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G7 Industria, Roberto Viola (Commissione Ue) ‘Serve educazione digitale su cybersecurity’

Roberto Viola

“Così come è una buona abitudine lavarsi le mani per evitare infezioni, così gli italiani” poco alfabetizzati tecnologicamente “dovrebbero sapere che l’utilizzo della data di nascita come password è una soluzione vulnerabile, una porta aperta agli attacchi informatici”. Con questo semplice paragone Roberto Viola, Direttore Generale DG Connect della Commissione Ue, ha spiegato, nella videointervista rilasciata alla Stampa, la necessità di un’educazione digitale di base sulla cybersecurity per i cittadini italiani e per le PMI. La security, intesa come sicurezza informatica per le imprese e tutela dei diritti di proprietà intellettuale, è uno dei punti chiave della dichiarazione finale dei ministri del G7 ICT e Industria. “Al G7 di Torino si è parlato molto di cybersecurity”, ha aggiunto Viola “perché i cyberattacchi possono mettere a rischio un sistema produttivo, per esempio alla piccola e media impresa italiana, e alla proprietà intellettuale italiana”. “La sicurezza sulle reti e la sicurezza informatica in generale”, ha continuato il Direttore Generale DG Connect della Commissione Ue, “è la stessa sicurezza nella vita reale: per evitare le infezioni è buona norma lavarsi le mani. Così i cittadini meno avvezzi alla tecnologia devono sapere che come password sul web non è opportuno mettere la data di nascita e aprire email di mittenti sconosciuti”.

Ecco allora cosa fare a livello globale: “L’educazione digitale di base deve essere insegnata a tutti i cittadini e di conseguenza la conoscenza delle nuove tecnologie deve essere fruibile e accessibile a tutti. Al G7 si è discusso, in particolare, sul modo in cui i cittadini e le PMI possono avere questa cultura di base della sicurezza informatica”, ha dichiarato Roberto Viola.

‘I robot non rubano il lavoro, si può lavorare insieme’

Oltre alla cybersecurity l’intervista ha toccato altri temi legati alla digital transformation, come i robot: “Così come è avvenuto per le altre precedenti rivoluzioni anche la quarta rivoluzione digitale che stiamo vivendo”, ha detto Roberto Viola, “trasforma il modo di lavorare. I robot non rubano lavoro agli uomini, perché potrebbero essere utilizzati per svolgere quelle attività i che sono pericolose per gli esseri umani e quest’ultimi compierne altri”. Viola, per cui, è convinto: “non dobbiamo avere paura dei robot, si può lavorare insieme”.

Infine, dal suo osservatorio europeo, Roberto Viola ha spiegato perché l’Italia è più indietro tecnologicamente rispetto alla media Ue. “L’Italia è in una fase di presa di coscienza dell’importanza del digitale, perché sconta alcuni ritardi”, ha sottolineato il Direttore Generale DG Connect della Commissione Ue, “come la scarsa copertura della banda ultralarga, e soprattutto vive un gap di competenze. Il nostro Paese è sotto la media europea per le competenze scientifiche di base, le cosiddette competenze STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), di cui si è molto parlato al G7 dell’Ict di Torino. I dati sono molto chiari: i Paesi in cui giovani hanno competenze STEM avanzate crescono di più”. “Secondo un recente studio”, ha concluso l’intervista Viola “se l’Italia avesse le stesse competenze STEM della Finlandia avrebbe 2,5 punti in più di PIL”.

Quindi il problema è anche nella scuola italiana, che andrebbe riformata davvero per esempio cominciando ad insegnare agli insegnanti le competenze digitali, la cultura di base, compresa quella sulla cybersecurity.

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