Il Governo vuole intervenire sulla disciplina dell’equo compenso nel settore giornalistico con una modifica alla legge n. 233 del 2012. La proposta è contenuta negli emendamenti governativi presentati il 10 marzo e introduce nuove regole per il monitoraggio dei compensi dei giornalisti autonomi, oltre a un fondo pubblico destinato alle imprese editoriali che si avvalgono di liberi professionisti.
La norma, inserita nell’articolo 17-ter degli emendamenti, sostituisce integralmente l’articolo 2 della legge sull’equo compenso e istituisce una Commissione permanente presso il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri con il compito di monitorare e aggiornare i parametri dei compensi nel lavoro giornalistico autonomo.
Commissione permanente sull’equo compenso per i giornalisti autonomi
La Commissione sarà presieduta dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria e includerà rappresentanti del Ministero del Lavoro, del Ministero dello Sviluppo economico, dell’Ordine dei giornalisti, delle organizzazioni sindacali dei giornalisti e dei datori di lavoro, oltre a un rappresentante dell’INPGI.
L’organismo dovrà monitorare l’applicazione dell’equo compenso e proporre ogni anno eventuali aggiornamenti dei parametri. È prevista anche la presentazione annuale al Parlamento di una relazione sull’attuazione della normativa.
Giornalisti: parametri dei compensi affidati al Ministero della Giustizia
La determinazione dei parametri economici per il lavoro giornalistico non subordinato sarà invece affidata al Ministero della Giustizia, che dovrà definirli con un decreto da adottare entro trenta giorni dall’entrata in vigore della norma. Un secondo decreto, adottato di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, stabilirà anche i parametri relativi agli oneri e alle contribuzioni previdenziali.
Nella definizione dei compensi dovranno essere considerati diversi elementi: la natura e le caratteristiche della prestazione professionale, le prassi retributive di quotidiani e periodici – anche online – delle agenzie di stampa e delle emittenti radiotelevisive, oltre ai trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale per i giornalisti dipendenti.
Fondo pubblico per le imprese editoriali
La proposta introduce anche un meccanismo di sostegno economico per le imprese editoriali che utilizzano giornalisti autonomi. Quotidiani, periodici, agenzie di stampa e imprese radiofoniche, televisive e web potranno ottenere un contributo annuo fino al 50% della maggiore spesa sostenuta per adeguare i compensi ai nuovi parametri dell’equo compenso.
Il beneficio sarebbe finanziato attraverso il “Fondo per il sostegno dell’equo compenso delle prestazioni professionali rese dai giornalisti non assunti come lavoratori subordinati”, istituito nello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze, con una dotazione di 15 milioni di euro l’anno a partire dal 2026.
Le modalità di concessione dei contributi dovrebbero essere definite ogni anno con un decreto del Ministro delle imprese e del Made in Italy, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, sentito il Dipartimento per l’informazione e l’editoria.
L’iter parlamentare dell’emendamento
Trattandosi di un emendamento governativo, la misura non è ancora legge. Il primo passaggio è l’esame in Commissione parlamentare, dove gli emendamenti possono essere approvati, modificati o respinti. Se approvato, il testo confluisce nel provvedimento e passa all’esame dell’Aula della Camera o del Senato.
