Spettro radio

Frequenze, decisione Agcom rimandata al 29 luglio. Nodo ispezioni e network sharing

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Il nodo delle frequenze mobili che scadono nel 2029 è stato esaminato ieri al consiglio dell'Agcom, come previsto, ma la decisione slitta alla riunione del 29 luglio. La proposta dell'Autorità ruota attorno a una proroga senza oneri fino al 2037 e prevederebbe ispezioni sugli impegni di investimento.

Il nodo delle frequenze mobili che scadono nel 2029 è stato esaminato ieri al consiglio dell’Agcom, come previsto, ma la decisione, secondo Radiocor e confermata dal Sole 24 Ore, slitta alla riunione del 29 luglio. La proposta dell’Autorità, sulla quale si sta ancora lavorando e necessita di alcune modifiche, ruota attorno a una proroga senza oneri fino al 2037.

Ipotesi rinnovo e riequilibrio dello spettro

In pratica l’ipotesi sarebbe incentrata sull’opzione rinnovo che era stata presentata nell’ambito della seconda consultazione pubblica assieme a quella di un sistema misto (proroga e procedure competitive) e sulle quali si erano già espressi gli operatori. Si fa strada, sempre secondo quanto risulta a Radiocor, anche l’ipotesi di un invito dell’Autorità al governo a procedere secondo la strada indicata che potrebbe prendere forma alla prossima riunione del consiglio.

Sarà poi compito del Governo (Mimit, Mef e Dipartimento per la Trasformazione Digitale) fissare le regole.

Il rinnovo non sarà gratuito

Il rinnovo studiato dall’Agcom come è noto non è gratuito in assoluto, ma prevede impegni di investimento da parte degli operatori, con controlli previsti ogni due anni sull’avanzamento e il rispetto degli impegni stessi. Secondo lo schema in via di definizione, qualora gli impegni non venissero successivamente realizzati, le frequenze potrebbero essere revocate e messe all’asta.

Obiettivo fissare le regole per il rinnovo in Legge di bilancio

Al termine dell’apertura della terza e ultima consultazione, che dovrebbe avvenire il 29 luglio, Agcom approverà una delibera, concludendo il suo lavoro sulle frequenze. Successivamente si ipotizza l’intervento del Governo che potrebbe avvenire attraverso la manovra finanziaria.

In altre parole, le regole per l’assegnazione delle frequenze in scadenza potrebbero essere ufficializzate entro fine anno, dando così agli operatori un quadro più chiaro della situazione dello spettro a medio-lungo termine, creando così i presupposti per una programmazione più certa degli investimenti.   

Gli operatori, ma anche il Governo, vogliono evitare un esito simile a quello implicato dall’asta 5G del 2018, del valore di 6,5 miliardi. Iliad, dal canto suo, chiede un riequilibrio della dotazione frequenziale, troppo sbilanciate a favore degli operatori storici, e si era espressa in sede di consultazione a favore del sistema misto.

I nodi da sciogliere: dall’ente ispettivo al network sharing

A questo punto, restano alcuni nodi da sciogliere. In primo luogo, la designazione dell’ente terzo che dovrebbe effettuare i controlli ispettivi sul mantenimento degli impegni di copertura.

Sarà forse la FUB (Fondazione Ugo Bordoni) ad essere investita di questo compito ispettivo? Di certo la FUB, ente di ricerca del MIMIT che si occupa di nuove tecnologie e frequenze, è più che papabile per compiti ispettivi di questo tipo avendo già avviato studi ad hoc sugli scenari dello spettro al 2029 e i nuovi scenari tecnologici nella transizione verso cloud continuum, AI e crittografia post-quantum. Tutti temi all’attenzione della FUB, così come i nuovi modelli di integrazione con gli operatori satellitari, in particolare negli scenari Direct-to-Cell e Direct-to-Device.

Un compito peraltro fondamentale, per evitare fenomeni di accaparramento e mancata valorizzazione di un bene scarso come lo spettro.

Per il Sole 24 Ore sul tavolo ci sarebbe anche un sistema di oneri alleggeriti in base agli investimenti in nuove reti 5G standalone. In altre parole, più si investe nelle nuove reti e meno si dovrà sborsare per l’utilizzo e l’occupazione delle frequenze.

Ed effettivamente questo modello ricalcherebbe quello tedesco che non dispiace agli operatori.  

Network sharing per risparmiare?

In secondo luogo, resta da capire se il nuovo quadro aprirà ad un maggior ricorso al network sharing per alleggerire i costi di realizzazione delle nuove infrastrutture.

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