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Facebook, il down ha svelato come l’IA interpreta le immagini (fregandosene della privacy)

Il grande black out di due giorni fa – che ha messo fuori uso per parecchie ore le tre grandi piattaforme social Facebook, Instagram e WhatsApp – ha offerto uno sguardo dietro le quinte su come l’Intelligenza artificiale e l’algoritmo di Facebook “vedono” le tue foto.

L’interruzione, che è iniziata mercoledì 3 luglio e ha colpito 1,5 miliardi di utenti di Facebook e reso Instagram quasi inutilizzabile, ha ‘bloccato’ le immagini dei social media dal caricamento e ha lasciato al loro posto descrizioni come: “l’immagine può contenere: tavolo, pianta, fiore, e l’immagine può contenere 1 persona, con sorriso, primo piano

Queste descrizioni o tag mostrano come l’intelligenza artificiale di Facebook interpreta le immagini.

Su Twitter, le persone hanno condiviso screenshot di come le loro foto sono state taggate. “A dir la verità, ‘una persona, barba’ è praticamente una descrizione azzeccata di me“, ha scritto Zack Whittaker, un editor di TechCrunch.

L’IA per i non vedenti

L’utilizzo dell’IA sulle immagini viene utilizzata negli sforzi di accessibilità dell’azienda per descrivere le foto a persone non vedenti o ipovedenti e che accedono al sito tramite uno screen reader. In breve, Facebook utilizza l’apprendimento automatico per interpretare automaticamente le foto, quindi legge questa interpretazione ad alta voce agli utenti non vedenti.

La privacy

Quindi, anche se qui potrebbe esserci una spiegazione benigna, è ancora un duro promemoria di quanti dati Facebook sta raccogliendo in ogni momento, anche quando non ci rendiamo conto che sta accadendo. Grazie alla sua tecnologia IA sempre più sofisticata, Facebook può persino raccogliere informazioni da qualcosa cosa, anche innocua, come una foto di qualcuno in vacanza.

Alcuni utenti sono infatti stati “descritti” dalla IA esattamente con il loro nome. L’intelligenza artificiale non solo quindi ha riconosciuto il contenuto dell’immagine, ma l’ha saputa associare ad una persona specifica. L’identificazione quindi è massima. Il malfunzionamento del 3 luglio ha permesso agli utenti di vedere ancora una volta quante informazioni effettivamente condividono in rete, e quanto sopratutto, sia forte il potere del social di Mark Zuckerberg.

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