Eu-Inc

Far crescere startup e aziende in Europa, il 28^ regime parte già male

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Le anticipazioni sulla proposta "EU-Inc" della Commissione europea, che sarà presentata domani 18 marzo, sollevano le prime perplessità: senza un vero sistema centralizzato, il rischio è creare un 28° regime solo formale, incapace di superare le attuali frammentazioni normative tra i 27 Stati membri.

EU Inc, l’Europa verso il “28° regime”: l’attesa per il 18 marzo e la sfida di un vero mercato unico per le imprese

L’Europa è ormai a un passaggio cruciale nel percorso verso il cosiddetto “28° regime”, il nuovo quadro giuridico opzionale pensato per consentire alle imprese, in particolare startup e scaleup, di operare con regole uniche in tutto il mercato unico. Il 18 marzo 2026 la Commissione europea dovrebbe presentare ufficialmente la proposta legislativa su “EU Inc, ma già oggi, tra indiscrezioni, bozze circolate e dichiarazioni istituzionali, emergono elementi chiave e, al tempo stesso, prime criticità.

L’obiettivo è ambizioso: ridurre drasticamente la frammentazione normativa che ancora oggi costringe le imprese europee a confrontarsi con 27 sistemi giuridici diversi. Una barriera invisibile che, secondo il Fondo monetario internazionale, equivale a un “dazio” del 110% sui servizi nel mercato interno.

Perché serve un “28° regime”. Fitto (Ue): “Un’occasione di cambiamento”

Il concetto di “28° regime”, rilanciato più volte dal rapporto di Enrico LettaMuch more than a market” e dal Rapporto sulla competitività di Mario Draghi, nasce da un’esigenza concreta: permettere alle imprese di scegliere un unico set di regole europee, alternativo (e non sostitutivo) a quelli nazionali. In altre parole, creare una sorta di “corsia unica” per fare impresa in Europa.

Oggi, infatti, crescere oltre i confini nazionali significa spesso ricominciare da capo: nuove costituzioni societarie, adattamenti di governance, compliance locali differenti. Questo rallenta la scalabilità e penalizza la competitività rispetto a ecosistemi più integrati come Stati Uniti e Cina.

EU Inc” si inserisce nella più ampia strategia della Commissione “One Europe, One Market”, sostenuta dalla presidente Ursula von der Leyen, con l’obiettivo di rafforzare l’attrattività dell’Europa per capitali e innovazione. Il rollout completo è previsto entro il 2027.

L’obiettivo fondamentale è affrontare e superare le diversità tra gli Stati membri che rallentano gli investimenti, aumentano la complessità per gli investitori e riducono la competitività europea. È un piano strategico che può rappresentare un’occasione molto rilevante per costruire dinamiche positive e affrontare la complessità del sistema europeo, oggi frammentato in 27 modelli differenti”, ha dichiarato il commissario europeo Raffaele Fitto intervenendo a un evento sulla sovranità digitale al Parlamento europeo.

Cosa prevede la nuova “EU Inc”

Dalle anticipazioni emerse nelle ultime settimane, inclusa una bozza visionata da fonti stampa, il progetto presenta elementi di forte innovazione:

  • costituzione rapida e a basso costo: una società potrà essere creata entro 48 ore con un costo massimo di 100 euro;
  • procedure completamente digitali: dalla registrazione alla gestione, fino alla liquidazione;
  • statuti standard europei: modelli predefiniti per semplificare governance e compliance;
  • integrazione con i registri nazionali: attraverso un sistema centralizzato;
  • maggiore flessibilità nei finanziamenti;
  • piano europeo di azionariato (EU-ESOP): con strumenti come warrant e stock option per attrarre talenti.

La nuova forma giuridica sarà una società a responsabilità limitata europea, opzionale, pensata per offrire certezza del diritto e favorire la crescita transfrontaliera.

Le criticità emerse dalle indiscrezioni, vero cambiamento o compromesso?

Accanto agli aspetti positivi, la bozza circolata ha sollevato perplessità nel mondo delle startup e degli investitori. Secondo un documento sottoscritto da oltre 24.000 attori dell’ecosistema europeo raccolti nella community EU-INC, il rischio è che la proposta non realizzi pienamente l’obiettivo di un vero “28° regime”.

Tre i punti principali di critica sollevati, troviamo:

  • la mancanza di una giurisdizione unica: la bozza demanderebbe l’interpretazione legale ai tribunali nazionali, creando di fatto “27 varianti” della stessa EU Inc;
  • troppi registri nazionali invece di uno unico europeo: limitando la standardizzazione e la possibilità di costruire servizi e piattaforme interoperabili;
  • frammentazione nella risoluzione delle controversie: senza un tribunale centrale europeo dedicato.

In sostanza, il timore è che il nuovo regime si trasformi in un compromesso, incapace di garantire quella certezza giuridica che ha reso modelli come la Delaware Inc. uno standard globale.

Il nodo politico: integrazione vs sovranità

Le criticità riflettono un equilibrio politico delicato. Un vero “28° regime” richiederebbe un alto livello di centralizzazione (registri, giurisdizione, procedure) che implica inevitabilmente una cessione di sovranità da parte degli Stati membri.

La soluzione attualmente in discussione sembrerebbe invece orientata a evitare l’unanimità necessaria per riforme più profonde, mantenendo un ruolo centrale per le autorità nazionali.

Nonostante le incognite, il progetto “EU Inc” rappresenta secondo i sostenitori uno dei tentativi più concreti degli ultimi anni di completare il mercato unico europeo sul piano societario. Le stime parlano di risparmi fino a 440 milioni di euro in dieci anni, ma il vero impatto potrebbe essere molto più ampio: attrarre capitali, trattenere talenti e favorire la nascita di campioni europei in grado di competere su scala globale.

Il Parlamento europeo ha già espresso un orientamento favorevole, tra gennaio e febbraio 2026, e un primo via libera potrebbe arrivare entro fine marzo. Le prime “EU Inc” potrebbero nascere già nel 2027.

Per startup e investitori, la posta in gioco è chiara: non si tratta solo di semplificare procedure, ma di creare un ambiente giuridico unico, prevedibile, scalabile e competitivo a livello globale. Un banco di prova per l’Unione in un momento storico tra i più tesi e incerti degli ultimi decenni.

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