi naturali sempre più estremi o la mutazione progressiva delle condizioni ambientali hanno sull’attività delle imprese. Basti pensare alla maggiore frequenza di alluvioni, incendi, tempeste tropicali e intense ondate di calore, che negli ultimi anni hanno colpito anche i Paesi occidentali, oppure alla graduale diminuzione della nevosità sulle montagne, che affligge il turismo invernale e il suo indotto.

Dall’altro lato ad avere un ruolo decisivo sono gli interventi dei governi o delle aziende stesse per mitigare gli effetti che i cambiamenti climatici hanno sul pianeta. È il caso, per esempio, delle normative ambientali che puntano a ridurre le emissioni di carbonio, che possono risultare un costo per alcune imprese, o di imposte come la carbon tax. Della stessa categoria sono anche quegli sviluppi tecnologici che prendono piede per rispondere all’emergenza ambientale, come il passaggio dal motore a combustione a quello elettrico, con tutte le sue ricadute su molti settori, non solo sull’automotive.

Ora tocca a quello bancario attrezzarsi per non farsi cogliere di sorpresa.

I dati si riferiscono al: 2022
Fonte: Banca d’Italia

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