L’Italia ha fatto grossi progressi nel suo percorso di transizione digitale della Pubblica Amministrazione, ma restano delle “debolezze strutturali”, compresa la scarsa copertura in fibra FTTP nelle aree rurali e la carenza di competenze digitali (sotto la media Ue) nonché un’adozione disomogenea delle nuove tecnologie, soprattutto l’AI in ambito aziendale, sebbene il suo uso è aumentato del 100% in due anni. In questo senso, il tallone d’Achille restano le PMI, dove l’AI è pressoché inesistente. Il 5G è diffuso, ma il 5G standalone non è nemmeno partito, “nessuna stazione radio base in Italia è 5G standalone” a fronte di una media Ue del 20,9%. E questo è un altro punto di forte debolezza.
Eurobarometro 2026 sui target del decennio digitale Ue al 20230
È quanto emerge, in estrema sintesi, dall’ultimo rapporto dell’Eurobarometro 2026 della Commissione Ue (l’ex DESI) sugli obiettivi del Decennio digitale al 2030, il rapporto annuale che misura i progressi degli Stati Ue in termini di digitalizzazione della società. C’è una raccomandazione da parte di Bruxelles all’Italia che salta agli occhi e riguarda lo spettro radio. “Utilizzate la scadenza dei diritti d’uso delle frequenze per creare condizioni (di mercato ndr) pro-investimenti”.

Italia bocciata sull’adozione dell’AI nelle PMI
La Commissione Ue boccia l’Italia in tema di AI. Il problema, come detto, restano le PMI dove le nuove tecnologie non rientrano nei modelli di business, con gravi conseguenze in termini di produttività. Anche la copertura FTTP non è omogenea, con ampie fette di territorio rurale che restano scoperte.
Italia bene su Cloud, identità digitale, sanità digitale
Detto questo, sono molti i capitoli in cui l’Italia va più che bene, a partire dai servizi pubblici digitali, l’identità digitale e la sanità digitale. La migrazione al Cloud e i data analytics.
Servizi digitali
Nell’ambito dei servizi pubblici digitali, il Paese risulta in linea con la traiettoria definita nella roadmap nazionale per il decennio digitale. Infatti, superano la media europea (84,64%) i risultati nei servizi pubblici digitali rivolti ai cittadini italiani, che arrivano all’86,11%, con una crescita del 3% rispetto al 2024. Particolarmente rilevante è il risultato relativo ai servizi digitali per i cittadini nel Paese, con un dato pari al 96,77% che supera la media europea (94,01%) e quasi centra l’obiettivo finale. Anche i servizi pubblici digitali transfrontalieri si attestano sopra la media UE, con un risultato del 75,45%.
Lo studio evidenzia i risultati raggiunti dallo sviluppo del sistema di portafoglio digitale IT-Wallet, dalla diffusa adozione dei sistemi di identità digitale CIE e SPID e il rafforzamento dell’interoperabilità dei dati pubblici. Sono proseguiti inoltre gli interventi sostenuti dal PNRR (1.1 e 1.2) per la migrazione di servizi e dati della PA verso infrastrutture di cloud qualificato, con l’obiettivo di rendere i servizi pubblici più sicuri, integrati, efficienti e resilienti. La Piattaforma Digitale Nazionale Dati (1.3.1) consente lo scambio sicuro di informazioni tra oltre 9.000 enti tramite API, con oltre 1,1 miliardi di scambi di dati effettuati.
Inoltre, il Paese ha promosso, nell’ambito del PNRR, un pacchetto di iniziative volte ad accelerare la digitalizzazione dei servizi pubblici, migliorare l’esperienza dei cittadini e favorire l’adozione di piattaforme nazionali come PagoPA e app IO per l’erogazione dei servizi e i pagamenti digitali.
Positivi anche i progressi nella sanità digitale, con un esito dell’89,93% – superiore alla media comunitaria (86,51%) – e una crescita del 6,9% nell’accesso ai dati sanitari elettronici, grazie alla diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 sempre nell’ambito del PNRR, e all’Ecosistema Dati Sanitari. A febbraio 2026, il 95% dei medici di medicina generale e dei pediatri ha trasmesso documenti digitali firmati o gestito ricette elettroniche attraverso il sistema nazionale.
Digital skills e tecnici specializzati in ICT
Il nostro paese ha un problema endemico di digital skills e una carenza totale di tecnici specializzati in ICT. Le donne restano sotto rappresentate in ambito ICT.
Ciò non toglie che il parco di super computer e la strategia su quantum siano un fiore all’occhiello del paese e anche i semiconduttori sono un punto di forza.
L’85% dei cittadini ritiene che la Ue dovrebbe diminuire la sua dipendenza da tecnologie extra Ue,in linea con la media Ue.

5G standalone assente. Spettro radio fattore chiave
Interessante il passaggio del rapporto che riguarda il 5G nel nostro paese e sulla situazione dello spettro. “Sebbene le prestazioni della copertura 5G siano superiori alla media UE, la diffusione si è basata principalmente su architetture non standalone (NSA) costruite su reti 4G esistenti. L’Italia attualmente non dispone di stazioni base 5G standalone (SA) e pertanto è in ritardo rispetto alla media UE del 20,9%. Le principali licenze per lo spettro (800 MHz, 900 MHz, 1,5 GHz, 1,8 GHz, 2,1 GHz, 2,6 GHz, 3,4-3,8 GHz) scadranno nel 2029. La transizione al 5G SA sta emergendo solo ora come nuova priorità politica. Ciò si riflette già nelle iniziative normative in corso, comprese le consultazioni pubbliche volte a individuare l’approccio normativo più appropriato per la riassegnazione delle licenze per lo spettro in scadenza il 31 dicembre 2029. Queste licenze coprono bande di frequenza chiave che costituiscono il nucleo delle reti mobili italiane, focalizzate sul sostegno agli investimenti, preservando al contempo la concorrenza e consentendo casi d’uso avanzati”, si legge nel report.
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