Key4biz

Futuro dell’edilizia è costruire con i robot, in Svizzera la prima casa tirata su con le macchine

L’architettura da tempo guarda al digitale per immaginare nuovi mondi abitativi, per sviluppare design avveniristici e nuove soluzioni per migliorare la qualità della nostra vita. L’edilizia si trova ora a dover affrontare la stessa sfida: immergersi nella trasformazione digitale per recuperare il terreno perso, mostrarsi più competitivi ed abbracciare la green economy.

Parole chiave di questa nuova fase non sono solamente automazione o device digitali, ma anche sostenibilità ambientale, tecnologie pulite, decarbonizzazione e nuovi materiali.
In Svizzera c’è un primo significativo esempio di casa del futuro che, oltre al digitale, un modello di architettura che richiama le smart city e il paradigma industriale 4.0, può vantare qualcosa in più, di inaspettato, perché è una casa costruita con i robot.

Come spiegato direttamente dal sito della Dfab, l’azienda che ha progettato e realizzato la prima casa al mondo in larga parte in ambiente digitale, con l’impiego massiccio di robot e stampanti 3D, e certo ancora un team di operati specializzati in carne ed ossa, l’architettura si sta trasformando e al centro dei suoi interessi c’è il modo in cui utilizziamo le risorse a disposizione.

Il settore delle costruzioni, a livello mondiale, è responsabile del 40% del consumo di suolo, di abbondanti emissioni di CO2 e dell’uso di materiali altamente inquinanti. Il progetto della Dfab House parte proprio da queste considerazioni.

Il prototipo di abitazione, grande circa 200 mq, si trova a Dübendorf, alle porte di Zurigo, e si sviluppa su tre piani: i soffitti sono stampati in 3D, le travi in legno assemblate in loco da robot, pareti ad alta efficienza energetica e domotica avanzata ad integrare i locali.
È stato utilizzato il 60% di cemento in meno rispetto alle altre costruzioni.

La Dfab House è stata tirata su in quattro anni, con la partecipazione diretta dell’Università ETH di Zurigo e 30 partner industriali. L’idea di base di questo progetto, come detto, non è tanto l’introduzione del digitale in cantiere, ma una nuova idea di architettura, dove le macchine non devono più essere separate dagli uomini, ma dovranno imparare a lavorare assieme, e perché no, la possibilità di immaginare nuove estetiche, partecipate direttamente dalle macchine, magari dall’intelligenza artificiale e l’Internet delle cose.

Exit mobile version