Gli azionisti di FiberCop e Open Fiber stanno discutendo i termini di un possibile accordo commerciale per completare la diffusione della banda larga ad alta velocità in Italia. Lo scrive la Reuters, ricordando che FiberCop ha come principali investitori il governo italiano e il fondo statunitense KKR, dopo che nel 2024 hanno partecipato all’acquisizione di Tim per 19 miliardi di euro. La trattativa si sta svolgendo sotto la regia del MEF e ha sollevato la perplessità della Cgil, secondo cui il Ministero dovrebbe lavorare per la nascita di una rete unica senza accontentarsi di un mero accordo commerciale fra le parti.
Governo spinge per merger Fibercop-Open Fiber ma KKR non è d’accordo su valutazione e rating
Il Governo italiano è in pressing per la fusione di FiberCop con la rivale Open Fiber, ma KKR non è favorevole a causa di diverse vedute sulla valutazione e sul rating del debito di Open Fiber.
La controversia si è intensificata a novembre, quando FiberCop ha presentato un reclamo alla Commissione europea, sostenendo che l’Italia avrebbe fornito aiuti di Stato alla rivale Open Fiber, più piccola, in violazione delle norme sulla concorrenza dell’Unione Europea.
Anche Open Fiber è controllata da Roma tramite CDP che detiene una quota del 60% del capitale, con la società australiana Macquarie come co-investitore al 40%.
Gli ultimi colloqui segnalano la disponibilità di KKR a ricucire i rapporti con l’Italia, dopo lo scontro con Roma dello scorso anno sui piani di fusione tra FiberCop e Open Fiber.
Non ci sono le condizioni per un merger
Secondo la Reuters, Roma ha riconosciuto che al momento non sussistono le condizioni per una fusione.
Il Ministero dell’Economia ha invece esortato FiberCop, Open Fiber e i rispettivi azionisti a trovare soluzioni alternative per promuovere la diffusione della banda larga senza duplicare costosi investimenti. In effetti, duplicare gli investimenti sembra uno spreco on indifferente viste le perduranti difficoltà a rispettare i target di copertura in fibra nelle aree bianche (piano BUL) e in quelle grigie (Piano Italia 1 Giga).
A FiberCop le aree grigie, a Open Fiber le aree bianche e concorrenti nelle aree nere
Nell’ambito del piano sponsorizzato dal governo attualmente in discussione, FiberCop, sostenuta da KKR, costruirebbe infrastrutture in fibra ottica nella maggior parte delle aree, note come “grigie”, che ancora non dispongono di banda ultralarga ma non sono destinate a finanziamenti pubblici, ha affermato una delle fonti.
Futura IPO
Se portato avanti, l’accordo commerciale potrebbe aiutare il fondo statunitense a lavorare alla vendita – prevista non prima del 2028 – di una parte della sua partecipazione tramite un’offerta pubblica iniziale. Secondo le fonti, in base al piano in discussione, Open Fiber rimarrebbe l’unico operatore di fibra ottica nelle aree remote (bianche) sovvenzionate e i due operatori si concederebbero reciprocamente l’accesso alle rispettive infrastrutture.
Le due società rimarrebbero concorrenti dirette nelle zone più redditizie del Paese, dove già gestiscono reti in fibra ottica rivali.
Le fonti hanno avvertito che il piano di accordo potrebbe ancora subire modifiche e che un’intesa potrebbe indurre le autorità antitrust ad adottare misure per tutelare la concorrenza in alcune delle zone interessate.
Lo Stato italiano detiene direttamente il 16% di FiberCop tramite il MEF e il 60% di Open Fiber tramite CDP.
Nonostante i miglioramenti degli ultimi anni, l’Italia è ancora indietro rispetto alla media europea in termini di copertura in fibra ottica, con circa il 70% delle famiglie raggiunte.
Cgil: FiberCop-Open Fiber mero accordo commerciale, Mef punti e rete unica
“La possibile intesa tra Open Fiber e Fibercop, sotto una non meglio specificata regia del Mef, a prima vista sembrerebbe una buona notizia per chi sostiene, come noi abbiamo sempre fatto, che dotare il Paese di una rete unica sia condizione imprescindibile per garantire diritti di cittadinanza e sviluppo economico e industriale. Ma spiace osservare che non si tradurrebbe nell’auspicata rete unica, ma in un accordo con cui delimitare gli ambiti di intervento e di attività commerciale di ciascuna delle due società”. Così il segretario confederale della Cgil, Gino Giove, e il leader della Slc, Riccardo Saccone.
Cgil: “KKR non ha interesse a investire nella rete unica”
“La ragione – aggiungono i dirigenti sindacali – è semplice: KKR non ha alcun interesse a investire in un progetto abilitante per il Paese. Non è nella natura dei fondi speculativi guardare al bene comune, privilegiano piuttosto la massimizzazione dei profitti nell’interesse degli azionisti. Certo, evitare le duplicazioni è un fatto positivo, ma ancora una volta si perde l’occasione di intervenire davvero sulle criticità strutturali che rallentano il sistema Paese”.
Per questa ragione, aggiungono, “vorremmo suggerire al Mef, azionista diretto di Fibercop al 16% e di Open Fiber tramite Cassa depositi e prestiti, di provare ad occuparsi del reale obiettivo da raggiungere. Perché la transizione digitale in corso necessita di infrastrutture abilitanti e resilienti che coprano tutto il territorio nazionale. Servono la rete unica e un operatore nazionale integrato per competere nello scacchiere internazionale. Non abbiamo bisogno di registi per operazioni commerciali, ma di un Governo che governi con scelte di politica industriale di lungo respiro. E gli esempi da seguire non mancano, basterebbe guardare all’operazione Poste-Tim“.
No duplicazioni di rete e sprechi di risorse
Secondo Il Sole 24 Ore Open Fiber e Fibercop starebbero al lavoro per un memorandum of understanding. “I soci delle due realtà wholesale della fibra in Italia – Kkr da una parte per Fibercop e Cdp e Macquarie dall’altra per Open Fiber – sotto la regia del Mef – scrive il quotidiano economico – stanno studiando un possibile accordo con cui delimitare gli ambiti di intervento e di attività di ciascuna delle due società. L’approdo non sarebbe una società unica della rete – perlomeno non in prima battuta – ma certamente si tratta di un lavoro che in caso di esito positivo dovrebbe traguardare a un accordo, evidentemente commerciale, ma allo stesso tempo strategico e all’interno di uno schema di ‘rete nazionale’ per arginare i pericoli di duplicazione della rete e spreco di risorse”.
Il lavoro, partito prima delle vacanze di Pasqua con una proposta che sarebbe stata inviata da Kkr a Cdp e Macquarie, scrive ancora Il Sole 24 Ore, “è atteso avere come conclusione una nuova stagione di rapporti e la possibilità di sinergie commerciali. Il tutto con un Mef – azionista diretto di Fibercop al 16% e di Open Fiber tramite Cdp – che vede di buon occhio l’iniziativa e che è in costante contatto con le parti per agevolare il dialogo considerato anche proficuo”.
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