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Evasione fiscale, Amazon sotto indagine dalla Procura di Milano

Amazon torna al centro dell’attenzione della Procura di Milano con una nuova indagine per presunta evasione fiscale.

Nel mirino della Guardia di finanza e dei magistrati c’è Amazon EU Sarl, branch con sede in Lussemburgo. Alla sua amministratrice viene contestata l’ipotesi di omessa dichiarazione dei redditi, accusa contenuta in un decreto di perquisizione di 13 pagine rivelato da Reuters.

Per questo, ieri, la Guardia di Finanza di Monza, su delega del pm Elio Ramondini, già titolare del fascicolo ‘madre’ nel quale il colosso americano è accusato di non aver versato l’Iva per 1,2 miliardi di euro, si è recata per raccogliere documenti e acquisire dispositivi informatici negli uffici milanesi della multinazionale in via Monte Grappa, a casa di sette suoi manager, estranei alla vicenda, e nella sede della società di consulenza Kpmg.

Evasione fiscale: la risposta di Amazon

“È sorprendente e profondamente preoccupante – afferma Amazon – che, mentre siamo attivamente impegnati in un dialogo trasparente con le autorità fiscali italiane per ottenere chiarezza su questioni tecniche complesse, la nostra azienda e i nostri dipendenti continuino a essere oggetto di azioni aggressive e del tutto sproporzionate da parte della Procura”. Mentre la società “paga tutte le tasse dovute in Italia ed è uno dei primi 50 contribuenti del Paese”.

Le rilevazioni di un “Whistleblower”

 A dare il via al terzo filone di indagine del pm Ramondini sono state le rivelazioni di un “whistleblower”, un dirigente sentito con altri testimoni nel primo procedimento che si sta avviando a una definizione, con l’aggiunta di alcuni accertamenti che hanno consentito di appurare l’esistenza di una sede operativa e permanente nel nostro Paese dal 2019 fino all’agosto 2024.

Cosa dice l’inchiesta

Nell’ultimo periodo, poi, la lussemburghese Amazon Eu sarl, la principale società del gruppo che gestisce l’attività europea, ha inglobato, fondendosi, Amazon Service Europe e si è, per così dire secondo le indagini, messa in regola.

Così dopo aver dichiarato l’esistenza di una “stabile organizzazione” che gestiva il “business marketplace” sul territorio italiano, i 159 dipendenti di Amazon Italia Service (si tratta di account manager che contattavano i grandi venditori affinché usassero la piattaforma per commercializzare i loro prodotti), sono stati formalmente trasferiti sotto l’ombrello di Amazon Eu sarl, che nel frattempo ha regolarizzato la sua posizione fiscale.

Tuttavia, ricostruiscono inquirenti e investigatori, fino al 31 luglio di due anni fa, l’attività in Italia veniva gestita interamente dalla società lussemburghese, la quale dichiarava che i dipendenti che facevano capo alla ‘branch’ italiana erano “a mero supporto”. Una situazione, come ha segnalato peraltro una consulenza sulla fiscalità di Kpmg, a “rischio” e che ora ha portato la Procura ad indagare sul mancato versamento delle imposte dirette per cinque anni.

Intanto, si avvicina la chiusura della tranche dell’indagine sul mancato versamento dell’Iva in cui sono iscritti una società del gruppo e una manager. Lo scorso dicembre, su questo fronte, dal punto di vista tributario il gruppo guidato da Jeff Bezos ha raggiunto un accordo con l’Agenzia delle Entrate, versando 511 milioni di euro.

Da questo primo procedimento penale ne è poi scaturito un altro, sempre a Milano, che ipotizza il reato di “contrabbando per omessa dichiarazione” e che vede al centro, oltre al gruppo dell’e-commerce, anche una settantina di presunti “prestanome”, ossia una rete di venditori di prodotti importati dalla Cina.

Non solo evasione fiscale, l’altro dossier aperto per violazione privacy dei dipendenti

Sul fronte dei controlli, Amazon deve fare i conti anche con un altro dossier aperto. Il Garante per la protezione dei dati personali e l’Ispettorato Nazionale del Lavoro hanno avviato un’attività ispettiva congiunta sull’utilizzo dei sistemi di videosorveglianza e sul trattamento dei dati personali dei lavoratori impiegati nei centri logistici italiani.

L’iniziativa, spiega una nota dell’Autorità, nasce da approfondimenti tecnici avviati anche a seguito di notizie di stampa, dai quali sarebbero emerse possibili criticità nell’acquisizione e nel trattamento dei dati e nell’uso di strumenti di controllo in assenza delle garanzie previste dallo Statuto dei lavoratori.

Nel mirino le pratiche di videosorveglianza dei dipendenti

Le verifiche riguardano in particolare alcuni snodi logistici chiave, tra cui il centro di distribuzione di Passo Corese, in provincia di Rieti, e quello di Castel San Giovanni, nel Piacentino. Sotto la lente l’eventuale impiego di sistemi di monitoraggio idonei a incidere sui diritti e sulle libertà dei dipendenti, in contesti ad alta complessità organizzativa e tecnologica.

Le attività sono condotte dagli uffici del Garante e dalle strutture centrali dell’Ispettorato, con il supporto del Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche della Guardia di finanza, con l’obiettivo di assicurare il rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali e un’adeguata tutela dei lavoratori.

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