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Fantasia, burocrazia e IA: la nuova via ‘italiana’ verso l’amministrazione analogica e la digicrazia

Donato A. Limone

Mentre si cerca di “assestare” il sistema (…sistema: si fa per dire) dei vari enti che si occupano oggi di digitale pubblico (Commissario straordinario, Agid, Team digitale, la nuova società prevista dalla legge di semplificazione) fa intanto capolino l’idea che la burocrazia italiana possa essere “redenta” (forse, dato che non ci è riuscito nessuno degli enti esistenti prima citati, varrebbe la pena di riconsiderare l’esperienza positiva di AIPA) da un mix, in queste ore molto in voga, di Intelligenza Artificiale, di Blockchain, di Spid ed altro!

Cosa vuol dire? Vuol dire che le abbiamo provate tutte, non è successo niente (o meglio abbiamo duplicato le procedure, gli archivi, i dati, i costi ecc.) e allora proviamo con altro. Prendono corpo nuovi tavoli di lavoro, si fanno convegni su temi nuovi, si pensa di mettere risorse su nuovi progetti (sono al tramonto i progetti “smart.…”?)

Il cloud ancora resiste…… ma un tema nuovo sarà quello del 5G da “sparpagliare” come il prezzemolo su tutto……). Attenzione: smart, cloud, 5G ecc. sono tutte cose serie ma dipende da come si presentano e da come si usano!!!!!

Dopo 15 anni di Codice dell’Amministrazione Digitale siamo più di prima analogici, anzi siamo “distrattamente” duali (analogici e digitali), ma siamo nella sostanza “nostalgicamente” analogici!

Allora, cambiamo strada e decidiamo di andare verso nuove tecnologie: le tecnologie ci salveranno, risolveranno tutto…. la nostra burocrazia diventerà finalmente tecnocrazia …….e vissero felici e contenti!

In 60 anni di “burocrazia meccanografica”, di informatica distribuita e di informatica personale e di sistema integrato “rete/dati/sw/mobile” finalmente abbiamo ladigicrazia” con la fusione e la definitiva sintesi tra umano e macchine.

E finalmente la “digicrazia” porterà una ventata di cambiamento epocale: servizi in rete, procedure semplificate, cittadini soddisfatti, riduzione dei costi burocratici. Utilizzeremo burocrazia diffusa, senza sedi stabili, virtuali. Nessuno potrà lamentarsi per i disservizi. I dirigenti pubblici saranno portati in processione. I pubblici dipendenti vivranno in una condizione dell’età dell’oro. Non andremo più presso gli uffici, ma faremo tutto con tecnologie personali mobili con materiali trasparenti, tecnologie leggerissime, pieghevoli, usa e getta!

Finalmente dalla burocrazia di weberiana memoria alla tecnocrazia e alla digicrazia: l’Italia è ad un passo di cambio di paradigma (verso il futuro senza fine).

Ma strano, perché non ce ne siamo accorti!?

Saremo i primi in tutte le graduatorie (finalmente!).

E tutti si accorgeranno (finalmente!?) che eravamo sempre in fondo alle graduatorie!

Ma forse vale la pena (ci permettiamo di fare qualche considerazione a fronte di qualche tentativo di politica nazionale sul digitale) richiamare l’attenzione su qualche problema che come “sassolino birichino” finirà con inceppare tutto il meccanismo che con “fantasia” (in modo italico) si sta mettendo a punto senza logica, senza indirizzi, senza regole coerenti.

La prima indicazione

Se i modelli organizzativi delle 30.000 amministrazioni restano quelli attuali (modelli anni ‘70) non c’è I.A. che tenga (i robot non cambiano i modelli per miracolo).

Ma nessuno tocca i modelli (perché nessuno intende cambiare).

La seconda indicazione

Se i processi amministrativi restano quelli attuali (non semplificati, lunghi, tortuosi, scarsamente trasparenti, costosi, analogici, misti, ecc.) e non si semplificano (art. 15 del Codice dell’Amministrazione Digitale e legge 241/1990) sarà dura costruire un sistema esperto che da solo semplifichi i processi!

La terza indicazione

Ma parliamo sempre di tecnologie e chi si occupa dei dati come risorsa informativa per il governo della “cosa pubblica”? Chi si occupa della qualità del dato, dei documenti e della informazione? Ci occupiamo solo del contenitore tecnico.

La quarta indicazione

In questi processi di trasformazione (meglio di tentativi di trasformazione) i dipendenti che operano nelle burocrazie pubbliche sono “coinvolti”, sono partecipi, sono formati al cambiamento, alla trasformazione digitale? Quanti “nanosecondi” sono dedicati alla formazione delle risorse umane nel settore pubblico?

Le politiche pubbliche sul digitale sono affidate alla “fantasia” e al mondo dei sogni!

I sogni son desideri……ma hanno a che fare poco con la realtà.

La realtà (mi dispiace strattonare quelli che sognano) è fatta di 60 milioni di italiani che hanno il diritto ad un’amministrazione digitale, che vogliono servizi di qualità ed in rete, che vogliono una burocrazia moderna, che non vogliono essere oberati da oneri amministrativi diretti e indiretti molto pesanti (più di 30 Mld di euro/anno di costi aggiuntivi a quelli ordinari). Una burocrazia che opera con modelli di organizzazione del lavoro degli anni ‘50.

Cari decisori pubblici (chi decide) mettete la sveglia ad una ora certa per cose certe da fare con obiettivi certi.

E coinvolgete veramente gli stakeholders al di là dei tavoli e tavolini attivati e del rito delle consultazioni senza risultati.

Anche la digicrazia ha le sue regole ed i suoi tempi.

Oppure si è deciso di continuare a sognare (dormire) tanto l’analogico ci salverà!?

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