Il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, in India “al primo vertice sull’AI nel Sud del mondo”
L’intelligenza artificiale è la tecnologia del secolo. Si è partiti con i computer, poi con gli smartphone e i social, nel frattempo si è lanciata la trasformazione digitale di intere economie e società, ora si deve stabilire come gestire l’accesso alla tecnologia chiave del nuovo secolo: l’AI.
Un problema non dei Paesi più ricchi e che guidano le sorti del pianeta, ma di tutti, perché se parliamo di una tecnologia che potrebbe cambiare il corso della storia e in maniera profonda.
L’AI è quell’innovazione “disruptive” che, come spiegava decenni or sono l’economica americano Clayton Christensen, trasforma radicalmente mercati o settori esistenti, spesso creando nuovi modelli di business e cambiando i connotati allo status quo economico-finanziario.
Parlando in occasione della cerimonia di apertura dell’India Artificial Intelligence (AI) Impact Summit, a Nuova Delhi, il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha dichiarato: “Il futuro dell’intelligenza artificiale non può essere deciso da una manciata di Paesi o lasciato ai capricci di pochi miliardari”.
Il “primo vertice sull’AI nel Sud del mondo”, ha chiarito Guterres, deve avvicinare i Paesi che questo momento sono ai margini di questa trasformazione radicale “alle realtà che stanno plasmando gran parte del mondo”, cioè Big Tech e loro Governi.
“AI per tutti”, non solo i più ricchi, dice Guterres: ma “abbiamo bisogno di barriere che preservino l’azione umana”
Partendo dal presupposto che “l’AI deve appartenere a tutti”, proprio come tutte le altre grandi innovazioni che hanno cambiato la storia dell’umanità, pensiamo all’elettricità e le sue applicazioni industriali e per usi civili, il Segretario generale dell’ONU ha chiesto di “avviare un dialogo globale sulla governance dell’AI all’interno delle Nazioni Unite, in cui tutti i Paesi, insieme al settore privato, al mondo accademico e alla società civile, possano esprimere la propria opinione. Abbiamo bisogno di barriere che preservino l’azione umana, la supervisione umana e la responsabilità umana”.
La prima occasione concreta di avviare un “Dialogo globale”, come lo chiama Guterres, sarà a Ginevra, a luglio 2026, dove si terrà un summit sotto la supervisione delle Nazioni Unite: “per allineare gli sforzi, tutelare i diritti umani, prevenire gli abusi e promuovere misure di sicurezza comuni, fondamento dell’interoperabilità, che crei fiducia transfrontaliera tra autorità di regolamentazione e aziende e trasformi la compatibilità in opportunità”.
Un Fondo globale da 3 miliardi di dollari per portare la tecnologia tra i più poveri: “è meno dell’1% del fatturato annuo di una Big Tech”
Per rendere questa tecnologia accessibile alla maggioranza dell’umanità, bisogna però concentrarsi sui proprio sui Paesi del Sud globale, dove vive la parte più fragile dell’umanità. Guterres chiede l’istituzione di “un Fondo Globale per l’IA per sviluppare le capacità di base nei paesi in via di sviluppo: competenze, dati, potenza di calcolo accessibile ed ecosistemi inclusivi. Il nostro obiettivo è di 3 miliardi di dollari”.
Si tratta di meno dell’1% del fatturato annuo di una singola azienda tecnologica, ha ricordato a tutti il Segretario generale dell’ONU.
Tra grandi vantaggi e rischi da mitigare
Certo l’AI ha un potenziale enorme, lo vediamo bene anche in questa parte di mondo e per questo deve essere “vantaggiosa per tutti”, ha detto Guterres, perché “può promuovere il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”, perché può “accelerare le innovazioni in campo medico”, “ampliare le opportunità di apprendimento”, “rafforzare la sicurezza alimentare”, “potenziare l’azione per il clima e la preparazione alle catastrofi” o “migliorare l’accesso ai servizi pubblici essenziali”.
C’è però un lato oscuro che non va mai sottovalutato, se mal gestita o se finisse nelle mani sbagliate, l’AI potrebbe “aggravare le disuguaglianze, amplificare i pregiudizi e alimentare i danni” e di certo può essere motivo di “sfruttamento, manipolazione e abusi”, per questo è centrale la regolamentazione di questa tecnologia in chiave di maggiore sicurezza, per tutti gli esseri umani e in particolar modo per i minori.
Ultimo punto, non meno importante degli altri, ha precisato il Segretario generale dell’ONU nel suo dicorso, c’è il tema dell’impatto ambientale dell’AI e delle sue infrastrutture critiche: “Con l’aumento della domanda di energia e acqua da parte dell’AI, i data center e le catene di approvvigionamento devono passare all’energia pulita, [non] spostare i costi sulle comunità vulnerabili”.
AI, lavoro dignitoso e democrazia
“Dobbiamo investire nei lavoratori affinché l’AI aumenti il potenziale umano, non lo sostituisca”, ha sottolineato Guterres. Le risorse del Fondo servono anche a questo, perché per sviluppare un modello di impiego democratico e sicuro di ogni tecnologia ‘disruptive’ bisogna sempre partire dal garantire lavoro giusto e dignitoso alle persone. Esiste un nesso forte tra diritti sociali, etica tecnologica e sviluppo inclusivo dell’AI, che in qualche modo è stato anche ribadito da Papa Leone XIV, con il richiamo all’enciclica Rerum Novarum del 1891.
Solo attraverso il lavoro dignitoso, la formazione continua, la protezione dalle discriminazioni e l’attenzione alle transizioni occupazionali, si può evitare che l’AI accentui disuguaglianze o dequalifichi le professioni, orientando invece l’innovazione al servizio dell’uomo. È questo approccio etico a garantire che la tecnologia rispetti i diritti fondamentali, riducendo rischi dell’automazione selvaggia che crea disoccupazione tecnologica, marginalizzazione dei più deboli e distruzione delle organizzazioni democratiche.
A cavallo tra XIX e XX secolo, la Rerum Novarum ha imposto una riflessione storica molto avanzata per i tempi su lavoro, capitale e giustizia sociale. A quei tempi l’industrializzazione nascente, ma rapida come oggi lo è il progresso tecnologico, stava minacciando la coesione sociale e la dignità dei lavoratori. L’innovazione digitale rischia di riproporre le stesse dinamiche, le stesse minacce.
Difendere il valore del lavoro nell’era dell’AI significa difendere l’uomo e riaffermare i principi di solidarietà, sussidiarietà e centralità dell’essere umano nel mondo da lui creato.
