In un contesto globale sempre più segnato da tensioni geopolitiche, innovazione tecnologica e competizione tra grandi aree economiche, il tema dei pagamenti assume un valore che va ben oltre la semplice efficienza delle transazioni. È una questione di sovranità, sicurezza e autonomia. In questo scenario si inserisce il progetto dell’euro digitale che, come sottolineano in un articolo per il blog della Banca centrale europea (Bce) da Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della BCE, e Frank Elderson, membro del Comitato esecutivo della BCE e vicepresidente del Consiglio di vigilanza della BCE, rappresenta “il miglior investimento dell’Europa in termini di autonomia strategica nei pagamenti, sovranità monetaria e inclusione sociale”.
Un cambiamento di portata storica, che è stato ben illustrato in occasione del workshop presso la Banca d’Italia, con gli istituti di pagamento (IP) e gli istituti di moneta elettronica (IMEL) dedicato all’euro digitale e lo stato di avanzamento dei lavori.
Autonomia strategica e sovranità monetaria
L’Europa, oggi, dipende in larga misura da circuiti di pagamento internazionali, spesso extraeuropei. Una dipendenza che ha costi economici (commissioni elevate) ma soprattutto implicazioni strategiche. “Oltre la metà dei paesi dell’area euro non dispone di una soluzione nazionale ampiamente accettata per i pagamenti e-commerce”, ricordano gli autori, evidenziando come questa lacuna venga colmata da operatori esterni.
In questo contesto, l’euro digitale si configura come un’infrastruttura pubblica europea, capace di garantire continuità operativa, controllo e indipendenza. Non si tratta solo di innovazione tecnologica, ma di un tassello fondamentale della sovranità monetaria europea: assicurare che la moneta della banca centrale resti al centro dell’economia anche nell’era digitale.
Come osservano Cipollone ed Elderson, “l’euro digitale sarebbe una soluzione di pagamento che i clienti potrebbero utilizzare ovunque nell’area euro, in qualsiasi momento e per qualsiasi tipo di pagamento”. Una moneta digitale pubblica, dunque, che rafforza il ruolo dell’euro come bene comune europeo.
Resilienza del sistema finanziario
Un altro elemento chiave è la resilienza. In un sistema finanziario sempre più esposto a shock tecnologici e finanziari, disporre di un’infrastruttura europea solida e condivisa diventa cruciale.
Gli autori sono chiari su questo punto: “l’euro digitale non mette chiaramente a rischio la liquidità delle banche e la stabilità finanziaria”. Al contrario, grazie a meccanismi come i limiti di detenzione e la cosiddetta “cascata inversa”, il nuovo strumento è progettato per evitare effetti destabilizzanti, anche in fasi di crisi.
Inoltre, l’euro digitale riduce l’esposizione dell’Europa a soluzioni private non regolamentate, come le stablecoin, che potrebbero sottrarre depositi, dati e controllo alle istituzioni finanziarie europee.
Una piattaforma per l’innovazione nei pagamenti
Oltre alla dimensione strategica, l’euro digitale rappresenta una straordinaria opportunità di innovazione. Non è solo un mezzo di pagamento, ma una piattaforma su cui costruire nuovi servizi.
“Fungerebbe da infrastruttura di pagamento comune sulla quale le banche potrebbero costruire per innovare”, spiegano Cipollone ed Elderson. Un’infrastruttura aperta, standardizzata e interoperabile, che abilita nuove funzionalità.
Tra queste, si legge nell’approfondimento del blog, spiccano i pagamenti condizionali: transazioni che si eseguono automaticamente al verificarsi di determinate condizioni. L’esempio è concreto: “il denaro per il biglietto verrebbe prelevato solo se il treno effettivamente partisse”, eliminando inefficienze e migliorando l’esperienza dell’utente.
Si tratta di un salto qualitativo nei servizi di pagamento al dettaglio, capace di integrare logiche di automazione e programmabilità, aprendo la strada a modelli completamente nuovi.
Rafforzare il ruolo delle banche, anche per mantenere il controllo sui dati
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’euro digitale non marginalizza le banche. Al contrario, le pone al centro del nuovo ecosistema.
“Le banche hanno un ruolo cruciale da svolgere per garantire la sostenibilità futura del sistema di pagamento europeo”, precisano gli autori. Fin dall’inizio, l’Eurosistema ha coinvolto il settore bancario nella progettazione, riconoscendone il ruolo chiave nella distribuzione e nell’innovazione.
L’euro digitale offre alle banche l’opportunità di evolvere i propri modelli di business, concentrandosi su servizi a valore aggiunto. “Le banche possono sfruttare la piattaforma dell’euro digitale e concentrare i propri sforzi sulla creazione di servizi a valore aggiunto per i clienti al dettaglio”.
In un mercato in cui la concorrenza arriva non solo da altri istituti, ma anche da Big Tech e nuovi operatori fintech, questo è un passaggio cruciale. L’euro digitale consente alle banche di recuperare margini, mantenere il controllo sui dati e rafforzare la relazione con la clientela.
Verso uno standard europeo dei pagamenti
Un altro vantaggio fondamentale è la standardizzazione. L’euro digitale potrebbe svolgere per i pagamenti europei lo stesso ruolo che l’USB-C ha avuto per la tecnologia: un unico standard, semplice e universale.
“L’euro digitale svolgerebbe un ruolo simile per i pagamenti in Europa”, osservano gli autori. Un portafoglio unico, interoperabile, capace di funzionare ovunque e in ogni contesto.
Questo rafforzerebbe anche la competitività delle soluzioni europee rispetto agli “X-Pays” delle grandi aziende tecnologiche, che oggi impongono costi e condizioni spesso sfavorevoli.
Con il termine “X-Pays” si fa riferimento ai sistemi di pagamento digitali proprietari sviluppati dalle grandi piattaforme tecnologiche, come Apple Pay, Google Pay, Samsung Pay e, più recentemente, X Money, integrati nei rispettivi ecosistemi per gestire pagamenti contactless, trasferimenti tra utenti e operazioni mobile.
Questi servizi utilizzano tecnologie come l’NFC per i pagamenti in negozio, i wallet digitali per le transazioni P2P e la tokenizzazione per garantire sicurezza, spesso interponendosi tra cliente e banca.
Un investimento per il futuro dell’Europa
Dal punto di vista economico, l’investimento richiesto appare sostenibile. Secondo le stime citate dagli autori, i costi per le banche rappresenterebbero circa “il 3,4% dei budget annuali per l’aggiornamento IT”. Un impegno significativo, ma contenuto rispetto ai benefici attesi.
Benefici che non sono solo economici, ma sistemici: maggiore autonomia, maggiore resilienza, maggiore capacità di innovazione.
In definitiva, l’euro digitale non è semplicemente un nuovo strumento di pagamento. È un’infrastruttura strategica, un progetto politico ed economico che mira a rafforzare il ruolo dell’Europa nel mondo digitale.
Come sintetizzano Cipollone ed Elderson, si tratta di “un investimento” nel futuro del continente. Un investimento che riguarda non solo le istituzioni e le banche, ma l’intera società europea (cittadini, imprese e mercati) chiamata a confrontarsi con una trasformazione profonda e per certi versi inevitabile.
