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EntARTainment, il crowdfunding per la FarmVille all’italiana

Il medioevo è finito nel 1492. Immaginiamo Cristoforo Colombo salpare da Palos de la Frontera, alle sei del mattino, diretto verso il nuovo mondo, non sapendo che proprio in quell’anno stava per finire un’epoca (e, per inciso, proprio grazie a quel viaggio!). Purtroppo, per quanto ci piaccia raccontarci che gli anni oscuri siano finiti grazie alle scoperte ed alla spregiudicatezza di un cervello in fuga bianco-rosso-verde dovremmo familiarizzare con l’idea che la spedizione, come tutti sappiamo, non fu siglata con il benamato “made in Italy” e Colombo, abilissimo ad evitare scogli e secche, prima di poter capitanare la Santa Maria ha dovuto schivare le insidie di mecenati non del tutto convinti della buona riuscita dell’impresa.

La rubrica EntARTainment, ovvero libere riflessioni sull’economia dei media e della creatività tra nuovi linguaggi, mercati globali e moderne fruizioni. A cura di Bruno Zambardino Docente di Economia del Cinema e dello Spettacolo alla Sapienza e Direttore Osservatorio Media I-Com, in collaborazione con Armando Maria Trotta, autore cinematografico. Per consultare gli articoli precedenti clicca qui.
Tuttavia, questo “problema del finanziamento” alle grandi imprese ci permette di parlare del vero motivo per cui il medioevo terminò, di quali furono i veri anni nei quali decisero finalmente di accendere la luce sui secoli bui.

Siamo alla prima metà del XV secolo e iniziano a serpeggiare alcune “teorie” destinate a cambiare drasticamente l’assetto geopolitico del mondo: gli intellettuali di mezza Europa iniziano a parlare di legittimazione. Cosa vecchia, voi direte, la legittimazione del potere è sempre esistita e sempre veniva dall’alto (universalismi, impero e papato, prosecuzioni dinastiche, aristocratici, feudatari). Ma la novità che squassò il mondo è che, accanto al vocabolo “legittimazione”, si affiancò uno sconvolgente ed inedito “dal basso”.

Insomma, il medioevo finisce davvero (o inizia a finire) quando nasce l’opinione pubblica, quando nasce il bisogno di convincere tutti che quel dato governo, quella data casata, hanno davvero il diritto di governare. Le persone devono essere persuase: nel quattrocento i sudditi hanno subito un upgrade spaventosamente grande, sono diventati finalmente “popolo”.

E’ questo quello che succede, sempre più spesso, anche nel nostro modernissimo nuovo millennio. Vecchi assetti commerciali non soddisfano più le richieste e le aspettative del popolo che, a partire dagli anni cinquanta del secolo scorso, ha subito il suo sconvolgente secondo upgrade, tramutandosi da popolo in “consumatore”.

Non c’è nulla di più democratico dell’industria, in ogni settore: fai un bel film?

Il pubblico pagherà il biglietto e diventerai ricco.

Ne fai uno brutto?

Probabilmente non lavorerai mai più nella vita.

In realtà, il meccanismo non funziona sempre così e anzi, a volte vediamo ottimi progetti penalizzati dalla scarsità pecuniaria. E allora, piuttosto che sperare nel supporto di ricchi mecenati come il Duca Medina di Sidonia o Giovanni II di Portogallo, come infruttuosamente fece Colombo; di far girare la propria sceneggiatura in giro, per le scrivanie delle major alla ricerca di un lettore illuminato o addirittura di contare sulla propria università per approntare un dispositivo tecnologico in grado di cambiare la vita di migliaia di persone, si ricorre spasmodicamente alla rete, si chiamano in appello le persone che popolano il web e le idee si legittimano, finalmente e realmente, dal basso.

E’ il crowdfunding! Modello di finanziamento che è stato riconosciuto anche a livello comunitario, prima con una apposita comunicazione volta ad esplorarne le potenzialità e i relativi confini normativi e regolamentari e una guida pratica al suo utilizzo e da pochi giorni attraverso un vero e proprio progetto pilota.

Ma per parlare di questo metodo di finanziamento abbiamo deciso di non affrontare il tema indagando le consuetudini cinematografiche (delle quali potrete avere notizia su siti come quello de Produzioni dal basso e Indiegogo) anche le più bizzarre e marketing oriented come l’iniziativa del più noto portale porno che sta raccogliendo fondi per sperimentare il “sesso spaziale”… bensì, per una volta (anche in ossequio a Mr. Colombo), parleremo di un progetto scientifico di giovani menti italiane che cerca di sfruttare il web come piattaforma finanziaria per potersi affermare e per poter approdare alla nuova America costituita dagli smartphone.

Tra le piaghe dei nostri tempi, ormai si sa, vengono a buon diritto annoverati gli inviti a giocare a “FarmVille”, un browser-game online della celeberrima casa di produzione californiana Zynga e che ha raggiunto il ragguardevole traguardo di 13.400.000 utilizzatori giornalieri del prodotto.

Ebbene, per prendersi cura del proprio “orto” o più propriamente della propria piantagione, un gruppo di nove ragazzi ha ideato il Progetto Cropp (Colture Risks Observation And Prevention Platform), un sistema che sfrutta gli smartphone proprio come il celeberrimo giochino e che permette di prendersi realmente cura del proprio grano, o dei pomodori, o di qualsiasi altra cosa gli “Zio Tobia 2.0” abbiano piantato nei propri campi.

Si sa, gli italiani sono uomini d’ingegno e si arrangiano con poco e a vedere una bottiglia di plastica usata come prototipo del device, un misto di tenerezza e ammirazione per la pura genialità avvince il nostro animo. Il potenziale c’è tutto, anche perché questi giovani ingegneri (un team eterogeneo composto sia da ingegneri aerospaziali che da ingegneri informatici) hanno vinto il primo premio al Global Space Apps Challenge 2015 della NASA. Adesso, attraverso il sito di go found me sono alla ricerca di fondi, e li chiedono agli internauti.

Il progetto, sponsorizzato dall’Università degli Studi di Roma – La Sapienza e dalla NASA, offre la possibilità di unire l’utilizzo degli smartphone, sfruttando un’interfaccia semplice e quasi desunto dalle applicazioni aventi finalità ludiche sopracitate, al monitoraggio professionale del proprio appezzamento di terreno ha certamente qualcosa di molto cinematografico. Chissà se, come abbiamo assistito alla produzione di lungometraggi sulle vite di celebri inventori del secolo scorso, un giorno potremo comprare un biglietto per sentirci raccontare della grande epopea di nove italiani che hanno tentato di ridurre i problemi legati alle coltivazioni grazie ad un uso accorto e sapiente dei nostri iPhone.

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