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Frequenze, accordo preliminare sulla riforma dello spettro Ue

Pare che in Europa si sia raggiunto un compromesso fra gli stati membri della Ue, la Commissione e il Parlamento sull’annosa questione delle nuove regole per il coordinamento e la durata delle licenze di utilizzo dello spettro radio, che sarà fissata ad almeno 20 anni (15 anni più 5 anni opzionali).

Un compromesso per la Commissione, che dal canto suo aveva proposto di allungare fino a 25 anni i tempi di durata delle licenze d’uso, scontrandosi però con la resistenza di diversi governi nazionali che non vogliono cedere sovranità a Bruxelles in materia di spettro radio, una risorsa economica assai preziosa per le casse dei diversi paesi grazie alle lucrose aste frequenze, che quindi continueranno ad essere gestite a livello nazionale.

A gioire per l’accordo raggiunto nei negoziati del trilogo (Commissione, Parlamento e Consiglio Europeo) è stato ieri sera Andrus Ansip, vicepresidente della Commissione responsabile per il Digitale, primo sostenitore della necessità di allungare (la sua proposta era fino a 25 anni) i tempi di concessione delle frequenze, per assicurare alle telco certezze maggiori sugli investimenti necessari per il 5G.

Nel quadro dell’accordo raggiunto ieri sera dal trilogo, fissato al 2020 il termine per l’assegnazione delle frequenze 3.6-3.8 Ghz e 26 Ghz in tutti i paesi della Ue e che in Italia andranno all’asta entro il prossimo 30 settembre.

Per Andrus Ansip l’accordo rappresenta un “passo chiave” in vista del completamento della riforma del quadro regolatorio delle telecom da concludere ad aprile con la pubblicazione del nuovo Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche. La prossima fase negoziale riguarderà le regole di accesso wholesale.

Un accordo sull’armonizzazione europea delle regole di assegnazione e utilizzo dello spettro è la precondizione perché i diversi stati membri

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