Switch off in manovra

DVBT2, il nuovo digitale terrestre arriva nel 2022. Transizione in MPEG4

Il nuovo standard del digitale terrestre entrerà in vigore il primo luglio 2022, per allora broadcaster e cittadini dovranno adeguare rispettivamente impianti e Tv. In Manovra 100 milioni di incentivi per l’acquisto del decoder.

di Paolo Anastasio | @PaoloAnastasio1 |

Il vecchio standard del digitale terrestre nel nostro paese andrà in pensione il primo luglio 2022 e per allora emittenti televisive e telespettatori dovranno essere pronti all’accensione del DVBT2, il nuovo standard tecnologico che aprirà le porte all’ultra HD e al 4K, comprimendo il doppio canali sui mux residui, che nel 2022 saranno 14. La tabella di marcia per lo spegnimento del vecchio digitale terrestre è fissata dettagliatamente all’articolo 89 (“Uso efficiente dello spettro e transizione alla tecnologia 5G”) della Manovra arrivata in Parlamento.

 

Switch off graduale

Uno switch off graduale, con la migrazione dei broadcaster in banda sub 700 (almeno fino al 2032) per lasciare spazio ai nuovi servizi mobili delle telco e in prospettiva al 5G che a partire dal 2022 occuperà i mux televisivi in banda 700.  Per ricevere il segnale del nuovo digitale terrestre DVBT2 sarà necessario avere un Tv (o un decoder) compatibile con la nuova tecnologia di codifica HEVC nel 2022, nel frattempo basterà l’MPEG-4 già presente nella maggior parte dei televisori, che nel 2020 sarà disponibile per tutta la popolazione.

 

In Manovra incentivi per Tv e decoder

Difficile dire con esattezza quante famiglie dovranno cambiare Tv o acquistare un decoder. Sta di fatto che per i vecchi televisori, quelli venduti prima di quest’anno, sarà necessario dotarsi di un decoder, al costo medio di circa 25 euro. E’ per questo che il disegno di legge di bilancio stabilisce, fra il 2019 e il 2022, un contributo complessivo di 100 milioni di euro (25 milioni all’anno per quattro annualità) per le famiglie che dovranno cambiare il televisore o adeguarlo con apposito decoder e che rientrano nella categoria di utenti (2 milioni) già esonerati dal pagamento del canone. Per questa fascia di reddito si prevede un contributo unitario fino a 50 euro.

La fase del passaggio avverrà sotto il monitoraggio del ministero dello Sviluppo economico, come avvenuto in passato in occasione dello spegnimento dell’analogico, quando gli incentivi sono stati dati in base al reddito e per un solo televisore a famiglia.

In questi giorni si è diffuso un certo allarmismo sul numero di apparati televisivi che dovranno essere “rottamati” nel nostro paese per il passaggio al nuovo standard del digitale terrestre. Su una base stimata in 40 milioni di apparati nel nostro paese, al ritmo di 5 milioni di sostituzioni all’anno, si è ventilato il rischio di un grosso salasso per migliaia di cittadini, tanto più che saranno necessari anche interventi sulle antenne condominiali.

 

Passaggio graduale

Ma di fatto il passaggio al DVBT2 avverrà gradualmente fra 5 anni, con un piano di spegnimento ed aggiornamento degli impianti di trasmissione dei broadcaster su base regionale, che entro l’anno prossimo sarà fissato dall’Agcom. Con ogni probabilità, si partirà dalle regioni confinanti con la Francia, per evitare il rischio interferenze da parte del nostro “vecchio” digitale terrestre con il segnale Lte sui 700 Mhz dei nostri vicini francesi, che hanno già fatto l’asta in banda 700 e a breve cominceranno ad accendere il segnale in patria.

 

La nota del Mise

Anche il Mise è intervenuto per gettare acqua sul fuoco dell’allarmismo. “Lo switch off con la liberazione della banda 700Mhz – si legge in una nota – avverrà con una transizione di due anni, dal 2020 al 2022, anche se il governo ha iniziato il percorso già lo scorso anno quando ha previsto che dal primo gennaio del 2017 fosse obbligatoria la commercializzazione esclusivamente di televisori con tecnologia T2-Hevc a al fine di avviare con largo anticipo il naturale ricambio degli apparecchi. Solo a partire dal 2020 è previsto lo spegnimento delle frequenze in uso alle emittenti locali e la costruzione del Mux1 della Rai per aree geografiche. Questa fase di transizione, che durerà fino al 2022, non prevede in alcun modo l’introduzione di tecnologia T2-HEVC ma l’uso di tecnologia MPEG-4 già diffusa da qualche anno nei televisori e che nel 2020 sarà disponibile per tutta la popolazione”.

 

Gli obblighi dei produttori, Mpeg4 e T2_HEVC obbligatori da quest’anno

Dal primo gennaio di quest’anno, le aziende produttrici di televisori sono obbligate a utilizzare solo sintonizzatori digitali in grado di ricevere in DVBT2, trasmettere in Mpeg4 e successivamente in HEVC o H.264, attraverso i quali sarà possibile aumentare la quantità e la qualità della trasmissione televisiva.

Da quest’anno, i nuovi televisori sono gli unici a poter essere commercializzati. Il problema si pone per i vecchi Tv ed è per questo che in prospettiva saranno con ogni probabilità il secondo e il terzo televisore di casa che avranno bisogno di un decoder.

 

Mise, per i consumatori T2-HEVC non prima del 2022

Il comunicato fa poi presente che “contrariamente a quanto emerso in alcuni articoli di stampa, la tecnologia T2-HEVC sarà introdotta solo nel 2022 quando nello switch off saranno coinvolte tutte le emittenti nazionali”. “Per quella data si prevede che il naturale ricambio dei televisori con le nuove tecnologie avviato con 5 anni e mezzo di anticipo sarà sufficiente a garantire la transizione senza particolari problemi per le famiglie”.

La Commissione europea, per favorire lo sviluppo del 5G, ha fissato al 2020 per tutta Europa la liberazione della banda 700 da parte dei broadcaster, prevedendo la possibilità per gli Stati membri di arrivare al 2022 per completare la migrazione. E l’Italia così ha fatto.

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