L’Europa affronta gli effetti sul mercato energetico della guerra in Iran
L’aggressione miliare di Stati Uniti e Israele all’Iran mostra subito i suoi primi impatti indiretti sui mercati energetici globali, in particolare sulle forniture all’Unione europea, con i prezzi di gas e petrolio che potrebbero schizzare alle stelle. Venerdì 6 marzo il Collegio dei commissari europei terrà un “dibattito di orientamento” per raccogliere proposte e suggerimenti su come alleggerire il peso delle bollette, considerate un nodo cruciale per la competitività dell’industria europea.
Dopo che il tema è stato al centro dell’ultimo Consiglio Europeo ad Alden-Biesen, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha deciso di rimettere sul tavolo anche opzioni accantonate in passato, compresa la separazione tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas, proposta rilanciata da Mario Draghi.
L’escalation in Medio Oriente, con l’attacco all’Iran che ha spinto al rialzo le quotazioni del gas naturale al Ttf di Amsterdam, il principale mercato di riferimento per questa materia.
Chiusura dello stretto di Hormuz, l’impatto su prezzi di gas e petrolio
La paralisi del traffico marittimo nello stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio e del Gnl mondiali, e gli attacchi contro impianti energetici nella regione fanno temere una nuova impennata dei prezzi degli idrocarburi, simile a quella seguita all’inizio della guerra in Ucraina.
A questo si aggiungono anche le voci incontrollate (vere o meno che siano per il momento) di una chiusura da parte dell’Iran dello stretto, che non fanno che aumentare tensioni e paure sui mercati.
Conseguenza diretta, il prezzo del gas europeo è esploso di circa il 90% da venerdì, mentre i due principali riferimenti mondiali del greggio sono saliti di circa il 15%. L’impennata dei prezzi dell’energia riaccende i rischi di “stagflazione“, vale a dire un’inflazione persistente combinata con una crescita debole, sottolinea Neil Wilson, analista di Saxo Markets.
L’oro perdeva stamattina il 3,26% a 5.148,06 dollari l’oncia (31,1 grammi), dopo aver ceduto oltre il 4%, mentre l’argento scendeva dell’8,83% a 81,4834 dollari l’oncia, dopo un calo superiore al 12%. “Gli investitori vendono indiscriminatamente, inclusi beni rifugio come l’oro”, per “precipitarsi sul dollaro e sull’energia“, spiega Kathleen Brooks di XTB, intervistata dall’Afp.
Meloni incontra Eni e Snam per “prime azioni di mitigazione” dei rincari dei prezzi energetici
Nel secondo incontro tenuto oggi dalla Premier Giorgia Meloni sulla crisi in Medio Oriente, a cui si sono aggiunti gli amministratori delegati di Eni Claudio Descalzi e di Snam Agostino Scornajenchi, “è stato affrontato il tema della sicurezza energetica, con un’analisi dell’impatto attuale e potenziale delle ostilità sui mercati dell’energia e sull’economia, nonché delle possibili azioni di mitigazione che il Governo potrebbe adottare nel breve e medio periodo“, si legge in una nota di Palazzo Chigi.
Nella prima riunione, dedicata agli ultimi sviluppi della crisi, con particolare attenzione alle ulteriori misure per assistere e garantire la sicurezza dei cittadini italiani presenti nelle aree coinvolte, avevano partecipato, insieme alla Premier, anche il Vicepresidente e Ministro degli Esteri Antonio Tajani, il Ministro della Difesa Guido Crosetto, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin e i Sottosegretari alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari.
Unem: “Se chiuso lo stretto di Hormuz, a rischio fino al 20% dell’offerta mondiale di petrolio“
“In caso di chiusura totale prolungata dello Stretto di Hormuz verrebbe meno tra il 15% e il 20% dell’offerta globale di petrolio e ci sarebbe una corsa agli approvvigionamenti che spingerebbe i prezzi verso livelli difficili da immaginare“, ha affermato in una nota il presidente Unem, Gianni Murano.
L’Unem ha ricordato che, attualmente, il 57% del gasolio (3 milioni/tonnellate) e il 20% di jet fuel (500.000 tonnellate) importati dall’Italia transitano per Hormuz, mentre solo il 6% del petrolio (3,3 milioni/tonnellate) passa per lo Stretto, perché gran parte del greggio saudita bypassa lo Stretto di Hormuz fluendo nell’oleodotto East West crude oil pipeline.
Inoltre, il 42% del greggio importato in Italia arriva dal continente africano (Libia primo fornitore con il 24%), il 30% arriva da Azerbaijan e Kazakhstan e il 13% dagli Usa. “È molto difficile prevedere quelli che potranno essere gli sviluppi e dunque gli impatti sull’Italia ma la differenza, rispetto ad altri conflitti ancora in corso, sta nell’importanza dell’Iran come potenza energetica e nella sua posizione geografica, centrale per i traffici di petrolio e gas”, ha sottolineato Murano.
Per Facile.it attesi aumenti in bolletta del 7%, a fine anno potremmo pagare un conto energetico di quasi 2.500 euro
Cosa accadrà per noi cittadini? I prezzi di luce e gas aumenteranno in bolletta, a causa della guerra in Iran e dei possibili sviluppi ulteriormente drammatici dei prossimi giorni? Secondo stime Facile.it, sono possibili aumenti di 121 euro per bolletta gas e 45 euro per elettricità, per un conto complessivo annuo che secondo questi calcoli salirebbe a 2.593 euro (considerando le stime di Pun e Psv per i prossimi 12 mesi), il 7% in più, rispetto ai 2.427 euro previsti per il 2026 prima che scoppiasse il conflitto.
Non solo prezzi dell’energia. Confesercenti: “Un eventuale shock energetico causato dalla guerra potrebbe portare l’inflazione al 3%”
Partiamo dal dato diffuso dall’Istat, secondo cui, attualmente, “l’inflazione va ben oltre le aspettative”. Il dato diffuso sull’andamento dei prezzi a febbraio registra un aumento dello 0,8% su base mensile, un incremento improvviso e significativo, “il doppio rispetto a gennaio” Un dato da inserire in una fase che già di per sè si preannuncia delicata.
“Un eventuale shock energetico legato al conflitto in Medio Oriente potrebbe infatti portare l’inflazione annuale tra il 2,4 e il 3%, un’accelerazione che avrebbe un grave impatto su consumi e recupero del potere d’acquisto”, si legge in una nota diffusa da Confesercenti a commento dei dati preliminari sull’inflazione diffusi dall’Istituto di statistica.
Confapi: “A rischio l’intero complesso energetico europeo e la tenuta del nostro sistema produttivo”
“L’Europa ha già subito un durissimo colpo alla propria catena di approvvigionamento energetico con l’invasione russa dell’Ucraina ed è stata costretta a una complessa e costosa diversificazione delle fonti. Oggi ci troviamo nuovamente di fronte a uno scenario di estrema vulnerabilità”, ha dichiarato il presidente di Confapi, Cristian Camisa, commentando le tensioni in Medio Oriente e i riflessi sui mercati del gas.
“Se il Qatar venisse completamente escluso dall’equazione del Gnl i prezzi potrebbero facilmente tornare verso i 100 euro/MWh, riportandoci ai livelli del 2022. Questo metterebbe a rischio l’intero complesso energetico europeo e, con esso, la tenuta del nostro sistema produttivo, in particolare delle piccole e medie imprese”, ha precisato Camisa.
“Il problema poi non è soltanto il +40% registrato sul contratto di aprile del gas naturale. A preoccupare è soprattutto il premio di oltre 5 euro/MWh – ha aggiunto il presidente di Confapi – che si è ricreato tra le scadenze estive e quelle invernali. Se questo differenziale non verrà riassorbito rapidamente, la campagna di stoccaggio in vista del prossimo inverno sarà fortemente penalizzata e rischierà di richiedere nuovi interventi pubblici”.
