Key4biz

Editoria italiana, il digitale cresce al 16,3% e gli store online valgono il 21,5% del mercato trade

L’editoria italiana ha raggiunto un valore complessivo di 2,773 miliardi di euro nel 2017. Per il terzo anno consecutivo si registra un andamento positivo che fa ben sperare dopo un lungo periodo di recessione.

È quanto si legge nell’edizione 2018 del Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia nell’anno passato a cura dell’Ufficio studi dell’Associazione italiana editori (Aie). Un trend dicevamo assolutamente positivo, che ha visto segnare un +0,2% nel 2015, un +1,2% nel 2016 e un +2,8% nel 2017, per un incremento di fatturato su base annua del 4,5%, a 3,1 miliardi di euro.

Di questo mercato in ripresa, il digitale (ebook, piattaforme web, servizi online e banche dati) vale il 16,3%, in crescita decisa rispetto al 12,6% del 2016.

Bene anche gli ebook, che mettono a segno un +3,2%, ma in netto calo di quasi il 16% rispetto all’andamento a doppia cifra degli anni passati.

Peccato per i risultati preliminari del primo semestre 2018, che mostrano un segno negativo compreso tra -0,2% e -0,4%, ma è anche vero che il 40% delle novità (e in molti casi di titoli pesanti in termini di vendite) esce tra ottobre e dicembre.

Dati più che confortanti, ma che vanno considerati all’interno di un quadro di riferimento che comunque vede una riduzione del perimetro del mercato quantificabile in 300 milioni di euro circa, rispetto ai valori pre crisi del 2010.

In base ai dati del Rapporto Aie, abbiamo una crescita del numero di case editrici attive, che sono 4.902, il +0,5% rispetto al 2016, e un aumento della produzione di titoli su carta, più di 72 mila titoli, +9,2% su base annua.

I motivi alla base del buon risultato sono diversi, di sicuro, “i programmi di impaginazione, i nuovi sistemi di stampa digitale e di confezionamento, la più agevole conoscenza dei mercati stranieri, le nuove leve autoriali, hanno reso assai più facile di un tempo l’accesso alla produzione e alla costruzione di un catalogo”, si legge nella nota dell’Associazione che accompagna i dati.

La vera barriera all’ingresso – hanno precisato i ricercatori del Centro studi Aie – si sposta in direzione della comunicazione al lettore e alla distribuzione. In Italia cioè non si pubblicano più titoli – in rapporto agli abitanti – di quanto non facciano le altre grandi editorie continentali”.

Di suo, il mercato del libro registra un aumento del 4,5%, per 3,1 miliardi di euro di vendite, comprendenti carta, digitale ed ebook (anche usato e vendite di diritti).

Se consideriamo solo i canali trade (e quindi senza l’usato, l’export, l’educativo, ecc. e Amazon di cui abbiamo solo una stima), la crescita si attesta a un +5% rispetto al 2016.

Rilevante anche l’incremento della vendita di diritti che continua a crescere assestandosi nel 2017 a +10,1% sul mercato estero, per 7.230 diritti di edizione venduti sul mercato.

Comprati invece 9.290 titoli.

Cambia ovviamente il supporto con cui si legge e il 62% degli italiani (14+) ha dichiarato di leggere libri tradizionali, contro il 25% che ha letto un ebook e l’8% che ha letto «ascoltando» un audiolibro. Riguardo ai sistemi di modalità di lettura digitale, l’eReader rimane il principale dispositivo utilizzato per la lettura (33%), seguito da vicino da tablet (26%) e smartphone (26%). Distanziato, il computer (notebook e portatili, per lo più) con il 15% delle indicazioni. A sua volta l’eReader è usato in prevalenza dalle donne (37% vs 30% uomini), così come il tablet (30% vs 23%). Solo gli smartphone risultano essere maggiormente usati da un pubblico maschile (32% vs 19%).

Riguardo i canali per l’acquisto di libri, gli store online valgono il 21,5% del mercato trade di varia. Le librerie (di catena o a conduzione familiare) con la quota del 70,8% rappresentano comunque il principale canale di approvvigionamento di libri, mentre la Gdo (8,7%) conferma le difficoltà di intercettare un pubblico nuovo.

concludendo, i lettori in Italia sono 29,8milioni (65,4%), e parliamo di coloro che hanno letto almeno un libro, un ebook o ascoltato un audiolibro. Ad essi, per la prima volta, vengono aggiunti i lettori in età prescolare fino a 13 anni che sono l’82% della popolazione (6,7milioni). Cambiano le proporzioni tra chi legge solo libri (59%), solo ebook (5%) e chi crea un mix personale tra carta e digitale (36%).

Il basso indice di lettura costituisce il principale problema di crescita dell’editoria nazionale – si legge nel commento dell’Osservatorio Aie – significa avere un bacino di potenziali clienti più piccolo rispetto a quello delle altre editorie continentali con cui la nostra editoria si confronta. Gran parte dei deboli lettori sono a loro volta deboli acquirenti (sono 11,1milioni di persone che generano circa 15,9milioni di copie vendute)”.

Exit mobile version