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Goldman Sachs: “Nel 2025 l’AI ha aggiunto “zero” alla crescita economica degli Usa”

Goldman Sachs ridimensiona la narrativa dominante degli ultimi mesi, secondo la quale la corsa all’intelligenza artificiale stava sostenendo in modo sostanziale l’economia americana.

Il Washington Post riporta l’analisi di Jan Hatzius, capo economista di una delle più grandi banche d’affari del mondo, secondo cui nel 2025 gli investimenti in AI avrebbero contribuito “praticamente zero” alla crescita del PIL statunitense.

La tesi di Goldman Sachs

Negli ultimi due anni Meta, Amazon, Google, OpenAI e altri grandi player hanno investito cifre miliardarie per espandere data center, capacità di calcolo e infrastrutture dedicate all’AI. Spese che hanno alimentato l’entusiasmo dei mercati finanziari e rafforzato l’idea di un impatto macroeconomico significativo. Tuttavia, secondo l’analisi del Washington Post, l’effetto diretto sul prodotto interno lordo risulta minimo.

La spiegazione è in parte strutturale. Una quota rilevante dei chip avanzati e dei componenti necessari per alimentare l’infrastruttura AI viene importata. Questo riduce il valore aggiunto contabilizzato negli Stati Uniti e limita l’impatto sul PIL, nonostante l’elevato volume degli investimenti. In altri termini, l’espansione della capacità tecnologica non coincide automaticamente con un aumento misurabile della produzione interna.

Le stime più ottimistiche

La posizione di Goldman Sachs contrasta con le valutazioni di economisti come Jason Furman e con alcune analisi della Federal Reserve di St. Louis, che avevano attribuito agli investimenti tecnologici un ruolo importante nel sostenere la crescita. In quel quadro interpretativo, l’AI appariva come uno dei motori della fase espansiva dell’economia americana. La revisione proposta da Hatzius introduce invece un elemento di cautela, separando il dinamismo dei mercati dall’impatto macroeconomico effettivo.

Sempre secondo quanto riportato dal quotidiano di Washington, numerosi dirigenti aziendali negli Stati Uniti, in Europa e in Australia segnalano che l’adozione dell’AI non ha ancora generato miglioramenti sostanziali in termini di efficienza o occupazione. Il divario tra aspettative e risultati concreti appare significativo, soprattutto alla luce dell’entità delle risorse investite.

Il fattore tempo

Il tema centrale diventa temporale: quando gli ingenti investimenti attuali si tradurranno in benefici economici tangibili? La storia delle grandi innovazioni tecnologiche suggerisce che l’impatto sulla produttività può richiedere anni prima di emergere pienamente nelle statistiche ufficiali. Per ora, però, il quadro delineato da Goldman Sachs – e rilanciato dal Washington Post – indica che nel 2025 l’AI non ha ancora inciso in modo rilevante sulla crescita del PIL statunitense.

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