le dichiarazioni

Festival di Cannes 2026: “Con l’AI il cinema rischia di diventare una menzogna”

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Escluso dalla Palma d’Oro ogni film in cui l’AI avrà un ruolo. Il delegato generale del Festival Thierry Fremaux: “Siamo dalla parte degli artisti e presto servirà un’etichetta per informare se un film è fatto o no con l’AI”.

AI esclusa dalla Palma d’Oro quest’anno. Il direttore del Festival Fremaux: “Rischiamo di trasformare il cinema in menzogna

Il cinema ha già attraversato grandi trasformazioni tecnologiche, si pensi al salto dai 35mm al digitale, ma con l’intelligenza artificiale (AI) il cambiamento potrebbe essere molto più profondo, tale da snaturare il concetto stesso di cinema. Almeno questo è il pensiero espresso in conferenza stampa da Thierry Fremaux, delegato generale del 79° Festival di Cannes (12-23 maggio).

Il direttore di uno dei più celebri e seguiti festival cinematografici al mondo è stato chiaro su questo: “L’intelligenza artificiale rischia di trasformare il cinema in una menzogna”, aggiungendo che ad un certo punto, con l’uso dell’AI diffuso nell’industria cinematografica “solo i cineasti più esperti potranno essere in grado di distinguere la realtà dalla finzione”.

Dichiarazioni forti, che seguono la decisione del Festival di escludere dalla Palma d’Oro ogni pellicola realizzata anche in minima parte con l’AI. La motivazione principale è che “il Festival è e resterà sempre dalla parte degli artisti, degli sceneggiatori, di attori e stunt, di tutti quelli sul cui lavoro l’IA avrà un impatto”, ha dichiarato il direttore.

L’intelligenza artificiale è solo una “tecnologia in grado di generare buone imitazioni della realtà, siamo preoccupati delle menzogne che può generare”, è stato detto, e questo è un pericolo per l’autenticità e la creatività umana.

Difendere il lavoro e l’ingegno umano

L’AI generativa, infatti, è da più parti accusata di mettere in pericolo il lavoro e la qualità umana proprio perché crea ottimi falsi d’autore. Non a caso negli ultimi tempi da Hollywood alla Gran Bretagna, passando per la Francia stessa, attori e autori sono spesso entrati in sciopero proprio per protestare contro l’uso sconsiderato dell’AI nelle produzioni audiovisive.

Scarlett Johansson e Cate Blanchett, entrambe presenti quest’anno al Festival di Cannes, sono state recentemente tra le centinaia di attori, musicisti e autori che hanno aderito a una nuova campagna che accusa le aziende di intelligenza artificiale di “furto” del loro lavoro.

Le attrici erano tra gli 800 professionisti creativi e gruppi musicali che hanno aderito alla campagna “Stealing Isn’t Innovation” (“Rubare non è innovazione”), lanciata all’inizio di quest’anno, portando avanti l’accusa alle aziende tecnologiche di utilizzare il loro lavoro per “addestrare piattaforme di intelligenza artificiale senza autorizzazione e senza rispetto per la legge sul diritto d’autore“.

C’era una volta il cinema autentico e organico

Oggi un regista, da un momento all’altro può dire “ho solo sei elicotteri sullo schermo, dammene quindici”. La tecnologia rende possibili cose che fino a qualche tempo fa non erano fattibili. La realtà aveva un suo peso nella produzione.
La famosa scena degli elicotteri con la musica ‘Cavalcata delle Valchirie’ di Wagner in ‘Apocalypse Now’ erano gli elicotteri che Francis Ford Coppola aveva effettivamente”, ha dichiarato Fremaux, anche lui regista, sceneggiatore e produttore cinematografico.

Ovviamente, l’esempio portato dal direttore del Festival di Canes è forse l’emblema assoluto di un certo tipo di cinema che oggi proprio non c’è più, definito “autentico e organico”.

Dotare i film di etichette per informare il pubblico su come è stata realizzato, con o senza l’AI

L’innovazione tecnologica è comunque parte del cinema, forse lo è da sempre, e non si può fermare la trasformazione in corso. L’AI è qui, è in mezzo a noi, la usiamo sempre più e al limite va regolamentata, gestita, governata.

Fremaux ha affermato che presto “i film dovranno essere dotati di etichette sulla presenza o meno dell’AI, affinché gli spettatori possano distinguere tra realtà e finzione sul grande schermo”.

Forse dovremmo fare come con il vino biologico che è accompagnato da un’etichetta che offre al consumatore una serie di informazioni di qualità”, ha aggiunto il direttore, “questo film è stato realizzato senza intelligenza artificiale, oppure, questo film è stata realizzato con questi altri mezzi, o ancora, questa sceneggiatura è stata realizzata senza l’ausilio dell’intelligenza artificiale”.

Ma Cannes ha già premiato l’AI

Nonostante le polemiche, che servono anche a richiamare l’attenzione sul Festival (in mancanza delle dichiarazioni “più politiche” sui temi scottanti del nostro tempo), in realtà il Festival di Cannes ha dato ampio spazio all’intelligenza artificiale e già premiato questa tecnologia.

Si è infatti appena conclusa sulla Croisette la prima edizione del World AI Film Festival (Waiff), manifestazione cinematografica parallela, interamente dedicata al cinema realizzato con intelligenza artificiale.

Al Waiff sono arrivate più di 5.000 opere da 80 Paesi. Segno che l’interesse per questa tecnologia, da parte del modo del cinema e più in generale dell’audiovisivo, sta crescendo molto rapidamente.

Nonostante le affermazioni al vetriolo, anche da parte della Presidente del Festival di Cannes, Iris Knobloch, secondo cui “un film non è un insieme di dati, ma è una visione personale. L’IA imita molto bene, ma non farà mai provare emozioni profonde“, al Waiff hanno preso parte nomi di spicco del grande schermo come Gong Li, presidente dell’evento, Claude LelouchMathieu Kassovitz, ma anche del settore musicale, con Jean-Michel Jarre.

Il Best AI Film è andato a “Costa Verde” di Léo Cannone. Tra gli artisti premiati ci sono anche gli italiani, con il Best AI Soundtrack a Fabio Bonvicini per “Steam” e il Best 8th Art Film a Dario Cirrincione per “Present“.

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