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Energia elettrica, prezzi in aumento del 33%. Peggiora l’Indice sicurezza e decarbonizzazione

I prezzi dell’energia elettrica per le famiglie italiane hanno raggiunto i massimi livelli da dieci anni a questa parte nell’ultima rilevazione effettuata dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea) e relativa al terzo trimestre 2018.

La causa, stavolta, è l’incremento dei prezzi finali sulla spinta delle commodity energetiche, con l’impennata del gas naturale (+60%), dei prezzi della borsa elettrica (+33,5%) e del petrolio Brent che a ottobre ha raggiunto gli 85 dollari al barile. Gli effetti dei successivi forti cali del greggio, oggi a 55 dollari, e in misura minore del gas, si manifesteranno solo nei prossimi mesi”, ha spiegato in una nota Francesco Gracceva, l’esperto ENEA che ha coordinato l’Analisi Trimestrale.

Secondo i nuovi dati emersi dall’Analisi Trimestrale del Sistema energetico dell’ENEA, si registrano aumenti a due cifre (+10%) per le imprese medio piccole, mentre i consumi di energia subiscono un rallentamento del +1% rispetto al +3,2% del primo semestre dell’anno.

Le aziende italiane pagano prezzi superiori alla media Ue, si legge nel documento dell’Agenzia, ad eccezione di quelle di grandi dimensioni: “un’impresa medio-piccola con consumi annui di 1.250 MWh spende per l’energia elettrica circa 70mila euro all’anno in più di un competitor francese di analoghe dimensioni e intorno ai 30mila in più di un britannico o di uno spagnolo”.

In negativo l’indice ISPRED

La Trimestrale del Sistema energetico dell’ENEA ha poi registrato un dato negativo dell’Indice sicurezza, prezzi, decarbonizzazione (ISPRED), indice che misura il grado di sicurezza e l’andamento dei prezzi e della decarbonizzazione nel sistema energetico italiano.

Secondo il documento, si è registrato un calo del 5%, l’ottavo peggioramento trimestrale consecutivo.

Low carbon economy o decarbonizzazione: le emissioni di CO2 sono risultate in calo dello 0,5% rispetto allo stesso periodo del 2017 e di circa un punto nei primi nove mesi dell’anno.

Tuttavia, segnalano dall’ENEA, “si evidenzia un’ulteriore perdita di competitività del nostro Paese rispetto alle tecnologie low carbon in settori strategici come la mobilità elettrica e le rinnovabili. Nel comparto dei veicoli elettrici e delle batterie agli ioni di litio, ad esempio, il saldo negativo con l’estero è pari a 155 milioni di euro nel 2017 e a 165 milioni nel periodo gennaio-agosto 2018, mentre per il fotovoltaico ammonta a 137 milioni nel 2017 e a 139 milioni nei primi otto mesi del 2018”.

L’Italia si caratterizza invece come esportatore netto nei settori dell’eolico e, soprattutto, del solare termico, “anche se il contributo al saldo commerciale non è particolarmente elevato, tenuto conto della minore incidenza sul commercio mondiale complessivo”.

Sicurezza; l’analisi evidenzia una sostanziale stabilità anche se non esclude possibili criticità per elettricità e gas in caso di eventi estremi nella stagione invernale. Come ha precisato Gracceva, “la disponibilità solo parziale dell’interconnessione con il Nord Europa fa sì che il sistema gas rispetti a fatica la regola di sicurezza N-1, che descrive la capacità del sistema gas di soddisfare la domanda di picco giornaliera in caso di interruzione della principale infrastruttura di importazione durante un giorno di domanda eccezionalmente elevata, in uno scenario condizionato dalla crescita della domanda asiatica e dal ruolo sempre più strategico del gas russo (e in particolare quello trasportato sulla critica rotta ucraina), che nel terzo trimestre di quest’anno ha raggiunto il 50% dell’import nazionale”.

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