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Gli esperti UE per governare l’AI. Quattrociocchi (Univ. Sapienza): “La vera sfida non è usarla, ma misurarne l’affidabilità”

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La Commissione europea ha istituito un comitato scientifico e un forum consultivo composti da decine di accademici, esperti e professionisti: dovranno fornire consulenza a Bruxelles per accelerare l’applicazione dell’AI Act. Abbiamo sentito il Professor Walter Quattrociocchi, uno dei membri italiani.

Nascono lo Scientific Panel e il Forum consultivo per accelerare l’applicazione della legge europea sull’AI. Gli esperti italiani chiamati da Bruxelles

La Commissione europea rafforza l’architettura di governance dell’intelligenza artificiale (AI) e mette in campo due nuovi organismi di supporto all’applicazione dell’AI Act: lo Scientific Panel e l’Advisory Forum. Non si tratta di strutture simboliche, ma di due snodi tecnici e istituzionali destinati a sostenere il lavoro dell’AI Office della Commissione europea, dell’AI Board e delle autorità nazionali chiamate ad applicare, interpretare e far rispettare il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale.

La notizia ha un rilievo particolare anche per l’Italia. Nel nuovo Scientific Panel figurano infatti tre italiani: Walter Quattrociocchi, professore ordinario di Informatica presso Sapienza Università di Roma; Alessandro Abate, professor of Verification and Control all’Università di Oxford; Lorenzo Pacchiardi, assistant Research Professor presso il Leverhulme Centre for the Future of Intelligence all’Università di Cambridge.

La presenza italiana assume un valore politico e scientifico rilevante. Inserisce competenze maturate nel nostro Paese e nella diaspora accademica italiana dentro il cuore del nuovo sistema europeo di valutazione e sorveglianza dell’IA. In particolare, il profilo di Walter Quattrociocchi porta nel Panel l’esperienza di anni di ricerca sui processi di diffusione dell’informazione online, sulla disinformazione, sulla polarizzazione e sulle implicazioni sociali delle tecnologie digitali, suo il lavoro di ricerca più conosciuto sull’epistemia.
Temi oggi centrali per comprendere non solo le prestazioni dei sistemi di AI, ma anche il loro impatto sulla formazione dell’opinione pubblica, sulla qualità del dibattito democratico e sulla circolazione della conoscenza. Tecnologie chiave che vanno però anche spiegate e comprese in termini scientifici e pratici, per quello che sono, nella realtà dei fatti (oltre ogni deriva filosofico-interpretativa), nella realtà delle loro molteplici applicazioni (e proprio per questo importanti).

Quattrociocchi (Sapienza): “Attenzione a delegare tutto all’AI, prima misuriamone l’affidabilità

Abbiamo chiesto a Walter Quattrociocchi, l’unico che vive e lavora in Italia, quali saranno gli obiettivi e le sfide del nuovo comitato scientifico.

Il Panel nasce dalla necessità strategica di mettere a sistema una delle principali risorse dell’Europa: la sua capacità scientifica. L’obiettivo non è contrapporre regolazione e innovazione, ma sfruttare il patrimonio di competenze presente nel continente per accompagnare una trasformazione tecnologica che ha implicazioni economiche, sociali e geopolitiche enormi”, ci ha spiegato il Professor Walter Quattrociocchi.

La sfida non riguarda soltanto gli LLM. Siamo nel mezzo di una più ampia rivoluzione guidata dai dati – ha proseguito Quattrociocchi – dagli algoritmi e dalla crescente capacità dei sistemi artificiali di intervenire in processi cognitivi, decisionali e produttivi. Per questo è fondamentale comprendere non solo ciò che queste tecnologie sanno fare oggi, ma anche quali siano i loro limiti, le nuove frontiere che stanno aprendo e gli eventuali rischi che possono emergere dalla loro diffusione su larga scala”.

Uno dei temi centrali è quello dell’affidabilità, ha dichiarato il Professore di Sapienza Università di Roma: “Se questi sistemi devono essere impiegati in contesti che prevedono forme di delega, occorre capire come definire e misurare operativamente la loro affidabilità. La questione non è stabilire se una tecnologia sia “intelligente” oppure no, ma comprendere in quali condizioni possa essere utilizzata con sufficiente garanzia rispetto al compito che le viene affidato.
Nel caso dei sistemi generativi emerge una questione particolarmente interessante. Si tratta di sistemi che operano attraverso l’ottimizzazione della plausibilità statistica. Questo li rende estremamente efficaci nella generazione di contenuti coerenti e convincenti, ma apre interrogativi importanti sul rapporto tra plausibilità e correttezza. In tutti i processi di delega, infatti, il costo della verifica diventa una variabile cruciale. Quanto più il compito è delicato, tanto più diventa necessario verificare l’output prodotto dal sistema. Comprendere come questo costo vari al variare dei contesti applicativi è una delle questioni scientifiche e industriali più rilevanti dei prossimi anni
”.

In questo senso il contributo dello Scientific Panel sarà quello di aiutare a costruire una comprensione rigorosa di questi fenomeni, mettendo a disposizione delle istituzioni europee il meglio delle competenze scientifiche disponibili. Sembra un modus ponens nuovo e molto promettente”, ha concluso Quattrociocchi.

Che cos’è lo Scientific Panel

Lo Scientific Panel istituito dalla Commissione europea è composto da 60 esperti indipendenti di livello internazionale, selezionati per competenze nell’intelligenza artificiale d’avanguardia, nell’ingegneria, nella revisione tecnica, nell’industria e nell’analisi degli impatti sociali.

Il suo compito sarà fornire consulenza scientifica all’AI Office e, su richiesta, alle autorità nazionali di sorveglianza del mercato. Il focus principale sarà sui modelli e sistemi di intelligenza artificiale di uso generale, i cosiddetti General-Purpose AI models, o GPAI: sistemi capaci di svolgere una vasta gamma di compiti e destinati a diventare infrastrutture trasversali per servizi pubblici, imprese, ricerca, comunicazione, sicurezza e processi decisionali.

Nel Panel spicca il nome di Yoshua Bengio, uno dei padri dell’intelligenza artificiale moderna, pioniere delle reti neurali profonde e premio Turing nel 2018 insieme a Geoffrey Hinton e Yann LeCun.

Che cos’è l’Advisory Forum

Accanto allo Scientific Panel nasce l’Advisory Forum, che avrà un ruolo più ampio di consulenza generale alla Commissione europea e all’AI Board.

Il Forum consultivo è composto da 174 membri, selezionati tra oltre 700 candidature provenienti dal mondo accademico, dalla società civile e dall’industria, comprese piccole e medie imprese e startup. Il suo obiettivo è fornire competenze tecniche indipendenti e raccomandazioni su un ampio ventaglio di questioni legate all’attuazione dell’AI Act: standardizzazione, alfabetizzazione sull’IA, applicazione settoriale delle norme, impatti sui diritti fondamentali, esigenze delle imprese, sfide operative per gli Stati membri.

Perché servono questi organismi

L’AI Act è il primo grande regolamento organico al mondo sull’intelligenza artificiale. Ma una legge, da sola, non basta. Per funzionare, ha bisogno di competenze tecniche, capacità di audit, strumenti di valutazione, coordinamento tra Stati membri e dialogo costante con ricerca, industria e società civile.

È qui che Scientific Panel e Advisory Forum diventano essenziali. Il primo offre profondità scientifica sui sistemi più avanzati e sui rischi sistemici. Il secondo garantisce pluralità di prospettive, coinvolgendo mondo produttivo, accademia, società civile, standard setter e agenzie europee. Insieme, i due organismi rappresentano un’infrastruttura di conoscenza a supporto dell’enforcement europeo.

La posta in gioco: conoscenza, democrazia, competitività

I sistemi di IA più potenti possono aumentare produttività, ricerca scientifica, efficienza dei servizi pubblici e competitività industriale. Ma possono anche amplificare disinformazione, discriminazioni, opacità decisionale, concentrazione di potere, dipendenze tecnologiche e vulnerabilità di sicurezza. La questione centrale non riguarda solo quanto siano performanti questi sistemi, ma come influenzino la produzione, la circolazione e la valutazione della conoscenza nelle nostre società.

Come ha scritto sempre Quattrociocchi su Vatican News, in occasione della prima enciclica di Papa Leone XIV, centrata proprio sull’AI: “Molti utenti delegano integralmente ai modelli linguistici la produzione di contenuti senza possedere gli strumenti necessari per verificarli. Il risultato è l’immissione nello spazio pubblico di informazioni perfettamente impacchettate ma che di fatto sono vuote e non reggono al ragionamento. Una dinamica che rischia di rendere sempre più difficile distinguere tra conoscere e non conoscere“.

Per l’Europa, questo è un passaggio strategico. Governare l’IA significa difendere diritti fondamentali e valori democratici, ma anche costruire autonomia tecnologica, capacità industriale e credibilità regolatoria. L’AI Act può diventare un vantaggio competitivo se sarà applicato con rigore, competenza e proporzionalità. Può invece trasformarsi in un freno burocratico se non sarà accompagnato da strumenti tecnici adeguati, procedure chiare e dialogo costante con gli attori dell’innovazione. Nel mezzo ci siamo noi, come società, alle prese con uno sconvolgimento epocale dettato da una tecnologia che va governata, ma anche compresa, per quello che è nella realtà, sia nelle sue potenzialità, sia nei suoi rischi.

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