Nel 2029 scade in Italia il 73% dei diritti d’uso delle frequenze ma è oggi che bisogna prendere le decisioni che riguardano la loro riallocazione. Decisioni che impatteranno sullo sviluppo industriale del nostro paese fino al 2040-2050, visto che sulle reti mobili viaggerà tutto: dal Cloud all’AI e la qualità delle nostre reti sarà fondamentale per lo sviluppo economico del nostro paese. Si legge in questo senso il piano “Più Veloci” presentato oggi da iliad, che si concentra su una proposta di riallocazione/riequilibrio delle frequenze, determinante, secondo l’operatore, per assicurare un assetto di mercato concorrenziale e permettere agli operatori italiani di investire nella realizzazione delle reti mobili del futuro.
Levi (iliad): “Regole spettro in scadenza nel 2029 scelta industriale”
Il traffico mobile è aumentato di 137 volte negli ultimi 15 anni, ha detto l’amministratore delegato di iliad Benedetto Levi presentando il piano. Anche la disponibilità di spettro mobile è aumentata, passando da 100 Mhz a 1000 Mhz e le modalità di allocazione si sono evolute di pari passo. “Tutto ciò in un settore che negli ultimi 15 anni ha visto un drastico calo dei ricavi”, ha ricordato Levi. Insomma, ricavi in calo, consumi che aumentano in maniera drastica e che cresceranno ancor di più con la diffusione capillare dell’AI e necessità di nuove regole di allocazione, per riequilibrare un quadro che vede nel nostro paese il maggior squilibrio di dotazione d’Europa. “La scelta su come riallocare lo spettro in scadenza nel 2029 ha una valenza industriale, non è una semplice decisione sulle regole di una gara”, ha aggiunto Levi. Ed è così, basti pensare appunto all’AI, al Cloud all’Edge ai Verticals e allo sviluppo del 5G standalone. Tutti temi che dipendono strettamente dalla presenza di spettro sufficiente e investimenti da parte degli operatori, che al momento stanno latitando.
Levi: “5G standalone in tutti i capoluoghi di regione in due anni dopo garanzia riallocazione spettro”
L’obiettivo nel piano Iliad dal 2027, da quando ci sarà certezza dello spettro allocato, è che “in due anni il 5G standalone sia attivato in tutti capoluoghi di regione, in tre anni e mezzo in tutti i capoluoghi di provincia e in sei anni registri il 99% della popolazione italiana coperto” – ha proseguito Levi. Quindi, suggerisce, “il Governo dia un indirizzo. Ci sia un tavolo con operatori e autorità, per definire una priorità di investimento e dire che, a fronte dell’allocazione dello spettro non onerosa, gli operatori si devono impegnare a fare investimenti”. Ciò significa che i soldi da investire ci sono, ma che al momento gli operatori stanno attendendo di capire se sarà necessario riservarli a qualche asta competitiva per i diritti d’uso.
La riallocazione di iliad
In questo scenario, il quarto pilastro di Più Veloci si concentra su una proposta di riallocazione delle frequenze, ideata con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita digitale di tutti.

In particolare, iliad propone una nuova distribuzione delle bande 900, 1800, 2100 MHz e 3,4-3,8 GHz tra i quattro operatori mobili. Tale riallocazione dello spettro, prevede un incremento della dotazione frequenziale dei tre operatori storici (incumbent) che accederebbero alla banda 2,3 GHz a fronte di un rilascio di parte dello spettro nelle bande sopra citate (900, 1800, 2100 MHz e 3,4-3,8 GHz).
Questo approccio mira a promuovere la concorrenza, conciliare la necessità di una gestione efficiente dello spettro e l’esigenza di incentivare gli investimenti futuri, salvaguardando la sostenibilità finanziaria del settore.
Il piano di iliad: ricognizione dello spettro e innalzamento dei limiti elettromagnetici a 61 v/m come in Europa
Il primo pilastro del piano di iliad “Più Veloci” punta ad ampliare la disponibilità di spettro destinato agli operatori già in vista delle assegnazioni per i diritti d’uso in scadenza nel 2029. In questa prospettiva, per iliad è necessario avviare una ricognizione complessiva delle frequenze che potranno essere rese disponibili al settore. Occorre, inoltre, valutare l’utilizzo di porzioni di spettro ancora sottoutilizzate prendendo in considerazione anche soluzioni che consentano forme di “utilizzo duale”, ossia in condivisione tra soggetti diversi (ad esempio Difesa e operatori? Le frequenze della Difesa tornano ciclicamente di moda) affiancando uso pubblico e commerciale.
“La banda 2,3 Ghz è stata resa disponibile dal Mimit e iliad ne ha ottenuto una porzione – ha detto Levi – bisogna rendere disponibili anche altre bande di frequenza sottoutilizzate”.
Pasquino (Università Federico II): “Adeguare limiti elettromagnetici all’Europa per valorizzare lo spettro”
Sono poi necessari limiti elettromagnetici in grado di supportare lo sviluppo delle reti e del settore. Senza un ulteriore adeguamento dei limiti elettromagnetici, larghissima parte del valore industriale, tecnologico e sociale delle nuove frequenze rischia di essere vanificato. In questa prospettiva, il secondo pilastro del piano prevede l’avvio di un percorso che porti entro il primo gennaio 2030 all’adeguamento dei limiti elettromagnetici italiani a quelli europei di 61 V/m. “Il segnale in Italia è meno efficiente perché i limiti a 15 v/m, aumentati nel 2024 rispetto ai 6 v/ m di prima, restano di gran lunga inferiori alla media Ue di 61 v/m”, ha detto il professore di Elettromagnetismo dell’Università Federico II di Napoli Nicola Pasquino. L’Italia dovrebbe adeguarsi quanto prima alla media Ue, in linea con il principio di protezione rispetto alle esposizioni elettromagnetiche fissati a livello internazionale dall’ICNIRP. “Uniformarsi ai limiti fissati dall’ICNIRP consente di valorizzare al meglio lo spettro e di semplificare l’iter autorizzativo”, aggiunge. “Potenze più basse implicano la presenza di più antenne sul territorio nonché un incremento di nove volte dei consumi energetici”, aggiunge il professor Pasquino.
Lo Stato potrebbe fissare gli interventi
Secondo iliad, lo Stato potrebbe definire le priorità di intervento e indirizzare gli investimenti degli operatori verso obiettivi di interesse pubblico in termini di copertura, di digital divide e di spinta ai Verticals e alle bolle 5G. In questo senso – con il terzo pilastro di Più Veloci – iliad propone come primo impegno concreto e misurabile quello di accelerare il deployment del 5G Standalone su scala nazionale. La rete 5G SA realizzata più velocemente, diventerebbe il primo di una serie di investimenti indirizzati dal Governo, ma a carico degli operatori. Così facendo, sarebbe possibile realizzare interventi utili al Paese, anche in zone a fallimento di mercato o senza un ritorno commerciale, senza che questi gravino sulla finanza pubblica.
Pertanto, secondo questa logica, a partire dalla comunicazione ufficiale di assegnazione delle frequenze, ciascun operatore potrebbe impegnarsi a: attivare il 5G SA in tutti i capoluoghi di Regione entro 2 anni; estendere il 5G SA a tutti i capoluoghi di Provincia entro 3 anni e mezzo; coprire con 5G SA il 99% della popolazione in Italia entro 6 anni. L’impegno non sarebbe solo sulla velocità di sviluppo in tutta la Penisola dell’ultima tecnologia disponibile, ma anche sulla sua sicurezza e resilienza. Iliad ritiene che – a fronte di una dotazione frequenziale maggiore – gli operatori dovrebbero investire progressivamente per garantire una disponibilità del servizio pari al 99,9%, grazie a sistemi di monitoraggio proattivo e predittivo.
Carnevale Maffè (SDA Bocconi): “Modello da seguire quello francese. Le frequenze non sono ereditarie”
Il modello cui ispirarsi per la riallocazione equilibrata dello spettro “è quello francese, dove l’Arcep è intervenuta fissando il prezzo di allocazione delle frequenze, creando un mercato che funziona”, ha detto il professor Carlo Alberto Carnevale Maffè della SDA Bocconi. “Dobbiamo riscrivere il mercato delle telecomunicazioni in modalità più efficiente. La tecnologia mobile non è una commodity, nel rinnovo delle frequenze in scadenza nel 2029 bisogna massimizzare la componente tecnologica e non quella fiscale”, ha aggiunto. Carnevale Maffè ha inoltre ricordato che le frequenze non sono un bene assegnato per diritto ereditario. “Dal 2030 si riparte da zero, nessun operatore rinuncerebbe a nulla”. L’obiettivo è riequilibrare questo enorme squilibrio del 173% che c’è nel nostro paese. Insomma, il rinnovo automatico è fuori discussione e lo è peraltro anche in base alla consultazione Agcom in essere, dove il New Deal Mobile della Francia è in primo piano.
Ma quanto vale lo spettro? “Ce lo dica il Governo. Esistono dei benchmark internazionali”, ha detto Levi.
L’opinione degli esperti
Il piano Più Veloci è stato oggetto di un’analisi approfondita da tecnici esperti nel settore che hanno valutato l’impatto e gli effetti delle singole proposte di iliad.
Sul primo pilastro “Più frequenze per il futuro”, Davide Dattoli, Founder di Talent Garden, ha sottolineato: “Con l’intelligenza artificiale generativa, la qualità degli strumenti cognitivi a disposizione di un lavoratore dipende dalla qualità della sua connessione. L’Italia ha 400.000 aziende manifatturiere, distribuite su tutto il territorio: per noi la connettività mobile non è un servizio consumer, è un’infrastruttura produttiva. Le frequenze in scadenza nel 2029 vanno trattate per quello che sono: una scelta sul tipo di Paese che vogliamo essere nel prossimo decennio. La domanda non è quanto incassa lo Stato oggi, ma quale capacità di rete serve all’economia italiana per restare competitiva”. L’analisi di Davide Dattoli vede produttività e connettività come strettamente legate: in quest’ottica, la connettività non viene consideratacome un semplice servizio di comunicazione, ma come un moltiplicatore di produttività distribuito sul territorio. Per far fronte alle crescenti esigenze di continuità di servizio, latenza stabile, capacità elevata e affidabilità operativa delle reti mobili, non sarà necessaria solomaggiore capacità aggregata, ma anche bande più ampie e meglio utilizzabili.
Sul secondo pilastro, “Più potenza al segnale della rete”, Nicola Pasquino, Professore di Misure per la Compatibilità Elettromagnetica presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha evidenziato che “Il 5G promette velocità, bassa latenza e nuovi servizi, ma queste prestazioni richiedono potenza coerente con lo spettro disponibile. Finché i limiti di campo rimarranno una frazione di quelli raccomandati dalla comunità scientifica internazionale, il potenziale della rete resterà sulla carta e non nei dispositivi dei cittadini”. Nella sua analisi,Nicola Pasquino presenta l’allineamento dei limiti elettromagnetici ai valori ICNIRP come condizione necessaria perché l’Italia possa implementare pienamente il 5G e affrontare la transizione verso il 6G in posizione competitiva, insieme a misure di accompagnamento sul piano autorizzativo, del monitoraggio e della trasparenza informativa.
Sul terzo pilastro, “Più investimenti per il Paese”, l’analisi di Cesare Pozzi, Professore ordinario di Economia Industriale presso la LUISS Guido Carli, e Davide Quaglione, Professore ordinario di Economia Industriale presso l’Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara, collega il criterio di assegnazione al valore sistemico dello spettro e alle esternalità diffuse che questo attiva. “Il valore dello spettro per la società italiana si misura nella capacità di tradurre, lungo l’intera durata della licenza, il relativo diritto d’uso in infrastrutture effettivamente dispiegate e funzionali alla generazione di valore per le imprese e le famiglie”. Il fulcro della procedura viene così spostato sulla credibilità industriale degli impegni assunti dagli operatori, sulla loro misurabilità e sulla loro capacità di tradurre una risorsa scarsa in rete, qualità del servizio e innovazione diffusa. Tra gli investimenti ritenuti prioritari, l’analisi di Pozzi e Quaglione individua anche quelli nello sviluppo del 5G SA, sottolineando che “Una rete distribuita di nodi edge integrata con 5G Standalone, distretti industriali e poli logistici costituisce la base di una politica industriale della connettività”.
Sul quarto pilastro, “Più qualità per tutti”, Carlo Alberto Carnevale Maffè, Professor of Strategy and Entrepreneurship alla SDA Bocconi School of Management, da una parte ricostruisce la letteratura accademica e i benchmark europei rilevanti, dall’altra articola un set neutrale di opzioni di disegni regolatori alternativi sottolineando che “Lo spettro non è soltanto una risorsa tecnica da assegnare né un semplice attivo da massimizzare fiscalmente: è una scelta di architettura del mercato”. Nella sua analisi, infatti, vengono articolate cinque precondizioni cumulative affinché una riforma della spectrum policy sia economicamente efficace e giuridicamente difendibile: neutralità procedurale (criteri ex ante, oggettivi e simmetrici per tutti gli operatori); preservazione del segnale di mercato (almeno una quota residua competitiva); rivalità effettiva tra più operatori capaci di competere su 4G evoluto e 5G SA; obblighi performativi verificabili con monitoraggio pubblico; certezza regolatoria intertemporale. “La violazione di una sola di queste precondizioni” – conferma Carnevale Maffè – compromette la tenuta complessiva della riforma”.
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