L’appello degli accademici sull’euro digitale, perché chiedono di far presto
Quando parliamo di sovranità europea non si può e non si deve dimenticare un fattore strategico, rappresentato dal settore finanziario. L’Unione europea ancora sta lavorando al suo euro digitale e lo deve fare per mantenere saldo il controllo sulla sua moneta ufficiale.
Ma da cosa? Secondo la lettera inviata al Parlamento europeo da una settantina di accademici europei, tra cui il celebre economista francese Thomas Piketty, da diversi elementi critici: prima di tutto da interessi di parte di alcuni “lobbisti” del settore bancario, da interessi extraeuropei relativi ai sistemi di pagamento, da forze finanziarie alternative al sistema tradizionale.
Come riportato dal Financial Times, “l’euro digitale è una salvaguardia essenziale per la sovranità, la stabilità e la resilienza europea. La dipendenza da fornitori americani di pagamenti espone i cittadini, le imprese, i governi europei a rischi sistemici e geopolitici”.
Il 2029 è tardi
In questo momento, l’intero pacchetto “Euro digitale” è al vaglio degli europarlamentari. La bozza si aggiungerà al lavoro già portato avanti dal Consiglio europeo e dalla Commissione in vista del trilogo che dovrà arrivare alla stesura finale di una norma definitiva sulle caratteristiche del contante digitale, che poi sarà emesso dalla Banca centrale europea (Bce).
Per accelerare i tempi, come chiesto nell’appello degli accademici rilanciato dal Sole 24 Ore, se gli europarlamentari dovessero approvare entro maggio un testo molto vicino alla proposta del Consiglio, “il trilogo avrà tempi rapidi e il regolamento che darà vita legale all’euro digitale potrà essere varato entro la fine del 2026: l’euro digitale potrà entrare in circolazione nel 2029”.
Troppo tardi? Secondo gli esperti si. Il suggerimento esplicito è tagliare il maggior numero di emendamenti superflui, che altrimenti (in gran numero come spesso accade) non farebbero altro che allungare drasticamente i tempi, con il varo del solo regolamento spostato al 2027.
La questione dell’euro digitale è questione di controllo sulla moneta europea
Senza un euro digitale il mercato finanziario europeo si mostrerebbe troppo vulnerabile, secondo gli accademici che hanno firmato la lettera. Ma è fondamentale che questa valuta abbia la massima diffusione: “deve poter funzionare online e offline, proteggere la privacy ed essere utilizzabile da tutti i residenti europei, anche quelli che non hanno un conto corrente bancario”.
Il messaggio degli accademici si può sintetizzare in questa frase: “riusciranno gli europei ad esercitare il loro controllo sulla loro moneta nell’era digitale, oppure lasceranno che saranno altri a farlo?”.
E gli altri al momento sono gli americani.
Le resistenze degli istituti di credito europei e il rischio ridimensionamento del progetto
Titto facile? Non proprio. Al netto dei percorsi burocratici sopra menzionati, c’è una certa resistenza di gruppi bancari che temono contraccolpi sui depositi bancari.
Non a caso, a novembre una quindicina di grandi istituti (tra cui Deutsche Bank, Bnp Paribas e Ing) hanno messo in guardia dal rischio di indebolire gli sforzi del settore privato continentale nella competizione con i giganti Usa dei pagamenti.
Come ricordato su La Repubblica, con i piani attuali, ogni cittadino potrebbe detenere fino a 3.000 euro in un portafoglio virtuale, risorse che non finirebbero più nei bilanci bancari, riducendo una fonte di finanziamento stabile e, a cascata, la capacità di erogare prestiti.
C’è quindi chi avanza la richiesta di un ridimensionamento del progetto euro digitale, per garantire la coesistenza con le iniziative private.
Chi potrà avere un ruolo chiave in questo lungo percorso? Sicuramente chi verrà dopo alla guida della Bce. L’attuale Presidente Christine Lagarde lascerà a fine 2027, il vicepresidente Luis de Guindos ancora prima, a maggio di quest’anno. La nomina del suo successore potrebbe già essere una prima figura chiave per il varo dell’euro digitale e potrebbe essere uno tra Mario Centeno, Martins Kazaks, Madis Müller, Olli Rehn, Rimantas Šadžius e Boris Vujčić.
L’euro digitale avrà successo?
In ultima analisi, come spiegato su Key4Biz da Maurizio Baravelli e Luciano Pilotti, l’euro digitale avrà successo solo se rispetterà i benefici pubblici promessi e se le banche si dimostreranno collaborative.
I dubbi, tuttavia, non mancano anche per quanto riguarda la “supposta” maggiore accessibilità, sicurezza, privacy.
Non è però detto che l’euro digitale sia effettivamente più apprezzabile dal pubblico rispetto all’euro in biglietti e monete. E non si può dire che le banche abbiano un così grande e concreto interesse in questo progetto, perché si troverebbero a subirne i costi senza ottenere particolari benefici.
Il lavoro da fare è ancora tanto.
