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Huawei sorprende gli Stati Uniti con chip all’avanguardia

Il panorama degli smarthpone cinesi definisce scenari sempre più intriganti. Solo per fare un esempio: la Cina è tra i mercati più ampi di Apple ma le spedizioni di smartphone nel Paese hanno subito una riduzione del 4% nel secondo trimestre del 2023 rispetto al primo semestre; una diminuzione veicolata dalle recenti sfide economiche affrontate dalla Cina, che hanno determinato una riduzione della spesa (in questo senso è giunto l’ennesimo segnale poco confortante per l’economia cinese: il Single’s Day – che cade l’undici novembre di ogni anno ed è la giornata di shopping più conveniente dell’intera agenda nei negozi reali e in quelli online – ha visto i consumatori assai meno allettati dalle offerte e dagli sconti sulle piattaforme dei colossi dell’e-commerce.

Ciò nonostante, “lo smartphone della riscossa” (oppure “dell’orgoglio nazionale”, come lo definisce la stampa nazionale), ovvero il Mate 60 Pro di Huawei, in vendita esclusivamente in Cina, continua ad attrarre. Appena immessa sul mercato, la versione Pro è andata subito sold out sul sito ufficiale e presso i principali rivenditori online (mentre nei negozi fisici ci sono volute alcune ore).

Nel bene o nel male, purché se ne parli

Il più recente smartphone di Huawei rappresenta la prova che l’industria cinese dei chip sta progredendo a prescindere alla restrizioni imposte dall’occidente. Per quale ragione? La multinazionale fondata da Ren Zhengfei ha cominciato a vendere il Mate 60 Pro ad agosto, senza però approntare un evento di lancio e – altro aspetto non trascurabile – evitando di rendere note le specifiche tecniche del prodotto. Lo smartphone, infatti, contiene un chip 5G (il Kirin 9000s, realizzato in Cina da Semiconductor Manufacturing International Corporation) che in realtà non dovrebbe possedere.

Il microprocessore è da 7 nanometri, una tecnologia a cui Huawei non dovrebbe – quantomeno in teoria – avere accesso per via delle restrizioni che gli Stati Uniti hanno imposto verso il colosso cinese dal 2019 (anche Smic, dall’anno successivo, è sottoposta a restrizioni). Il Paese non detiene la capacità di progettazione e produzione di semiconduttori avanzati ed è particolarmente dipendente dalle importazioni dall’estero. Tutto vero. Ciò nonostante, seppur quella a sette nanometri non rappresenta la tecnologia più avanzata per i microchip, il fatto che la Cina abbia sviluppato la capacità di produrla è rilevante e fa riflettere.

Incetta di chip made in USA

Proprio nel timore che il governo statunitense possa imporre ulteriori restrizioni, le più importanti società tecnologiche della Cina si stanno affrettando ad acquistare microchip ad alte prestazioni di Nvidia (Alibaba, Baidu, ByteDance e Tencent e Alibaba hanno ordinato alla società con sede a Santa Clara, in California, processori per un valore totale di 5 miliardi di dollari).

E analisi di TechInsights suggeriscono l’ipotesi che il governo cinese stia compiendo enormi passi in avanti sul percorso volto alla costruzione di un ecosistema di chip domestico. Proprio dall’analisi dei video di smontaggio rilasciati e dei test di velocità resi noti dagli acquirenti del nuovo prodotto Huawei in Cina, l’idea è che la Mate 60 series potrà raggiungere velocità di download ben superiori a quelle dei telefonini che supportano il 5G di fascia alta.

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