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Energia elettrica. In Italia a 116 euro per megawattora, il doppio della media Ue

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Nonostante la crescita delle rinnovabili e il calo della dipendenza dal gas russo, l’Italia registra nel 2025 il prezzo dell’elettricità più alto dell’Unione europea. Diverse le vulnerabilità rintracciate dal Report sull’attuazione del piano REPowerEU.

In Italia una struttura produttiva che ancora fa affidamento sui combustibili fossili, il report “REPowerEU”

L’Italia si conferma nel 2025 il Paese europeo con il costo dell’elettricità all’ingrosso più elevato dell’Unione. Secondo il rapporto della Commissione europeaREPowerEU Four Years on: Italy”, il prezzo medio wholesale dell’energia elettrica nel nostro Paese ha raggiunto i 116 euro per megawattora (MWh), contro una media europea pari a 85 euro/MWh. Un divario che fotografa con chiarezza le fragilità strutturali del sistema energetico italiano, ancora fortemente dipendente dal gas naturale e caratterizzato da una limitata capacità di flessibilità e interconnessione.

Il documento della Commissione evidenzia come il caro energia italiano non sia il risultato di una contingenza temporanea, ma l’effetto diretto di una struttura produttiva che continua a fare affidamento sui combustibili fossili.

Nel 2024 il gas naturale rappresentava ancora circa il 39% del mix energetico nazionale, mentre petrolio e derivati coprivano un ulteriore 34%. Le fonti rinnovabili, pur in crescita, si fermavano a meno del 20% del consumo energetico lordo complessivo. Una configurazione che rende il prezzo dell’elettricità particolarmente esposto alla volatilità dei mercati internazionali del gas.

Bruxelles sottolinea che il mercato elettrico italiano continua a essere influenzato dal ruolo delle centrali termoelettriche alimentate a gas, che spesso determinano il prezzo finale dell’energia.
La Commissione osserva inoltre che la crescita della produzione solare nelle ore centrali della giornata non è ancora accompagnata da adeguati sistemi di accumulo e da una sufficiente capacità di modulazione della domanda.
Questo comporta forti oscillazioni dei prezzi nelle ore serali e mattutine, quando la produzione rinnovabile cala e il sistema deve ricorrere nuovamente alle centrali termiche.

Nel 2025 aumentano anche le tariffe domestiche e per le imprese. Il nodo sicurezza

L’aumento dei prezzi non riguarda soltanto il mercato all’ingrosso. Nel primo semestre del 2025 anche le tariffe elettriche domestiche hanno registrato un incremento, raggiungendo 0,329 euro per kWh, il quarto valore più alto dell’Unione europea e comunque superiore alla media comunitaria.
Ancora più marcata la pressione sui consumatori industriali: i prezzi retail dell’elettricità per le imprese si attestano a 203 euro/MWh, ben oltre la media Ue di 164 euro/MWh e terzo valore più alto tra i Ventisette.

Nel rapporto emerge con chiarezza il nodo strategico della sicurezza energetica. L’Italia ha quasi completamente azzerato la dipendenza diretta dal gas russo: nel 2025 le importazioni da Mosca risultano inferiori al 3% del fabbisogno nazionale e limitate a circa 1,5 miliardi di metri cubi di Gnl, mentre i flussi via gasdotto sono diventati trascurabili dopo la fine del transito russo attraverso l’Ucraina.

Il riequilibrio è stato possibile grazie all’aumento delle forniture da Algeria e Azerbaigian e alla crescita delle importazioni di gas naturale liquefatto da Qatar e Stati Uniti.

Progressi sul fronte delle infrastrutture, ma necessario accelerare la transizione energetica

Il percorso di diversificazione è uno degli elementi centrali del piano REPowerEU, il programma lanciato da Bruxelles dopo l’invasione russa dell’Ucraina per ridurre la dipendenza energetica europea dai combustibili fossili russi, accelerare le rinnovabili e rafforzare l’efficienza energetica.

Nel caso italiano, la Commissione riconosce i progressi compiuti sul fronte infrastrutturale, a partire dall’entrata in funzione delle unità galleggianti di rigassificazione di Piombino e Ravenna, capaci complessivamente di 10 miliardi di metri cubi annui.

Tuttavia, il documento mette in evidenza come la transizione energetica italiana proceda ancora troppo lentamente rispetto agli obiettivi europei al 2030.

L’Italia delle rinnovabili

Nel 2025 le fonti rinnovabili coprono il 47,7% della generazione elettrica nazionale, una quota leggermente superiore alla media europea del 47%. Il solare fotovoltaico continua a rappresentare la principale fonte verde del Paese con il 16,6% del mix elettrico, seguito dall’idroelettrico con il 15,8%, mentre l’eolico si ferma al 7,9%.

La capacità installata da fonti rinnovabili ha raggiunto 78,3 GW nel 2025, con una crescita del 9% rispetto all’anno precedente. Il solare registra l’incremento più significativo, superiore al 16%, mentre l’eolico avanza in misura più contenuta.

Numeri positivi, secondo Bruxelles, ma ancora insufficienti per ridurre in modo strutturale il costo dell’elettricità e diminuire la vulnerabilità del sistema italiano agli shock esterni.

Il livello di interconnessione elettrica lontano dagli obiettivi 2030

Un altro elemento critico riguarda le infrastrutture di rete. La Commissione segnala che il livello di interconnessione elettrica dell’Italia si attesta al 5,13%, nettamente al di sotto dell’obiettivo europeo del 15% fissato per il 2030.

Nonostante i collegamenti con trenta linee transfrontaliere, il Paese rimane un forte importatore netto di energia elettrica, con circa il 18% dei consumi coperti da importazioni provenienti soprattutto da Svizzera e Francia.

Per affrontare queste criticità, Bruxelles richiama la necessità di accelerare gli investimenti nelle reti, negli accumuli e nella digitalizzazione del sistema elettrico. Il rapporto ricorda che l’Italia ha adottato nel 2026 il decreto-legge 21/2026 per semplificare le autorizzazioni ai progetti strategici di trasmissione energetica e che il fabbisogno di investimenti nella distribuzione elettrica viene stimato in circa 6 miliardi di euro all’anno fino al 2030.

Il ruolo centrale dell’efficienza energetica

Sul fronte dell’efficienza energetica, la Commissione sottolinea come l’Italia abbia destinato 22,2 miliardi di euro del Pnrr a misure per la riduzione dei consumi negli edifici e nei piccoli comuni, confermando il ruolo centrale dell’efficienza nella strategia europea di decarbonizzazione.

Bruxelles evidenzia inoltre il peso del settore edilizio, responsabile del 37% dei consumi energetici nazionali, e invita il governo italiano a presentare rapidamente il piano nazionale di ristrutturazione degli edifici previsto dalla nuova direttiva europea EPBD.

Nel complesso, il rapporto della Commissione europea restituisce l’immagine di un Paese che ha compiuto passi importanti nella sicurezza degli approvvigionamenti e nella riduzione della dipendenza dalla Russia, ma che continua a pagare un prezzo elevato per la lentezza della trasformazione del proprio sistema energetico.

La sfida per i prossimi anni sarà trasformare la crescita delle rinnovabili in una riduzione stabile dei prezzi, rafforzando reti, accumuli e interconnessioni. Solo così l’Italia potrà colmare il divario con il resto d’Europa e ridurre il costo dell’energia che oggi pesa sulla competitività industriale e sui bilanci delle famiglie.

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