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Energia elettrica, 58% generata ancora da carbone e gas nel mondo. Rinnovabili al 14%

Usiamo sempre più carbone per generare energia elettrica

A livello mondiale l’85% dell’energia elettrica che consumiamo in casa, in ufficio, in strada e per alimentare data center e impianti industriali, proviene da fonti non rinnovabili. La strada per la decarbonizzazione è ancora molto lunga e soprattutto diverse economie avanzata e tutte le economie emergenti non hanno intenzione di mollare i combustibili fossili in nome della transizione energetica ed ecologica.

Durante il 2022 in tutto il mondo sono stati generati 29.165,2 terawattora (TWh) di energia elettrica, in aumento del 2,3% rispetto all’anno precedente.

Secondo i dati dell’ultima Statistical Review of World Energy, il 35,4% dell’energia generata a livello mondiale proviene dal carbone, in aumento dell’1% su base annua.

La Cina è il principale utilizzatore di carbone, costituendo il 53,3% della domanda globale di carbone, seguita dall’India con il 13,6% e dagli Stati Uniti con l’8,9%.

Segue il gas, al 22,7%, in aumento anche questa fonte dell’1%. Al terzo posto c’è l’idroelettrico, che vale il 14,9% della generazione globale di energia, in aumento dell’1,1% sul 2021.

Completa il mix energetico la fonte nucleare al 9,2% del totale, in forte diminuzione (-4%) su base annua, soprattutto per i problemi legati alle centrali francesi, che hanno dovuto ridurre il lavoro a causa della siccità e di interventi programmati di ristrutturazione.

Il petrolio è all’ultimo posto tra le fonti fossili di generazione di energia elettrica nel mondo, con un 2.5%, in lieve calo (-0,7%) su base annua.

Le rinnovabili indietro, ma crescono velocemente +15% in un anno

Le fonti energetiche rinnovabili ovviamente ci sono, anche se il loro contributo complessivo nel mix globale non supera il 14,4%, ma la buona notizia è che son tutte in forte crescita.

Secondo quanto riportato da visualcapitalist.com, infatti, la principale fonte rinnovabile di generazione di energia elettrica è l’eolico, con una quota del 7,2%, in deciso aumento sul 2021 del +13,5%.

Segue il solare fotovoltaico, con il 4,5%, anche questo in forte crescita su base annua, con un +25%.

L’impiego di fonti rinnovabili nel mix energetico globale è cresciuto del +15%, contro un +0,4% dei combustibili fossili.

Gli autori della Statistical Review non includono l’idroelettrico nei loro calcoli sulle rinnovabili, a differenza dell’Agenzia internazionale per l’energia, che lo considera a pieno titolo una fonte rinnovabile e pulita (spostando l’idroelettrico tra le FER si passerebbe dal 14,4 al 29,3%, con un tasso di crescita annuo del 7,4%).

Un futuro energetico difficile da decarbonizzare

Nonostante i buoni propositi che negli ultimi decenni sono stati rinnovati e rilanciati dalle economie sviluppate di tutto il pianeta, il carbone è ancora una principale fonte di generazione dell’energia elettrica. Non solo, dal 1997, anno della firma del trattato di Kyoto sul clima, il suo utilizzo è aumento del 91%.

Rimane quindi irrisolto il problema delle emissioni di CO2 e delle conseguenze sociali, ambientali ed economiche in termini di surriscaldamento globale e di estremizzazione del clima.

Solo in Europa, tra il 1980 e il 2020 si sono contati 140 mila morti e 510 miliardi di euro di danni economici dovuti all’estremizzazione del clima (sotto forma di siccità, ondate di calore/freddo, tempeste e inondazioni), secondo dati dell’Agenzia europea dell’ambiente.

Attualmente, il mondo emette oltre 34 miliardi di tonnellate di CO2 ogni anno e dal 1751 ad oggi sono state emesse cumulativamente oltre 1,5 trilioni di tonnellate di questo temibile gas serra.

Secondo il Global Carbon Budget 2023, elaborato dall’Università di Exeter, nel Regno Unito, quest’anno le emissioni di CO2 aumenteranno dell’1,1% a 36,8 miliardi di tonnellate.

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