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Energia, la vera partita della competitività europea

Energia troppo cara, a rischio competitività, innovazione e crescita. L’appello degli industriali

L’energia come fattore decisivo per il futuro industriale dell’Europa. È attorno a questo nodo che si è articolato l’Antwerp European Industry Summit, riunitosi nelle Fiandre in occasione del vertice informale dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione europea (Ue) al castello di Alden Biesen, in Belgio. Mentre i leader politici discutono la strategia per rafforzare la competitività del continente rispetto a Stati Uniti e Cina, dall’industria arriva un appello netto: senza un drastico intervento sui costi dell’energia, l’Europa rischia una deindustrializzazione strutturale.

Perché l’Europa è così indietro rispetto al resto del mondo? È una questione energetica”, ha dichiarato alla Reuters Conrad Keijzer, amministratore delegato della svizzera Clariant, specializzata in prodotti chimici.

Jon Morrish, CEO per l’Europa di Heidelberg Materials, è stato altrettanto esplicito: “La priorità numero uno sono i prezzi dell’energia: devono scendere. Le istituzioni devono prenderci sul serio e capire che questo sta realmente frenando la competitività europea”.

Per le imprese europee, l’energia costa oggi oltre il doppio rispetto a Stati Uniti e Cina. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 e la fine delle forniture di gas russo a basso costo, i prezzi hanno subito un’impennata, colpendo in particolare i settori energy intensive. A incidere sulle bollette non sono solo le quotazioni del gas, strutturalmente più elevate in Europa rispetto agli Stati Uniti, ma anche reti congestionate, imposte nazionali e il prezzo della CO2 nel sistema europeo di scambio delle emissioni (ETS).

Il meccanismo marginalista del mercato elettrico europeo, che lega il prezzo all’ultima centrale necessaria a soddisfare la domanda (spesso a gas), espone l’intero sistema alla volatilità del metano. “La struttura dei prezzi dell’energia è una grande sfida”, ha osservato Morrish, sottolineando che Heidelberg Materials (primo produttore mondiale di cemento, con la Germania come mercato di riferimento) sta già spostando parte degli investimenti fuori dall’Europa.

La comunità della dichiarazione di Anversa: un’industria sotto pressione

Alla vigilia del vertice di Alden Biesen, gli industriali che hanno sottoscritto la Dichiarazione di Anversa, composta da oltre 1.300 aziende, associazioni tra cui Glass Alliance (Federazione europea del settore del vetro), la Federazione europea dei contenitori in vetro (Feve) e sindacati, hanno lanciato un appello per “adottare misure urgenti e coraggiose per ripristinare la competitività industriale dell’Europa, salvaguardare posti di lavoro di alta qualità e trasformare il Clean Industrial Deal in risultati concreti per le aziende nel 2026”.

La comunità rappresenta l’industria europea energy intensive, un comparto con un fatturato superiore a 1,5 trilioni di euro e 6,6 milioni di dipendenti diretti. Nell’ultimo anno, secondo i dati diffusi, sono andati persi 200.000 posti di lavoro e la produzione ha registrato cali fino al 40% in alcuni segmenti.

L’appello è stato rilanciato durante il Vertice europeo dell’industria ad Anversa, che ha riunito oltre 500 leader industriali e rappresentanti di associazioni, alla presenza della Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e sotto l’egida del primo ministro belga, Bart De Wever. Hanno partecipato, tra gli altri, il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, il Presidente francese Emmanuel Macron, il Primo Ministro olandese Dick Schoof e il Cancelliere austriaco Christian Stocker, a testimonianza della rilevanza politica della crisi industriale.

La Dichiarazione di Anversa, documento programmatico firmato il 20 febbraio 2024, delinea un percorso in 10 punti per un “Patto Industriale Europeo” che ponga la competitività al centro dell’agenda 2024-2029. Le richieste si concentrano su tre assi: ridurre i costi dell’energia e delle emissioni di carbonio; sostenere il commercio globale equo e migliorare l’accesso ai finanziamenti; rafforzare gli strumenti contro la concorrenza sleale per garantire condizioni di reale parità.

La risposta di Ursula von der Leyen: più rinnovabili e Unione dell’energia

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha riconosciuto che “i prezzi restano troppo alti e volatili”, attribuendone le cause alla “mancanza di interconnessioni e di reti adeguate” e alla dipendenza dai combustibili fossili.

Intervenendo al Parlamento europeo, ha ribadito che “completare il Mercato unico significa anche completare l’Unione dell’energia”. I dati sui costi di generazione nel 2025 rafforzano, secondo la Commissione, la necessità di accelerare sulla transizione: l’elettricità prodotta dal gas ha superato in media i 100 euro per megawattora; quella solare si è attestata a 34 euro per megawattora; il nucleare tra 50 e 60 euro per megawattora.

Nel 2024, per la prima volta, l’Unione ha prodotto più elettricità da solare ed eolico che da tutti i combustibili fossili messi insieme.

Per consolidare questa traiettoria, Bruxelles ha proposto a dicembre una revisione legislativa per accelerare i permessi sulle infrastrutture di rete e ha lanciato il pacchetto “Reti europee”. A gennaio è stato siglato l’accordo sul progetto Bornholm Energy Island, che collegherà Danimarca e Germania a 3 gigawatt di eolico offshore, trasformando “il vento del Baltico da risorsa nazionale a energia europea condivisa“.

Sul breve periodo, la Commissione ha anche suggerito di ridurre le imposte nazionali sull’energia, ma la proposta ha incontrato scarso sostegno tra gli Stati membri, impegnati a finanziare nuove priorità come la difesa.

L’Ue alla ricerca di energia “abbondante e accessibile”

Come possiamo quindi rafforzare il business case dell’Europa? Servono velocità, scala, potenza e nuovi mercati per competere in un mondo inarrestabile. Velocità, per espandere la produzione e crescere. Scala, per mobilitare maggiori investimenti e attrarre capitali. E potenza, ovvero energia abbondante e accessibile. E abbiamo bisogno di nuovi mercati per rafforzare e ridurre i rischi delle nostre catene di approvvigionamento“, ha dichiarato von der leyen ad Anversa.

La Presidente della Commissione ha poi anticipato l’arrivo del 28° regime a marzo, dell’Industrial Accelerator Act a fine mese e la proposta di un’Unione del risparmio e degli investimenti, tutti strumenti chiave per favorire gli investimenti, aumentare la capacità competitiva e aiutare i settori produttivi, anche se il passo decisivo sarà arrivare ad offrire energia affidabile e accessibile: “Questo è fondamentale per sostenere il business case dell’Europa, soprattutto per i settori ad alta intensità energetica“.

Le critiche ambientaliste: “Non arretrare sulla transizione”

Le organizzazioni ambientaliste contestano l’idea che la competitività possa essere recuperata rallentando o attenuando le politiche climatiche. A loro avviso, l’attuale crisi dimostra la fragilità di un sistema ancora troppo dipendente dai combustibili fossili importati.

Ridurre il prezzo dell’energia attraverso sussidi al gas o un indebolimento dell’ETS, sostengono, rischierebbe di ritardare gli investimenti in rinnovabili, efficienza energetica ed elettrificazione industriale.

La vera risposta strutturale, secondo questa prospettiva, è accelerare sulle fonti a basse emissioni, potenziare le reti e favorire contratti a lungo termine che disaccoppino progressivamente il prezzo dell’elettricità dalla volatilità del gas.

In questa chiave, progetti come Bornholm Energy Island e il rafforzamento delle interconnessioni sono considerati strumenti essenziali per stabilizzare i prezzi e rafforzare l’autonomia strategica europea.

Competitività e decarbonizzazione: una sintesi ancora da costruire

Nel suo intervento ad Anversa, Bart De Wever ha definito la situazione industriale in Belgio, Germania, Paesi Bassi e Francia “semplicemente drammatica”, avvertendo che l’Europa è “sull’orlo di una crisi esistenziale”. Senza “innovazione, produttività e competitività”, ha affermato, “la decarbonizzazione dell’Europa diventerà sinonimo della sua deindustrializzazione”.

Tra Anversa e Alden Biesen si gioca dunque una partita strategica: conciliare sicurezza energetica, prezzi sostenibili e transizione climatica. L’energia, con il suo costo, le fonti, le infrastrutture e le regole di mercato, è il terreno su cui si misura la capacità dell’Unione europea di restare un attore industriale globale senza rinunciare agli obiettivi climatici. La sintesi tra queste esigenze definirà il profilo economico e geopolitico dell’Europa nel prossimo decennio.

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