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Ferrari Luce da 550mila euro, la 1^ elettrica di Maranello parte male. Tante critiche sui social: “Sembra la nuova Multipla”

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Luce inaugura l’era elettrica della Ferrari, un’auto da oltre 1.100 cavalli, caratterizzata da tecnologia avanzata, design raffinato e un costo esorbitante. Una sfida culturale e storica che la casa di Maranello ha sentito di dover affrontare, ma che scontenta e non convince.

La Ferrari entra nell’era dell’elettrico e lo fa con Luce, una supercar da 310 km/h

Ferrari entra definitivamente nell’era elettrica con la nuova Luce, una supercar da oltre 1.100 cavalli, quattro motori elettrici, trazione integrale e una velocità massima superiore ai 310 Km/h. Lo 0-100 viene coperto in circa 2,5 secondi, mentre la batteria strutturale da 122 kWh lavora su architettura a 880 volt e supporta ricariche ultrarapide fino a 350 kW. Numeri da hypercar assoluta, non da semplice elettrica ad alte prestazioni e soprattutto numeri coerenti con la storia Ferrari: potenza estrema, ricerca tecnica, ossessione per il dettaglio.

La Ferrari Luce rappresenta uno dei passaggi più delicati e simbolici nella storia di Maranello. Ferrari significa made in Italy, eleganza, competizione, motori termici entrati nell’immaginario collettivo. Per decenni il marchio è stato sinonimo di V8 e V12 urlanti, di meccanica “visibile”, quasi teatrale. Portare questo patrimonio culturale dentro un’auto elettrica non era affatto scontato e secondo alcuni neanche necessario. Per questo la Luce non nasce come una Ferrari elettrica “normale”, ma come un manifesto tecnologico e soprattutto culturale.

Eleganza, precisione, meccanica e lusso

Il progetto è chiaramente costruito intorno a un’idea precisa: usare l’elettrico per aumentare il controllo, la precisione e la raffinatezza dinamica. I quattro motori consentono una gestione estremamente sofisticata della coppia su ogni ruota, mentre la batteria integrata nel telaio contribuisce alla rigidità strutturale e a un bilanciamento dei pesi più efficace. Ferrari ha lavorato anche su quattro ruote sterzanti, sistemi elettronici evoluti e un controllo dinamico che punta a mantenere viva quella sensazione di “auto guidabile” che da sempre distingue le vetture di Maranello dalle supercar troppo filtrate dall’elettronica.

Anche dentro l’abitacolo il messaggio è chiaro. La Luce non cerca l’effetto wow fatto di schermi digitali enormi e minimalismo industriale. Ferrari ha scelto un lusso più sofisticato: alluminio, vetro, materiali ricercati, interfacce integrate e un ambiente costruito intorno al pilota. La sensazione è quella di un oggetto disegnato quasi come un pezzo di architettura contemporanea, più che come un gadget tecnologico. Il contributo del Ferrari Design Studio e di figure come Jony Ive (mitico Chief Design Officer di Apple) e il suo studio LoveFrom aggiunge ulteriore peso culturale all’operazione.

La Ferrari ha voluto fare un salto culturale che ha scontentato tutti?

Ora iniziano i ‘però’. Tutto vero, Ferrari è Ferrari, ma questa nuova Luce non ha convinto. Gli interni ricordano ‘troppo’ qualcosa di già visto con Lamborghini, Jaguar, Porsche o McClaren addirittura. Basta leggere i commenti sui social Ferrari. Difficile trovarne qualcuno positivo. Il giudizio medio è: “Enzo Ferrari si starà rivoltando nella tomba”.

I più teneri usano il registro del sarcasmo: “Ma l’ha disegnata Homer Simpson?“; “Ecco a voi la Multipla della Ferrari”; “La Ferrari cinese“; “Sembra una Apple Magic Mouse. Ha anche la porta di ricarica illuminata sul fondo?“; “Ah finalmente, la Apple Car che mancava”; “Arriva la Teslarari“.

Da lontano, in effetti, la Ferrari Luce può ricordare una Tesla. Invito a guardare meglio le sue linee. Le superfici pulite, l’assenza di grandi prese d’aria (tranne la sezione frontale), le linee tese e l’impostazione molto essenziale fanno inevitabilmente pensare al linguaggio estetico che Tesla ha imposto nel mondo dell’auto elettrica. È un punto importante, perché racconta qualcosa di molto più grande della sola Ferrari.

L’elettrico tende naturalmente a uniformare il design automobilistico. Senza motori termici ingombranti, scarichi, grandi griglie frontali e necessità di raffreddamento così evidenti, molte auto diventano più “pure” nelle proporzioni. E in questo nuovo immaginario Tesla ha avuto un ruolo enorme. Elon Musk, il designer Franz von Holzhausen e il team Tesla hanno costruito negli ultimi dieci anni un’estetica che oggi è diventata il riferimento mentale dell’automobilista del nuovo secolo. Piaccia o no, quando si pensa a un’auto elettrica moderna, la mente va spesso lì: linee semplici, forme pulite, minimalismo tecnologico.

Ferrari ovviamente appartiene a un altro universo. La Luce costa circa 550 mila euro, sarà prodotta in numeri limitatissimi ed è destinata a pochissimi clienti nel mondo. Non compete con Tesla sul piano commerciale, né vuole farlo. Però il confronto culturale (e qui torniamo a qualche riga sopra, alla sfida che Ferrari ha accettato, “soprattutto culturale”) è inevitabile, perché il lettore comune ragiona anche in termini pratici.

Le prime consegne saranno effettuate nel quarto trimestre del 2026 e, allo stato attuale, non è stata fornita alcuna indicazione sui volumi previsti.

Le critiche di Montezemolo, Salvini e Calenda

Arrivano anche i commenti al vetriolo sul debutto della Ferrari nel mondo dei motori elettrici.
Spero tolgano il Cavallino da quella macchina. Se dovessi dire quello che penso farei del male alla FerrariSi rischia la distruzione di un mitomi dispiace moltissimo“, ha dichiarato Luca Cordero di Montezemolo (ex presidente e amministratore delegato della Ferrari) parlando di Luce a margine dell’assemblea di Confindustria. 

Ci va duro anche Carlo Calenda via social: “La Ferrari Luce è un insulto estetico e tecnologico per chi ama la Ferrari o, come nel mio caso, ci ha lavorato. Il mercato ha già dato un giudizio incontrovertibile con un -7%. Complimenti a Elkann che dopo aver semidistrutto o alienato Marelli, Comau, Iveco, Fiat, Alfa, Maserati, Lancia, Scuderia Ferrari, Juventus, Repubblica e Stampa ci prova ora con Ferrari. E non era facile“.

Elettrica, costosissima e, dal punto di vista estetico, si commenta da sola… Sembra tutto fuorché un’auto del Cavallino. E questa sarebbe “innovazione”? Chissà Enzo Ferrari cosa direbbe...”, ha scritto sui social il leader della Lega Matteo Salvini.

Dal design al prezzo la Ferrari Luce sembra scontentare un po’ tutti. Il mercato ha reagito negativamente, col titolo che registra una caduta in Borsa, ma anche gli analisti del settore e gli esperti di automotive non hanno fatto mancare in queste ore le critiche alla nuova autovettura“, ha commentato il presidente di Federcarrozzieri, Davide Galli.

Batterie: Ferrari Luce è più avanzata e più estrema, ma la Tesla Model Y è più razionale ed efficiente

Sul fronte delle batterie, il confronto tra Ferrari Luce e Tesla Model Y racconta perfettamente la differenza filosofica tra i due marchi. Ferrari ha sviluppato una soluzione estrema, sofisticata e orientata alla massima prestazione, mentre Tesla continua a puntare su efficienza industriale, autonomia reale e utilizzo quotidiano. Due approcci diversi all’elettrico, entrambi coerenti con l’identità delle rispettive aziende.

La Ferrari Luce utilizza un pacco batterie da 122 kWh con architettura a 880 volt, una soluzione tecnica molto avanzata che consente di gestire potenze elevatissime sia in accelerazione sia nella ricarica. Il sistema integra 210 celle distribuite in 15 moduli ed è parte strutturale del telaio, contribuendo alla rigidità complessiva dell’auto e alla distribuzione dei pesi. La ricarica rapida arriva fino a 350 kW, un valore che colloca la nuova Ferrari nella fascia più alta del mercato elettrico mondiale. L’autonomia stimata dovrebbe superare i 530 chilometri, un dato notevole considerando prestazioni superiori ai 1.100 cavalli.

Tesla, invece, segue una logica molto diversa. La Model Y adotta batterie agli ioni di litio sviluppate con una filosofia più industriale e pragmatica. La tensione nominale del sistema, intorno ai 345-350 volt a seconda delle versioni, è decisamente inferiore rispetto alla Ferrari, ma il progetto americano punta soprattutto all’efficienza energetica e all’ottimizzazione complessiva del veicolo. Il risultato è una delle elettriche più equilibrate oggi sul mercato: nella versione Long Range l’autonomia può arrivare intorno ai 600 chilometri, con punte anche superiori nelle configurazioni più recenti, mentre la velocità massima tocca i 250 km/h nelle varianti Performance.

Dal punto di vista puramente tecnico, la Ferrari Luce appare più estrema e avanzata. L’architettura a 880 volt permette una gestione più sofisticata delle potenze elevate, riduce i tempi di ricarica e rappresenta una soluzione da vera hypercar elettrica. Tesla però ha scelto un’altra strada: meno spettacolare, ma molto più efficiente nella vita reale. La Model Y pesa meno rispetto alla capacità energetica disponibile, consuma meno energia per chilometro e riesce a offrire autonomie molto elevate senza dover ricorrere a batterie enormi.

Ed è qui che emerge il senso pratico del confronto. Ferrari costruisce un oggetto tecnologico eccezionale, pensato per stupire e per ridefinire il concetto stesso di supercar elettrica. Tesla, invece, costruisce automobili che devono funzionare ogni giorno, per milioni di persone, con costi e compromessi sostenibili. Se si guarda soltanto alla batteria, la Ferrari Luce rappresenta la frontiera più avanzata e raffinata dell’elettrico ad alte prestazioni. Ma per l’automobilista normale, che certo non pensa al Cavallino di Maranello, quello che usa l’auto tutti i giorni, accompagna i figli a scuola e viaggia in autostrada, la Tesla Model Y resta probabilmente la soluzione più razionale, equilibrata ed efficiente.

C’è chi rimane mito e chi vince sulla strada

L’uomo della strada che oggi vuole entrare nel mondo dell’elettrico, infatti, realisticamente può permettersi una Tesla Model Y da 40 a 60 mila euro (la Premium). Non avrà mai il fascino di una Ferrari, non avrà materiali artigianali italiani di massima qualità, o rifiniture paradisiache, né prestazioni da hypercar, ma su alcuni aspetti tecnici non sfigura affatto. La Model Y resta una delle elettriche più equilibrate sul mercato: ottima autonomia, accelerazione impressionante, rete di ricarica efficiente, software evoluto, usabilità quotidiana e un design che ha definito lo standard del settore.

È il motivo per cui Tesla ha “vinto sulla strada”. Ferrari rimane il mito, l’oggetto del desiderio, il simbolo di esclusività e potenza. Tesla invece ha conquistato la normalità dell’elettrico, trasformando un’auto tecnologica in qualcosa di concretamente utilizzabile da milioni di persone. Sono due mondi completamente diversi, ma il confronto serve proprio a capire dove si colloca la nuova Luce.

Ferrari, con questa vettura, non sta cercando di convincere il pubblico che l’elettrico sia conveniente o pratico. Quel lavoro lo hanno già fatto altri. Maranello vuole dimostrare che anche un’auto elettrica può essere una Ferrari nel senso più profondo del termine: emozionale, esclusiva, tecnologicamente estrema e desiderabile. È una sfida culturale ancora prima che industriale. L’avrà vinta la Ferrari con questa Luce? Ai posteri l’ardua sentenza.

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