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Fondo Nazionale Connettività, studio AIIP: con mille euro per civico non si coprono i “civici sfibrati”

Il nuovo Piano “Fondo Nazionale Connettività”, affidato a Invitalia nell’ambito dell’Investimento 7 del PNRR, mette a disposizione 733 milioni di euro per sostenere, tramite modello a incentivo (gap funding), investimenti privati in reti ultraveloci con l’obiettivo di portare connessioni fino a 1 Gbit/s in download e 200 Mbit/s in upload nelle ore di punta.

Non soltanto i 700mila civici esclusi da Italia 1 Giga

L’intervento non riguarda più soltanto i circa 700mila civici esclusi dal precedente Piano Italia 1 Giga: secondo le mappature 2025, i civici ammissibili al finanziamento pubblico superano quota 1,8 milioni, perché non coperti (o coperti con tecnologie che non superano i 300 Mbit/s di picco) entro il 2030.

Da qui nasce il ragionamento “a spanne” di un budget medio di circa mille euro per civico: 733 milioni divisi per 700mila civici. Tuttavia, il Piano non è un semplice “costo per civico”: prevede contributi proporzionali agli investimenti complessivi e, dove possibile, richiede di riutilizzare infrastrutture esistenti per ridurre duplicazioni di scavo.

In questo scenario, la domanda diventa inevitabile: mille euro per civico sono davvero sufficienti per colmare il gap nelle aree più difficili del Paese, quelle dove il costo marginale di scavo e posa è più alto?

Uno studio dell’AIIP (Associazione Italiana Internet Provider), che Key4biz ha potuto consultare, ha stimato – con una simulazione quanto più realistica possibile – il costo di copertura dei civici “sfibrati”, partendo da due regioni campione: Lombardia e Toscana.

Ma quanto costa coprire i civici sfibrati? La simulazione dell’AIIP

Il Piano si rivolge alle unità immobiliari che, sulla base delle mappature e delle dichiarazioni di copertura degli operatori fino al 2030, risultano ancora prive di reti in grado di superare i 300 Mbit/s di picco in download. Nel perimetro rientrano sia una parte dei 707.092 civici dichiarati da Open Fiber come “non collegabili” entro il 30 giugno 2026 (437.951 civici ancora sotto soglia al 2030), sia ulteriori civici individuati dalla mappatura generale 2025: complessivamente, 1.814.121 civici ammissibili al finanziamento.

Si tratta dei civici che si trovano nelle aree più complesse e remote, i più difficili da raggiungere: quelli che di fatto costano di più, ma che devono essere raggiunti per evitare che nel nostro Paese permangano zone discriminate, in digital divide.

AIIP, no ai macrolotti. Sì ai lotti regionali

Resta da capire, a questo punto, in che modo si pensa di procedere con i criteri di assegnazione e con la formazione dei lotti di gara. La consultazione pubblica del Piano chiede espressamente agli operatori una posizione sul numero e sul dimensionamento dei lotti: una scelta decisiva per evitare concentrazioni e garantire parallelizzazione e tempi di esecuzione.

Zorzoni (AIIP): “Ci sono almeno 40 operatori locali con maestranze per scavare”

La proposta di AIIP è nota: no ai macrolotti, sì invece a lotti più piccoli, per valorizzare l’attività di operatori regionali e locali ed evitare al contrario il modello di assegnazione univoca a grandi player che, finora, hanno mostrato difficoltà in fase esecutiva nei bandi BUL prima e Italia 1 Giga poi.

La proposta è quindi quella di cambiare modalità di assegnazione, aprendo a micro bandi che favoriscano la partecipazione di player territoriali più legati alla realtà locale. “Sono almeno una quarantina i piccoli operatori che potrebbero partecipare, si trovano in province diverse e potrebbero coprire almeno 84 province su 107 – dice a Key4biz il vicepresidente dell’AIIP Giovanni ZorzoniOperatori locali che, peraltro, dispongono di rapporti più diretti con le autorità locali, che semplificherebbero quindi il rilascio dei permessi, e di maestranze proprie che potrebbero supplire alla cronica assenza di manodopera emersa finora nei vari piani nazionali di copertura a banda ultralarga”.

La tesi dell’AIIP è chiara:

AIIP, un tetto massimo per operatore e regole simmetriche per l’accesso ai pali

C’è poi un tema finanziario, ma anche concorrenziale. Realizzare una rete in fibra ottica scavando costa molto più che posarla in aereo su infrastrutture già presenti. In molte aree del Paese, la rete storica di pali dell’ex monopolista – oggi in capo a FiberCop – rappresenta un asset capillare e strategico. Perché il bando sia realmente aperto e non discriminatorio, è necessario garantire condizioni di accesso eque e tempi certi all’utilizzo di tali infrastrutture, evitando che la proprietà storica della rete aerea diventi un fattore determinante di gara.

Usare il precedente del Bando Scuola

Un precedente utile è quello del Bando Scuole di Infratel, dove è stato previsto un limite al numero di lotti aggiudicabili dal medesimo concorrente. In quel contesto, si è posto in modo concreto il tema della replicabilità: gli aggiudicatari devono poter accedere, a condizioni non discriminatorie e compatibili con i vincoli di gara, alle infrastrutture e ai servizi wholesale indispensabili (trasporto, tratte e infrastrutture di posa). In sede di bando, in sintesi, si dovrebbe quindi prevedere un listino di riferimento e un tetto massimo, accompagnati da SLA e tempi certi, per l’utilizzo di pali e cavidotti, così da non disincentivare la partecipazione degli operatori locali e garantire una competizione effettiva.

C’è da dire che l’obiettivo del bando dovrebbe essere quello, in linea di principio, di realizzare una rete in fibra FTTH prevalentemente interrata, anche perché la posa in infrastruttura interrata garantisce una resilienza e una qualità di trasmissione superiori rispetto a molte tratte aeree, che viaggiano su pali spesso non in condizioni ottimali.

È chiaro poi, secondo AIIP, che andrebbe fissato un tetto massimo di aggiudicazione per singolo operatore, proprio perché in presenza di asimmetrie infrastrutturali (come la disponibilità di rete aerea proprietaria) il rischio è che il bando finisca per concentrare risorse e lavori in capo agli stessi soggetti, riducendo la concorrenza e rallentando l’esecuzione.

Lo studio realizzato da AIIP si propone di individuare quali civici possano essere coperti con costo medio per civico realistico, possibilmente in fibra FTTH.

La situazione in Toscana e Lombardia

È stato utilizzato un software, un algoritmo che ha analizzato la situazione attuale in Lombardia e in Toscana, dove ci sono rispettivamente 98.297 civici scoperti e 197.699 civici scoperti. In totale, circa 300mila civici scoperti su un totale di 700mila. La simulazione è quindi su un campione assolutamente significativo.

Lo studio è stato realizzato usando tre ipotesi di costo medio:

L’ipotesi è che la rete venga interconnessa ai punti di estensione esistenti di vari operatori mediante lo sviluppo di apposita rete di backhaul, fra cui Open Fiber e Fibercop, ma anche i nodi ottici di alcuni operatori locali.

I civici sono stati raggruppati in cluster per vicinanza di massimo 200 metri di distanza in linea d’aria tra civici adiacenti, con i percorsi stradali minimi per interconnettere tutti i civici del cluster. All’interno del cluster si è considerato un armadio CNO ogni 256 civici. E’ stato calcolato il costo per la realizzazione della rete “interna” del cluster, al quale è stato aggiunto il costo per l’uplink al giunto più vicino della rete esistente.

Caso Lombardia: con mille euro per civico collegabili soltanto 301 civici, lo 0,3% dei 98.297 civici da coprire

Quasi un terzo delle risorse del Fondo per coprire soltanto la Lombardia?

Caso Toscana: con mille euro per civico collegabili soltanto 13.866 civici su 197.699 (il 7% del totale)

Le conclusioni della simulazione dell’AIIP

Per approfondire:

Italia 1 Giga, come saranno usati i 733 milioni del Fondo Connettività? In arrivo studio AIIP su tutti i civici esclusiItalia 1 Giga, al via il nuovo Fondo Nazionale Connettività. AIIP chiede bandi regionali con tetto massimo per operatore

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