Finestra sul mondo

Gli Usa propongono dazi su 1.300 prodotti cinesi, La Brexit fa ‘scappare’ le aziende Hi-Tech da Londra, Scioperi in Francia

Poteri, economia, finanza e geopolitica nelle ultime 24 ore.

di Agenzia Nova |

Finestra sul mondo è una rubrica quotidiana con le notizie internazionali di Agenzia Nova pubblicate in collaborazione con Key4biz. Poteri, economia, finanza, lette in chiave di interdipendenza con un occhio alla geopolitica. Per consultare i numeri precedenti, clicca qui.

Usa-Cina, gli Stati Uniti propongono dazi su 1.300 prodotti cinesi

04 apr 11:07 – (Agenzia Nova) – L’amministrazione presidenziale Usa ha pubblicato un elenco di circa 1.300 merci cinesi che potrebbero essere colpite da nuovi dazi. Gli Stati Uniti potrebbero imporre nuove tariffe a circa 50 miliardi di dollari di merci d’importazione per punire la Cina per il suo furto di segreti commerciali, come software, brevetti e altre tecnologie. Molti dei dazi sarebbero destinati all’industria aerospaziale, tecnologica e manifatturiera cinese. Altri riguarderebbero attrezzature mediche, medicinali e materiale didattico. I dazi non entreranno in vigore immediatamente. L’amministrazione terra’ infatti un’udienza pubblica per le imprese statunitensi il 15 maggio, e dovrebbe rinviare in ogni caso qualunque decisione fino al mese di giugno.

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Brasile, produttori della carne suina favoriti da guerra commerciale tra Usa e Cina

04 apr 11:07 – (Agenzia Nova) – La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina sta favorendo le aziende brasiliane esportatrici di carne suina. Lo dice oggi il quotidiano brasiliano “Folha de S.Paulo” sulla base di un’analisi realizzata dall’Associazione brasiliana di proteina animale (Abpa). Con oltre 56 milioni di tonnellate all’anno, il paese asiatico e’ il principale consumatore di carne di maiale: a titolo di confronto, il Brasile ne consuma 3 milioni di tonnellate all’anno. Nel pieno di una guerra commerciale aperta dall’amministrazione Usa di Donald Trump, Pechino ha disposto l’aumento delle tariffe per l’importazione di 128 prodotti a stelle e strisce, con aliquote comprese tra il 15 per cento e il 25 per cento. E la carne suina statunitense e’ stata tassata con aliquota massima. Il vicepresidente e direttore dei mercati esteri della Abpa, Riccardo Santin, considera questo aumento dei dazi cinesi come un’opportunita’ per le undici aziende brasiliane autorizzate ad esportare verso la Cina. “L’effetto psicologico e’ gia’ iniziato”, ha dichiarato Santin. Secondo il vicepresidente, questa congiuntura non deve portare alla stipula di nuovi contratti nell’immediato, ma migliorare la condizione dell’esportatore brasiliano. “Si potranno negoziare prezzi migliori”, ha dichiarato Santin. I cinesi hanno importato 275 mila tonnellate di carne suina dagli Stati Uniti nel 2017, con un fatturato di 488 milioni di dollari per le aziende nordamericane. Nello stesso periodo, il Brasile ha esportato 48,9 mila tonnellate verso Pechino, con un fatturato di 100,6 milioni di dollari. D’altro canto l’offerta di carne suina sui mercati internazionali, compresa la Cina, e’ aumentata gia’ da novembre scorso, quando la Russia decise uno stop alle importazioni per la presenza di una sostanza proibita, la ractopamina, in alcune spedizioni di suini dal paese amazzonico. Accusa che i produttori di carne suina brasiliani negano. Sia la Russia che la Cina esigono che la carne suina non abbia alcun additivo per permettere l’import di carne suina. Il vice-presidente della Abpa garantisce che i produttori brasiliani non usano ractopamina e che dopo l’embargo russo sono piu’ preparati per affrontare i negoziati con il mercato cinese. Nei primi mesi del 2018 la Cina ha importato 25,5 mila tonnellate di carne suina brasiliana, con un aumento del 140 per cento se paragonato allo stesso periodo dello scorso anno. Grazie a questo progresso, i russi sono stati sorpassati dai cinesi, che hanno sono diventati i primi compratori di carne suina brasiliana, acquisendo il 28,4 per cento del totale venduto dal Brasile.

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Usa, invieremo militari al confine con il Messico

04 apr 11:07 – (Agenzia Nova) – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato che militari statunitensi saranno inviati a guardia del confine tra Usa e Messico e ha minacciato di tagliare gli aiuti stranieri in Honduras, nel tentativo di intensificare la lotta all’immigrazione illegale. L’annuncio e’ giunto in risposta alla notizia che un convoglio di oltre un migliaio di immigrati centro-americani si sta dirigendo verso il confine Usa, scortato dalle autorita’ messicane e accolti a braccia aperte dal Partito democratico e il governo progressista della California. Trump, scrive la “Washington Post”, e’ tornato a chiedere per il terzo giorno consecutivo politiche di immigrazione piu’ severe, mettendo in guardia su quella che lui stesso ha definito una sicurezza di frontiera “debole”. La prospettiva di inviare personale militare al confine meridionale, oltre a tagliare gli aiuti stranieri, ha aggiunto una nuova dimensione alla strategia di Trump in materia di immigrazione, che finora si era concentrata sulle minacce di allontanarsi dall’accordo di libero scambio nordamericano e di esercitare pressioni sul Congresso per costruire il muro di confine con il Messico. “Proteggeremo il nostro confine con le forze armate. Questo e’ un grande passo in avanti”, ha detto Trump durante un incontro con i leader di tre nazioni baltiche. “Non possiamo permettere che persone entrino illegalmente nel nostro paese, scompaiano e, tra l’altro, non si presentino mai in tribunale”. Piu’ tardi, durante una conferenza stampa, Trump ha annunciato un suo incontro con il segretario alla Difesa Jim Mattis per discutere di come impiegare l’Esercito nella vigilanza del confine con il Messico. “Penso che sia qualcosa che dobbiamo fare”, ha detto il presidente.

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Spagna, il Psoe contro le “fake news”

04 apr 11:07 – (Agenzia Nova) – Il Partito socialista operaio spagnolo (Psoe) vuole convertire la legge sulla protezione dei dati, al momento ancora in fase di elaborazione, in uno standard di garanzia digitale. Lo riferisce il quotidiano spagnolo “El Pais” che aggiunge come il Psoe abbia presentato un emendamento alla legge governativa con cui propone di estendere anche a Internet l’obbligo di applicazione dei diritti e delle liberta’ riconosciute dalla Costituzione spagnola e dai trattati internazionali. Se l’emendamento dovesse passare, i responsabili dei social network, delle piattaforme digitali e dei servizi online dovranno assicurare la veridicita’ delle informazioni veicolate. Si propone inoltre che vengano adottati ed eseguiti “protocolli efficaci” affinche’ “vengano eliminati contenuti che violano il diritto costituzionale di comunicare liberamente o di ricevere informazioni veritiere con qualsiasi mezzo di comunicazione”. La norma avrebbe effetti sia sulla diffusione di notizie false nell’ambito di una strategia politica, come e’ successo durante i recenti processi elettorali, sia sulle notizie false che si propagano con altre intenzioni e scopi. L’iniziativa richiede infatti anche garanzie per quanto riguarda il diritto all’onore e all’immagine sui social network, nelle piattaforme digitali e in servizi equivalenti della societa’ dell’informazione, ed esorta i responsabili di questi servizi ad adottare i protocolli necessari per “preservare il dignita’ umana” e “garantire l’identificazione degli utenti che violano gli standard”. Se la legge dovesse passare, la Spagna sarebbe il primo paese con una regolamentazione completa per i diritti digitali.

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Brexit, le societa’ finanziarie high-tech temono di dover lasciare la City di Londra

04 apr 11:07 – (Agenzia Nova) – Le societa’ finanziarie high-tech britanniche temono che la Brexit possa provocare una mancanza di esperti di software innescando una spirale al rialzo degli stipendi ed alcune di loro stanno pensando di aprire propri uffici in qualche altro paese Ue: lo scrive il quotidiano economico britannico “The Financial Times” in un’inchiesta pubblicata oggi mercoledi’ 4 aprile, per la quale ha sentito diversi dirigenti di aziende che stanno considerando l’ipotesi di trasferirsi in citta’ come Amsterdam, Berlino, Barcellona o Lisbona. La perdita di attrattiva che la citta’ di Londra rischia di subire a causa del divorzio della Gran Bretagna dall’Unione Europea tra i giovani ingegneri europei del web, sottolinea il “Financial Times”, rischia quindi di minare l’ambizione del governo britannico di conservare al paese, anche dopo la Brexit, il ruolo di principale polo nel settore in rapida espansione della finanza internet. “Per tenere il passo abbiamo bisogno di un costante afflusso di tecnici di talento da tutto il mondo”, ad esempio ha dichiarato al “Financial Times” Mike Laven, l’amministratore delegato della piattaforma globale di pagamenti Currencycloud: “Se non possiamo averli qui in gran Bretagna”, ha detto, “allora non ci restera’ che spostarci altrove”. Il capo di Currencycloud spiega qual’e’ la preoccupazione delle aziende come la sua: al momento, riferisce, i dati sugli aumenti degli stipendi dei ingegneri di software sono scarsi ed aneddotici, “ma quando avremo il quadro completo, allora sara’ gia’ troppo tardi”; Laven rivela di aver espresso le sue paure ad alcuni manager di altre aziende del settore e di aver scoperto che anch’essi condividono gli stessi timori. Il quotidiano della City di Londra ricorda come il cruccio della maggior parte delle banche siano gli aspetti regolatori che la Brexit potera’ con se’; mentre invece sottolinea come la grande preoccupazione delle societa’ finanziarie via internet sia che l’afflusso di giovani talenti dal resto d’Europa possa essere ridotto a causa delle restrizioni all’immigrazione che il governo britannico minaccia di introdurre dopo che la Gran Bretagna avra’ lasciato l’Unione Europea alla fine del marzo del 2019.

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Guerra di spie, la Gran Bretagna lotta per mantenere uniti gli alleati contro la Russia

04 apr 11:07 – (Agenzia Nova) – La Gran Bretagna e’ in difficolta’ a mantenere uniti gli alleati nelle sanzioni contro la Russia, dopo che i suoi stessi esperti hanno ammesso di non poter indicare l’esatta origine dell’agente nervino utilizzato per avvelenare l’ex spia sovietica Sergei Skripal e di sua figlia Yulia, avvenuto all’inizio dello scorso mese di marzo nella citta’ britannica di Salisbury e che ha poi portato la quasi totalita’ dei paesi della Nato ad espellere un centinaio in totale di diplomatici ed agenti segreti russi. Pressoche’ tutti i principali quotidiani britannici oggi mercoledi’ 4 aprile riportano le dichiarazioni del dottor Gary Aitkenhead, capo del Laboratorio scientifico e tecnologico di Porton Down del ministero della Difesa, che ieri sera ha detto alla rete tv “Sky News” di aver identificato il veleno usato dai tentati assassini di Skripal come un derivato dal nervino denominato ‘novichok’, che puo’ esser stato prodotto solo da laboratori militari statali; ma allo stesso tempo ha precisato di non poter dire se il ‘novichok’ in questione sia stato oppure no prodotto in Russia. Il quotidiano “The Times” in particolare riferisce che in reazione alle parole del dottor Aitkenhead l’ufficio del primo ministro ministro Theresa May ha ricordato come i servizi segreti britannici hanno condotto un’indagine molto ampia, che aveva preso in considerazione molti elementi oltre alle risultanze scientifiche, prima che la Gran Bretagna puntasse il dito contro la Russia e chiedesse la solidarieta’ attiva degli alleati occidentali. Ma secondo il “Times” il danno ormai e’ fatto: il presidente russo Vladimir Putin e’ stato infatti lesto a sottolineare che, in mancanza di precisi elementi sull’origine della fabbricazione del ‘novichok’, “suscita smarrimento la rapidita’ con cui e’ stata lanciata la campagna anti-Russia” ed ha ricordato come “quell’agente nervino puo’ essere stato prodotto in circa 20 paesi”. La Russia oggi presentera’ un suo dettagliato punto di vista alla riunione del vertice dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche: “Spero che questa discussione segnera’ la fine della questione”, si e’ augurato Putin; del resto anche in campo occidentale le risultanze del laboratorio di Porton Down stanno suscitato sconcerto. Il “Times” in particolare cita le dichiarazioni di Armin Laschet, presidente del Land tedesco del Nord Reno-Westfalia ed uno dei sette vice-presidenti dell’Unione cristiano democratica (Cdu), il partito del cancelliere Angela Merkel, molto critico nei confronti della linea scelta dalla Gran Bretagna sull’affare-Skripal: “Se si chiede la solidarieta’ degli alleati, si dovrebbero avere prove piu’ consistenti”, ha detto Laschet; aggiungendo che “secondo le leggi internazionali, non e’ questo di modo di trattare gli altri Stati”.

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Francia, continua lo sciopero del settore ferroviario

04 apr 11:07 – (Agenzia Nova) – Prevista per oggi in Francia la seconda giornata di scioperi del settore ferroviario contro la riforma preparata dal governo. Ne parla la stampa d’oltralpe, riportando alcuni momenti della protesta di ieri. Secondo “Les Echos”, per la Sncf, azienda nazionale di trasporti ferroviari, “e’ cominciata la prova di forza”. La societa’ ha annunciato un tasso di partecipazione del 33,9 per cento. Il premier Edouard Philippe ha dichiarato che non e’ piu’ possibile mantenere lo “status quo” della Sncf. Giovedi’ i sindacati incontreranno il ministro dei Trasporti, Elisabeth Borne. “Le Figaro” scrive che l’esecutivo e’ “cosciente di giocarsi la sua credibilita’ riformatrice”, per questo e’ deciso nel continuare sulla sua linea. Intanto, la mobilitazione di oggi dovrebbe essere simile a quella di ieri. “Libe’ration” sottolinea la partecipazione degli studenti ai cortei in alcune citta’ francesi come Parigi o Montpelier, che sono scesi in strada sfilando accanto ai ferrovieri. I dipendenti del settore pubblico stanno riflettendo a una nuova giornata di sciopero dopo quella “piuttosto riuscita” del 22 marzo. Per cercare di federare le proteste dei vari settori, il segretario della Cgt, Philippe Martinez, ha annunciato una “giornata di mobilitazione interprofessionale” per il 19 aprile.

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Francia, il ministro dell’Interno difende in Parlamento il suo progetto di legge sull’immigrazione

04 apr 11:07 – (Agenzia Nova) – Ieri il ministro dell’Interno francese, Ge’rard Collomb, ha difeso il suo progetto di legge sull’immigrazione e il diritto d’asilo davanti alla commissione dell’Assemblea nazionale. Lo riporta “Le Figaro”, aggiungendo che oggi verranno discussi gli emendamenti. Per l’ala di sinistra della Re’publique en marche, il partito de presidente Macron, il testo “e’ troppo duro”. Per i Repubblicani e il Front National, invece, pecca di “ingenuita'”. Il quotidiano sottolinea che le linee guida della legge erano state annunciate dal presidente Macron nel corso della campagna elettorale. Il progetto di Collomb vuole facilitare l’accompagnamento alle frontiere dei migranti irregolari. Per questo, si facilitera’ il procedimento per ottenere i lasciapassare consolari, documenti forniti dai paesi di origine che permettono il ritorno. Il testo prevede anche di raddoppiare il periodo di detenzione massima necessario per controllare lo status del migrante. Questa legge sara’ la 17ima adottata in Francia in materia di immigrazione dal 1981 a oggi. Nell’introduzione, il governo ha specificato che il testo non “completa la gestione delle questioni migratorie in Francia e in Europa che necessita un’azione diplomatica, europea, giuridica e amministrativa, senza parlare delle leve fondamentali e di lungo termine che sono le evoluzioni demografiche, geopolitiche e sociali”.

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Ue, in dubbio i finanziamenti per l’accordo con la Turchia

04 apr 11:07 – (Agenzia Nova) – La Turchia dovrebbe tenere i rifugiati lontano dall’Europa: su questo punto, scrive il settimanale “Der Spiegel”, gli Stati europei sono d’accordo. Non esiste accordo, invece, su chi dovrebbe pagare il conto del patto che Bruxelles e Ankara hanno concluso due anni fa. L’Ue si e’ impegnata a trasferire 6 miliardi di euro alla Turchia in cambio del blocco dei flussi migratori attraverso l’Egeo. Il capo della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha assicurato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan durante un vertice in Bulgaria a marzo, che i tre miliardi mancanti saranno disponibili presto. Un terzo della prima quota, secondo informazioni di “Der Spiegel”, del valore di oltre 3 miliardi di euro, e’ stata gia’ versata dalla Ue, mentre i due terzi, in quota parte, dai singoli Stati membri a seconda della loro dimensione e forza economica. La Germania ha pagato quasi mezzo miliardo di euro, piu’ di ogni altro paese. La Commissione Europea vuole che la stessa procedura sia applicata alla seconda tranche, ma molti Stati sono contrari. I fondi Ue derivanti dall’accordo confluiranno nella costruzione di scuole e ospedali. Tuttavia, meno di meta’ dei 26 progetti a lungo termine “non umanitari” sono stati finora realizzati, mentre altri non sono stati nemmeno iniziati. In una lettera congiunta alla Commissione europea, Germania, Francia, Austria, Svezia, Danimarca e Finlandia hanno chiesto che i tre miliardi mancanti siano interamente a carico del bilancio della Ue. Il commissario Juncker non e’ d’accordo, anche se gli Stati della Ue lamentano una mancanza di trasparenza. In una riunione interna dell’otto novembre 2017, il governo federale tedesco ha voluto sapere con esattezza dalla Commissione europea quali fondi sarebbero stati utilizzati per finanziare l’accordo con la Turchia, e se l’Ue avrebbe risparmiato su altri programmi. Il rappresentante della Commissione europea, Maciej Popowski, non ha potuto dare una risposta. Alcuni Stati membri hanno chiesto un attestato di responsabilita’ da Bruxelles prima di sbloccare altri fondi.

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Italia, uno dei due vincitori delle elezioni dovra’ fare un passo indietro

04 apr 11:07 – (Agenzia Nova) – I colloqui per la formazione del nuovo governo che hanno inizio oggi a Roma sono un rituale che si e’ gia’ tenuto un centinaio di volte, in un paese che dopo la guerra ha avuto 66 governi. Mercoledi’ e giovedi’ il presidente Sergio Mattarella ricevera’ al Quirinale le delegazioni dei partiti politici per provare a individuare una maggioranza parlamentare stabile. Mattarella ha a disposizione 48 ore per le prime consultazioni. E’ compito del capo dello Stato italiano assegnare l’incarico per la formazione del governo. Mattarella, pero’, intende assegnare l’incarico solo a patto che in parlamento si delinei una maggioranza solida. Nessun partito o coalizione e’ stato in grado di ottenere voti sufficienti a governare autonomamente dopo le elezioni del 4 marzo. I due vincitori delle elezioni, il Movimento 5 stelle e la Lega, da soli non possono governare, ma un’allenza tra le due forze, anche se teoricamente possibile, sconta diversi ostacoli. Luigi Di Maio, leader dei 5 stelle, chiede la premiership citando la “volonta’ dei cittadini”, e in particolare gli undici milioni di italiani che hanno fatto del Movimento il primo partito italiano. Al movimento, pero’, mancano circa 90 parlamentari per la maggioranza. La Lega, parte della coalizione di centrodestra che ha ottenuto collettivamente il maggior numero di parlamentari, dice no a quest’ipotesi e sostiene che la premiership spetta al leader della Lega Matteo Salvini, in quanto leader della formazione del centrodestra che ha ottenuto il maggior numero di consensi. “Diro’ al presidente Mattarella che siamo pronti”, ha scritto Salvini su Facebook. Difficilmente le consultazioni al Colle produrranno risultati in settimana, anche perche’ i Cinque stelle puntano a spezzare la coalizione di centrodestra ponendo un veto a qualunque accordo con Silvio Berlusconi e il suo partito, Forza Italia. Salvini o Di Maio devono cedere, senza pero’ perdere la faccia, scrive “Handelsblatt”, che sottolinea come i tempi dell’economia mal si adattino a quelli della politica. Alla fine di aprile, la pianificazione finanziaria a medio termine deve passare dal parlamento ed essere inviata alla Commissione europea. La Commissione pare pronta a concedere piu’ tempo all’Italia, ma non maggiore flessibilita’. I 5 stelle e la Lega non hanno ancora chiarito come vogliano affrontare il provvedimento, che prevede in automatico un aumento dell’imposta sul valore aggiunto per il 2019. Eliminare quella clausola costringerebbe a reperire altrovo 12,5 miliardi di euro, ha stimato “Il Fatto quotidiano”. Inoltre i vincitori delle elezioni vogliono attuare le loro promesse di un reddito di base generale e una cosiddetta “flat tax”. Entrambi i progetti devono essere finanziati. A questo si aggiungono i problemi con la compagnia aerea in crisi Alitalia e il futuro della banca Monte dei Paschi, che e’ stata salvata con fondi statali. Qui, senza un nuovo governo, si e’ a un punto morto. Allo stato attuale, il ministro delle Finanze, Pier Carlo Padoan, presentera’ la pianificazione finanziaria in parlamento e a Bruxelles sulla base delle precedenti previsioni. Giovedi’ Mattarella ricevera’ i piu’ importanti partiti. Se si dovesse tornare a nuove elezioni i due vincitori delle passate ne sarebbero rafforzati e lo stallo rimarrebbe inalterato, secondo un sondaggio dell’istituto Ipsos per il quotidiano “Corriere della Sera”.

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