L’ok politico dell’Europarlamento al progetto di euro digitale
Via libera del Parlamento europeo al progetto dell’euro digitale portato avanti dalla Banca centrale europea (Bce). Il testo votato in assemblea è stato definito “essenziale per rafforzare la sovranità monetaria dell’Unione europea”, ma anche per “ridurre la frammentazione nei pagamenti al dettaglio” e per un sostegno più concreto “all’integrità e alla resilienza del mercato unico”.
Il sostegno al progetto sottolinea anche l’importanza dell’euro non solo online, ma anche offline. È infatti ribadita “l’importanza di preservare il ruolo del contante”.
I deputati affermano che “la crescente digitalizzazione dei pagamenti, se affidata esclusivamente a soggetti privati e non Ue, rischia di creare nuove forme di esclusione”, oltre che minare il principio di indipendenza digitale europea, per questo chiedono alla Bce di “intensificare il monitoraggio delle criptovalute”.
Il nodo dell’indipendenza digitale dell’Ue, che passa anche per l’euro digitale
Un concetto ribadito recentemente dall’economista italiano Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea (Bce), intervistato dalla testata tedesca Suddeutsche Zeitung, che ha invitato ad accelerare sul progetto di euro digitale, sottolineando che ogni ritardo su questo strumento “aumenta la dipendenza europea da sistemi di pagamento extra-Ue”.
Già a fine ottobre 2025, in occasione del Consiglio direttivo della Bce a Firenze, annunciava la conclusione della fase preparatoria (avviata nel novembre 2023) e l’inizio dei lavori tecnici e operativi che porteranno, entro il 2029, alla possibile emissione dell’euro digitale.
Lo stesso Cipollone a più riprese aveva spronato l’Europarlamento a prendere una decisione positiva sul progetto euro digitale, perché i dubbi sulla privacy messa a rischio nelle transazioni online è più una fake news che un problema reale: “se rischio c’è è lo stesso che si può avere con il contante”.
Il pericolo di “connettività limitata” e il bisogno di resilienza
Durane un evento svoltosi a Cipro, il membro italiano del Comitato esecutivo della Bce ha ricordato che “la funzionalità offline è particolarmente importante, in quanto garantisce la resilienza in situazioni di connettività limitata e consente di pagare digitalmente con un livello di privacy paragonabile a quello del contante”.
Connettività limitata che andrebbe intesa sia come risultato di possibili problemi “tecnici”, sia come “incidenti”, magari di natura cyber? In tempi di minacce ibride e ricatti commerciali (vedi quanto accaduto nella vicenda Cloudflare, ma anche con le tensioni geopolitiche sempre in atto tra Unione europea e Stati Uniti) il tema dell’indipendenza digitale è più vivo che mai e passa anche per una moneta unica digitale.
Cipollone ha poi ricordato che la Banca centrale vuole “evitare una situazione in cui l’Europa dipenda eccessivamente da sistemi di pagamento che non sono sotto il nostro controllo” e che “un euro digitale, basato sull’infrastruttura europea, consentirebbe all’Europa di riprendere possesso dei binari su cui si basa il suo sistema di pagamento, rafforzando così la nostra autonomia”.
In Italia tre intermediari testeranno il pilota nel 2027
Come annunciato da Nicola Bronzetti, esponente dell’Unità Euro digitale della Banca d’Italia, Bankitalia sceglierà due-tre intermediari nel nostro Paese, tra banche e altri attori del settore dei pagamenti, per testare le prime operazioni con l’euro digitale nel 2027.
Si tratterà di tre istituti che dovranno avere tutte le capacità tecnico-funzionali per le attività di test relative all’euro digitale, da selezionare con “criteri pubblici e trasparenti”, ha specificato Bronzetti.
La scelta sarà effettuata “entro la metà di quest’anno”.
