Key4biz

Facebook, essere ‘amici’ dei propri figli conviene o no?

Facebook

Avere tra gli amici di Facebook i propri genitori conviene o no? Sicuramente il social permette di mantenere le relazioni, condividere esperienze, conoscersi meglio, ma è anche vero che si corre il rischio di diventare dei ‘sorvegliati speciali’ di mamma e papà.

Difficile, infatti, per questi ultimi resistere alla tentazione di andare a spulciare tra i vari contatti, i messaggi lasciati in bacheca o le foto pubblicate dai propri figli.

Un modo per tenerli sempre sott’occhio, sicuramente sì, ma anche in un certo qual senso di immischiarsi.

In Francia il 34% dei giovani sceglie di avere relazioni social con i propri genitori o almeno con uno di loro e a farlo sono stranamente quelli tra i 18 e i 24 anni – contro il 26% della popolazione totale – una fascia di età in cui di solito si rivendica maggiormente la propria indipendenza dalla famiglia.

Oltralpe evidentemente non è così o comunque non si teme che quelle relazioni possano diventare ‘pericolose’.

Abbiamo chiesto un parere a Paola Vinciguerra, psicoterapeuta, presidente dell’Eurodap, Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico, che questa volta si è spogliata del proprio ruolo per risponderci da mamma.

“Io ho mia figlia tra gli amici di Facebook – ha detto a Key4biz Vinciguerra – Mi capita di vedere ciò che pubblica, magari anche di commentare, ma non so chi siano i suoi contatti. Sono fatta così e penso che con la totale apertura si rischia la perdita dei ruoli o di colmare in maniera disfunzionale quello che dovrebbe essere lo scambio reale tra genitori e figli”.

“Doversi ridurre a osservare il profilo dei figli per sapere cosa fanno mi sembra una perdita di intimità, del significato stesso di famiglia e di quel rapporto che dovrebbe essere più profondo, energetico e da supporto a quello che è il mondo esterno”.

“Io posso guardare e commentare una foto pubblicata da mia figlia”, ha dichiarato Vinciguerra, precisando però che se l’immagine in questione la colpisce per qualcosa di particolare “è bene che diventi oggetto di conversazione intima”.

Secondo il sondaggio condotto dal Consiglio superiore dell’audiovisivo, in Francia sono le ragazze (37% contro il 32% dei ragazzi) ad avere maggiori contatti con i genitori su Facebook, Twitter, Instagram o SnapChat.

In particolare si predilige il contatto con la propria mamma (29%).

I maschietti invece preferiscono i papà: 27% contro il 23% di quelli che sono ‘amici’ della loro madre.

Ma perché anche sui social si preferisce mantenere i rapporti familiari?

Il 60% degli intervistati dice di farlo per condividere fotografie, esperienze o emozioni…Il 14% sostiene addirittura che permette di conoscere meglio sé stessi e il 20% indica anche che queste relazioni online si rivelino utili… per tenersi sotto controllo.

Il sesso resta però un argomento ancora off-limits.

Si può parlare di tutto, le ragazze chiedono anche consigli alle mamme quando le trovano connesse al social (37% contro il 31% dei ragazzi) ma per favore non parliamo di sesso, quello no.

Alla loro età, se ci fosse stato Facebook, non avrei mai aggiunto tra gli amici i miei genitori col rischio che potessero sapere o capire troppo.

Così come all’epoca non ci saremmo mai sognati di far leggere il nostro diario segreto, anche se spesso accadeva di trovare il lucchetto forzato.

Era il giusto mantenimento di quel sottile confine tra privacy e condivisione.

Oggi evidentemente le cose sono cambiate. Ed è forse anche un vantaggio perché non si avverte più quel profondo distacco generazionale, che faceva scoppiare scontri feroci, e si stabiliscono relazioni più pacifiche e forse proficue.

Sempre più genitori cercano di fare gli amici dei figli, anche su Facebook, ma attenzione è sempre bene non mischiare troppo i ruoli.

E se ci fossero dubbi seri, la sbirciatina ci starebbe?

Vinciguerra ha risposto a Key4biz: “Se avessi dubbi la prima cosa che farei sarebbe esprimere le mie perplessità guardando mia figlia negli occhi. Cercherei di chiedere a lei e di osservare la sua fisicità, la modalità di risposta, l’eventuale vergogna o disagio, il tipo di relazione che ha con me”.

“Per fortuna non mi sono mai trovata in questa situazione – ha osservato la  presidente dell’Eurodap – ma è chiaro che se avessi la sensazione che ci sia sotto qualcosa di veramente grave e che dopo aver tentato la relazione diretta con lei non solo non ha fugato i miei dubbi e non mi ha tranquillizzata ma me li ha intensificati, allora forse, ripeto forse, andrei a cercare per capire perché vorrei essere il primo a sapere e non l’ultimo cosa che invece succede ai genitori di oggi spesso ignari di ciò che fanno i figli o dei turbamenti che vivono”.

Exit mobile version