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DSA e DMA sotto attacco USA. Regnier (Ue): “Assurde le accuse di censura”. L’ex commissario Breton chiamato a Washington

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Lo scontro tra Stati Uniti e Unione europea sul digitale si intensifica: Bruxelles respinge le accuse di censura, mentre a Washington crescono le pressioni sul Digital service Act e Digital Market Act. Reggerà il fragile accordo sui dazi?

Nuovo botta e risposta tra Bruxelles e Washington sempre sul digitale, nel mirino DSA e DMA

Cambio di tono a Bruxelles. Il portavoce della Commissione europea per le questioni digitali, Thomas Regnier, ha definito “assurdità” le accuse di censura rivolte dall’amministrazione Trump all’impianto regolatorio dell’Unione europea, in particolare al Digital Services Act (DSA) e al Digital Markets Act (DMA).

Le parole arrivano all’indomani dell’annuncio di un’audizione pubblica della Camera dei Rappresentanti statunitense, fissata per mercoledì 3 settembre 2025, intitolata “Europe’s threat to American speech and innovation”.
La commissione giudiziaria della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha invitato anche l’ex commissario europeo per il Mercato interno e gli affari digitali ed ex ministro dell’Economia e delle finanze in Francia, Thierry Breton, a testimoniare

Non ho commenti sull’audizione pubblica negli Usa”, ha detto Regnier ai giornalisti a Bruxelles, “queste accuse di censura sono assurde. Sono completamente infondate e completamente sbagliate”.
Tutto sommato una vecchia accusa e una fastidiosa pretesa da parte americana.

Breton: “Adesso basta!”

Ex Commissario Breton che ha scritto per Le Figaro un lungo articolo di accusa nei confronti degli Stati Uniti e di critica all’Europa che a suo modo di vedere non sta reagendo come dovrebbe: “Fino a che punto noi, cittadini dell’Unione europea, accetteremo la sottomissione? Sottomissione a chi vuole imporci le sue regole, le sue leggi, i suoi tempi. Sottomissione a coloro che ora pretendono di dettarci i nostri grandi principi democratici e morali, le nostre regole di convivenza, la stessa protezione dei nostri stessi figli, sui social network? Come, e in nome di cosa, accetteremmo di buttare via le nostre leggi sulla regolamentazione digitale (DSA, DMA) votate con lucidità, coraggio e determinazione da una stragrande maggioranza dei nostri parlamentari europei?“.

Breton rimprovera a questa Commissione di aver negoziato male con Washington, di non aver battuto i pugni sul tavolo per ottenere risultati migliore per le sue imprese e i suoi cittadini, sottolineando che questo è ben lungi dall’essere il miglior accordo possibile per l’Europa.

E se l’Europa dovesse essere “punita” di nuovo perché non ha comprato abbastanza gas dall’America? O perché ha deciso di scegliere di destinare le centinaia di miliardi richiesti al di là dell’Atlantico principalmente all’economia europea e ai suoi posti di lavoro? Si supponeva che fosse necessario accettare l’umiliazione per evitare l’instabilità. Se non ci rimettiamo, avremo sia l’umiliazione che l’instabilità. L’ultimo attacco in picchiata alle nostre leggi digitali sarà sufficiente a convincere?“, si chiede ancora Breton.

È giunto il momento di alzarsi in piedi. Lasciamo che le forze europee si uniscano e dicano: “CA SUFFIT, ENOUGH IS ENOUGH, ES REICHT, ADESSO BASTA, DOSC TEGO, YA BASTA“. Alzati Europa!”, è infine la conclusione ad effetto del suo articolo. Un appello a cui forse neanche lui crede davvero, vista la situazione generale e l’aria che si respira a Bruxelles e le altre capitali europee.

Numeri alla mano, il DSA limita le rimozioni arbitrarie

Regnier ha rivendicato l’effetto anti-censura del DSA, citando dati su Meta (proprietaria di Facebook e Instagram) e TikTok: nella seconda metà del 2024 gli utenti Ue hanno contestato oltre 16 milioni di decisioni di rimozione dei contenuti prese dalle due piattaforme.

In quasi il 35% dei casi i contenuti sono stati giudicati rimossi ingiustamente e quindi ripristinati. “È grazie al DSA”, ha sottolineato, “che esiste un meccanismo effettivo di ricorso contro le decisioni delle piattaforme”.

L’audizione al Congresso e i testimoni, in lista c’è anche l’ex Commissario Breton

La commissione della Camera che ospiterà l’audizione — nella comunicazione ufficiale presentata come un esame delle “leggi europee sulla censura” — intende passare al setaccio, oltre a DSA e DMA, anche l’Online Safety Act del Regno Unito e il Digital Markets, Competition and Consumers Act britannico, accusandoli di minacciare la libertà di espressione degli americani e di danneggiare l’innovazione e le Big Tech Usa.
In altre parole, il messaggio americano è chiaro: le nostre aziende devono essere libere di muoversi a piacimenti nei vostri Paesi, meno regole e più profitti.

Tra i testimoni annunciati figura Nigel Farage, parlamentare britannico di estrema destra ed ex eurodeputato protagonista della campagna per la Brexit, indicato come “witness” confermato. È stato inoltrato un invito anche a Thierry Breton, ex Commissario Ue che ha contribuito a scrivere il “pacchetto digitale” europeo, ma la sua presenza non è al momento confermata.

Su Breton, Regnier ha ricordato che, in quanto ex Commissario, può partecipare a un’audizione extra-Ue solo con l’autorizzazione della Commissione e nel rispetto dell’obbligo di segreto professionale previsto dai Trattati. La Commissione ha inoltre fatto sapere che l’attuale Commissaria al Digitale, Henna Virkkunen, non è stata invitata.

Sicurezza online e terrorismo: “pensiamo alle cose reali”

Il portavoce ha infine richiamato la necessità di cooperazione transatlantica su dossier concreti: sicurezza dei minori online e contrasto al terrorismo in rete. “Concentriamoci sulle cose reali che accadono nel mondo online”, ha detto Regnier, sollecitando un’agenda condivisa Ue-Usa oltre le polemiche.

A una settimana dall’audizione a Washington, Bruxelles alza il livello della risposta politica. La Commissione respinge come “assurde” le accuse di censura e porta numeri verificabili>16 milioni di ricorsi e ~35% di rimozioni annullate — a sostegno della tesi che il DSA non zittisce, ma tutela la voce degli utenti europei.

Sullo sfondo, resta totalmente aperta la contesa tra le due sponde dell’Atlantico su più punti strategici: dai mercati ai poteri delle Big Tech fino alla sovranità regolatoria.
E al momento è l’Europa che sembra avere la peggio. Serve un’azione politica più compatta e coesa, anche per aumentare il peso (potenzialmente maggiore) di Bruxelles al tavolo dei negoziati commerciali, che non sono per niente conclusi.

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