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Guerra in Iran, tutti i dettagli della stangata in bolletta

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L’offensiva Usa-Israele contro l’Iran, scattata a fine febbraio 2026, ha prodotto in pochi giorni uno dei peggiori aumenti sui mercati energetici europei e mondiali che si ricordi da parecchi anni.

L’offensiva Usa-Israele contro l’Iran, scattata a fine febbraio 2026, ha prodotto in pochi giorni uno dei peggiori aumenti sui mercati energetici europei e mondiali che si ricordi da parecchi anni. Il TTF, la borsa olandese che fissa il prezzo di riferimento del gas all’ingrosso in Europa, ha registrato in meno di una settimana un rialzo superiore all’ottanta per cento, passando da circa 32 a oltre 55 euro al megawattora.

Va ricordato che il prezzo del gas che le famiglie e le imprese italiane pagano in bolletta non viene stabilito dal fornitore, ma si forma su quel mercato; basta una variazione relativamente contenuta tra domanda e offerta attesa per produrre oscillazioni di un’ampiezza preoccupante. In questo caso, le ragioni dell’agitazione erano decisamente concrete: lo Stretto di Hormuz, attraverso cui passa circa un quinto del commercio mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto, è diventato immediatamente un fattore di incertezza, fino al blocco odierno.

Allo stesso tempo, QatarEnergy ha sospeso la produzione di GNL e fermato parte delle attività a valle della filiera in seguito ad attacchi agli impianti energetici del paese, togliendo dal mercato una quota di offerta che, anche se non è propriamente determinante nei volumi complessivi europei, ha comunque accentuato le aspettative di scarsità futura. La Commissione europea ha escluso rischi immediati per gli approvvigionamenti (secondo i dati relativi a fine gennaio 2026, dall’invasione russa dell’Ucraina si è arrivati alla situazione odierna, con il 70% delle forniture europee di GNL proveniente da Stati Uniti in massima parte e Norvegia) ma ha riconosciuto che l’impatto sui prezzi è già in corso e difficile da contenere nel breve periodo.

Le stime sui rincari: un quadro in rapida evoluzione

Le prime proiezioni elaborate dagli analisti nei giorni successivi all’inizio del conflitto stimavano per la famiglia tipo italiana (quella con consumi annui di 2.700 kWh di elettricità e 1.400 Smc di gas) un aggravio complessivo di circa 166 euro rispetto alle previsioni formulate prima dell’escalation: 121 euro sulla componente gas e 45 su quella elettrica, con la spesa totale annua che salirebbe, pertanto, da 2.427 a circa 2.593 euro. Le stime successive, aggiornate al 25 marzo, restituiscono un quadro ben più pesante, visto che non sembra vedersi all’orizzonte una rapida risoluzione del conflitto: il rincaro stimato sul gas sale a 477 euro, quello sull’elettricità a 153 euro, con una spesa annua complessiva che supererebbe i 3.000 euro. Sul mercato all’ingrosso, il gas ha fatto registrare un incremento di 26 euro per MWh rispetto ai livelli precedenti (+81%) e l’energia elettrica di 41 euro per MWh (+38%). La CGIA di Mestre, in un’elaborazione degli ultimi giorni di marzo, stima che i rincari complessivi per famiglie e imprese ammonteranno a 15,2 miliardi di euro nel 2026 rispetto all’anno precedente, di cui 10,2 miliardi sull’elettricità e 5 miliardi sul gas. I valori, per ora, restano inferiori ai picchi registrati nel 2022, ma la velocità con cui si stanno muovendo i prezzi all’ingrosso rende il confronto decisamente poco rassicurante: per chi è ancora in regime di tariffa indicizzata, verificare le offerte disponibili su gas ed elettricità– anche attraverso gli strumenti di comparazione come quelli di SOSTariffe.it – può fare la differenza per quanto riguarda l’esposizione ai rincari dei prossimi mesi.

L’impatto sulle imprese e la geografia del rischio

La ricaduta sulle imprese è ancora tutta da valutare. Il Centro studi di Confindustria ha elaborato tre ipotesi in funzione della durata del conflitto: se le tensioni rientrassero entro un mese, l’aggravio per le imprese manifatturiere italiane sarebbe nell’ordine del 12% rispetto al 2025. Con una guerra protratta fino all’estate, con prezzi del gas stabilmente sopra i 60 euro per MWh, la stima sale a 7 miliardi di euro in più (+60%). Nello scenario più catastrofico – con il conflitto esteso a tutto il 2026, il gas a 100 euro per MWh e il petrolio a 140 dollari al barile – l’incremento raggiungerebbe i 21 miliardi, più del 130% rispetto ai costi energetici dell’anno precedente.

La distribuzione geografica dei rincari ovviamente riflette la struttura produttiva del Paese, con la Lombardia che soffrirebbe l’esposizione maggiore, con un aggravio stimato attorno ai 2,3 miliardi di euro, seguita da Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte e Toscana. I comparti più vulnerabili sono quelli ad alta intensità energetica, come ceramica, vetro, tessile, siderurgia, petrolchimica.

C’è poi una questione legata al calendario, perché se gli impianti qatarini non dovessero riprendere a pieno regime il prima possibile, le navi destinate a caricare il gas per il mercato italiano nei mesi primaverili non troverebbero prodotto disponibile e i prezzi incorporerebbero già quella scarsità anticipata, indipendentemente da ciò che accadrà fisicamente nei terminal di rigassificazione. E quando le imprese assorbono costi energetici più elevati di norma li trasferiscono sui prezzi finali, con l’effetto che alla fine arriva comunque sui bilanci delle famiglie.

Il decreto bollette: cosa prevede e cosa non copre

Il governo ha risposto all’emergenza con un Decreto Bollette approvato dalla Camera il 31 marzo – con voto di fiducia richiesto il giorno precedente – e ora all’esame del Senato per la conversione in legge, con scadenza al 21 aprile. Il provvedimento era stato licenziato dal Consiglio dei ministri a fine febbraio, prima che il conflitto in Iran alterasse le aspettative sui prezzi. La misura più rilevante per le famiglie è un contributo straordinario di 115 euro destinato ai 2,64 milioni di nuclei già beneficiari del bonus sociale elettrico, cioè quelli con ISEE inferiore a 9.796 euro (o 20.000 euro per famiglie numerose con almeno quattro figli). Sommato allo sconto già previsto, il beneficio complessivo per questi nuclei raggiunge circa 315 euro, con uno stanziamento totale che ammonta a 315 milioni.

Per le famiglie con ISEE fino a 25.000 euro è prevista la possibilità di ricevere contributi volontari dai fornitori, fino a 60 euro, che però sono subordinati a soglie di consumo specifiche. Il decreto vieta inoltre il telemarketing non sollecitato per la stipula di contratti di fornitura energetica e proroga al 2038 la dismissione delle centrali a carbone; la misura ha suscitato le critiche degli ambientalisti, il governo l’ha giustificata con la superiore esigenza di sicurezza degli approvvigionamenti.

Nel frattempo, il 30 marzo l’ARERA ha comunicato che dal 1° aprile la bolletta elettrica per i clienti vulnerabili in maggior tutela aumenterà dell’8,1%. Secondo le elaborazioni del Codacons, la spesa annua complessiva tra luce e gas per un cliente vulnerabile arriverà a 1.813 euro, con l’elettricità che risulta più cara del 49% rispetto al secondo trimestre 2021. Le associazioni dei consumatori hanno giudicato il decreto insufficiente: a fronte di rincari stimati nell’ordine di 525 euro annui rispetto alle previsioni pre-conflitto, un bonus da 115 euro copre meno di un quarto dell’aggravio atteso anche per le famiglie più fragili.

Nomisma Energia stima un aumento del 15% sulle bollette del gas dal 1° aprile e tra l’8 e il 10% sull’elettricità nel secondo trimestre. La variabile più rilevante per la spesa effettiva delle singole famiglie rimane il tipo di contratto in essere: chi ha una tariffa indicizzata è esposto agli aumenti da subito, chi ha una tariffa fissa (contratti, ora, sempre più rari) è protetto fino alla scadenza.

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