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Email marketing e la minaccia ‘unsubscribe’, come evitare le disiscrizioni

La gran parte degli utenti di rete è bombardato da messaggi e email. Molti non seguono più il flusso della comunicazione, tanti altri cestinano, in parecchi scelgono infine di disiscriversi e non ricevere più niente nella casella di posta elettronica.

Perché ad un certo punto gli utenti preferiscono l’opzione “unsubscribe”? Cosa fare per minimizzare il numero di disiscrizioni e continuare a far crescere il business?

Evan Ferguson, nell’articolo Psicologia della disiscrizione: cosa ci spinge a cliccare “unsubscribe”?”, pubblicato nel blog di MailUp, propone delle soluzioni, suggerisce strategie per comprendere prima di tutto i contesti in cui maturano determinate scelte, quindi individuare le motivazioni e sviluppare delle azioni concrete per potenziare e rendere più efficaci le campagne di email marketing.

L’email sembra essere per qualcun altro

Per iniziare, Ferguson affronta il tema della personalizzazione delle mail. Fondamentale per la strategia di marketing è creare una “relazione reale con i destinatari”: “rispondere alle specifiche esigenze di ogni segmento è un ottimo modo per costruire un rapporto duraturo”.

Immagini banali o assenti

Si passa poi ai contenuti, le immagini: “un must per la buona riuscita delle campagne email”.

Ogni email va pensata e costruita seguendo dei criteri ben precisi: “Diversi studi confermano l’esistenza di un’alta correlazione tra lo stato emotivo di una persona e quello che sta percependo a livello visivo. Gli utenti rispondono bene a immagini che creano un legame emotivo e innescano sensazioni positive. È bene quindi scegliere immagini che colpiscano l’immaginazione dei destinatari e che aggiungano valore al brand”.

Testi piatti, noiosi, senza personalità

Una buona idea si vede anche dalla scelta delle parole che compongono il testo di una mail: “Un buon testo sa essere vivace, chiaro e direttamente riferito alla persona che lo sta leggendo”.

Fondamentale è il tipo di linguaggio, perché “quello che funziona con i millennial non avrà presa su una generazione più anziana – un emoji nel subject, ad esempio, può essere funzionale su certi segmenti di pubblico, ma può risultare poco professionale ad altri”.

Testi brevi, rivolti “direttamente a lui”, con il contenuto che “deve parlare da solo, utilizzando l’email come teaser”.

Testi troppo pesanti scoraggiano la lettura

Come suggerisce l’autore, “non esiste modo di assicurarsi che tutto il contenuto sia interessante per tutti”. Ecco perché è importante, in termini di massimizzazione del numero di persone che leggeranno l’email, suddividere il testo in blocchi.

Il brand non ha carattere

Per il successo o meno di un brand il carattere è una leva fondamentale. Generalmente quelli con scarsa personalità non funzionano: “Gli utenti creano una relazione emotiva con i brand e preferiscono seguire quelli che intuitivamente sentono affini alla propria personalità”.

Questi proposti sono solo alcuni degli spunti di riflessione, tra gli altri presentati da Ferguson su MailUp, che possono aiutare nella comprensione di quelli che sono i motivi che spingono gli utenti a determinate azioni. Tenerli a mente consente di perfezionare le leve psicologiche da utilizzare per sviluppare efficaci campagne di email marketing.

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