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HR, nel 2026 i superagenti AI trasformeranno radicalmente il settore. Il report

Secondo un nuovo report pubblicato dalla Josh Bersin Company, il 2026 segnerà un punto di svolta epocale per il settore delle risorse umane, grazie all’introduzione dei cosiddetti ‘superagenti’ alimentati da AI.

Questi sistemi semi-autonomi supereranno il ruolo di semplici assistenti digitali, diventando motori intelligenti per l’automazione di oltre cento processi HR, dalla selezione del personale alla formazione, dalla gestione delle performance alla cura dei dipendenti.

La previsione più radicale suggerisce una riduzione del 30% nella forza lavoro HR tradizionale, compensata però dalla nascita di nuovi ruoli ad alto valore aggiunto.

L’infrastruttura proposta prevede l’integrazione dei superagenti all’interno della piattaforma Galileo® AI, che consente un’interazione dinamica con le analisi del report, offrendo benchmark personalizzati e aggiornati in tempo reale.

Il documento sottolinea l’urgenza, per i CHRO, di ridefinire la missione aziendale dell’HR: dall’adozione di un’architettura AI unificata, alla formazione di citizen developers in grado di creare autonomamente applicazioni HR.

Si evidenzia inoltre un’accelerazione verso sistemi HR completamente ‘self-driving’, capaci di trasformare il modo in cui le imprese supportano, sviluppano e valorizzano il capitale umano.

Tra le undici direttrici strategiche individuate: la gestione della qualità dei LLM, la protezione della fiducia e del benessere dei dipendenti, e la preparazione a una radicale trasformazione dei fornitori di tecnologia HR.

Questa rivoluzione digitale pone le fondamenta per un’organizzazione del lavoro più agile, produttiva e personalizzata, in cui le persone, supportate da AI, potranno raggiungere livelli di performance e coinvolgimento senza precedenti.

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OpenAI cerca investimenti dai fondi sovrani mediorientali per un round da miliardi di dollari

OpenAI è impegnata in negoziazioni con fondi sovrani del Medio Oriente per raccogliere capitali destinati a un nuovo round di finanziamento multimiliardario, che potrebbe raggiungere circa 50 miliardi di dollari.

Sebbene i dettagli non siano ancora definitivi e i term sheet non siano stati firmati, fonti vicine alle trattative confermano l’interesse crescente da parte di investitori istituzionali regionali.

Sam Altman, CEO di OpenAI, si trova negli Emirati Arabi Uniti per condurre direttamente le discussioni, evidenziando l’importanza strategica di questa raccolta fondi nel quadro di espansione della società.

Negli ultimi anni, OpenAI ha consolidato la sua posizione di punta nell’ecosistema dell’AI, sia sul fronte dell’innovazione tecnologica sia su quello del valore di mercato.

Dopo aver scatenato la corsa globale all’adozione dell’AI con il lancio di ChatGPT nel 2022, l’azienda ha continuato ad attrarre capitali su scala senza precedenti. Nel 2025 ha infatti concluso un round da 40 miliardi di dollari, guidato da SoftBank e sostenuto da investitori chiave come Microsoft, Coatue, Altimeter e Thrive.

A ottobre dello stesso anno ha anche portato a termine una vendita di azioni da 6,6 miliardi, raggiungendo una valutazione di 500 miliardi di dollari. Questo nuovo round conferma l’alto fabbisogno di capitale di OpenAI per sostenere la propria crescita in un settore estremamente competitivo e ad alta intensità di investimento.

Le risorse raccolte serviranno a finanziare lo sviluppo di nuovi modelli, l’espansione infrastrutturale e l’introduzione di funzionalità avanzate.

L’interesse dei fondi del Medio Oriente riflette il posizionamento strategico della regione nel mercato globale dell’AI e sottolinea la rilevanza geopolitica della tecnologia nei futuri equilibri economici.

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