L’ENAC ha pubblicato una serie di documenti precompilati per semplificare la richiesta di autorizzazione dell’utilizzo di droni in ambito agricolo.In parole polvere, ENAC sta rendendo più facile ottenere l’autorizzazione per usare droni in agricoltura, orticoltura e silvicoltura quando le operazioni rientrano nello scenario previsto dal nuovo documento. Che di fatto fissa le regole di utilizzo del velivolo, ad un massimo di 20 metri di altezza e utilizzabile soltanto sulla superficie del campo agricolo. (vai alla pagina del sito ENAC con il documento).
Cosa cambia concretamente?
Prima della pubblicazione del nuovo documento, un operatore che voleva fare, per esempio:
* trattamenti o distribuzione di prodotti su colture;
* monitoraggio e interventi nei campi;
* attività in vigneti, frutteti o serre;
* operazioni in aree boschive;
poteva dover costruire una pratica autorizzativa piuttosto articolata, dimostrando a ENAC come avrebbe gestito i rischi della propria specifica operazione. Un lavoro di documentazione alquanto complicato e per così dire “time demanding”.
Con la pubblicazione del nuovo documento precompilato l’AltMoC IT-UAS-2026-002, ENAC ha invece definito in anticipo un modo standardizzato di svolgere determinate operazioni agricole/forestali. Il tutto consente a chi fa domanda di riempire degli spazi precompilati a garanzia di uno standard e di prerequisiti ben precisi.
In sostanza
ENAC ha già fatto in anticipo una parte importante del lavoro di analisi e definizione delle condizioni di sicurezza. L’operatore che fa richiesta di autorizzazione deve dimostrare che la propria attività rispetterà concretamente quelle condizioni, anziché partire da zero.
Il vantaggio principale
Il nuovo percorso contiene un PDRA, cioè uno scenario di riferimento con requisiti e misure di sicurezza già definiti.
È un po’ come avere un modello ufficiale:
invece di:
“Ecco la mia operazione, analizzate voi tutti i rischi e ditemi se va bene”;
si passa a:
“Ecco la mia operazione; rientra nel PDRA ENAC e rispetto tutte le condizioni previste”.
Un vantaggio non da poco per chi vuole fare domanda. Giulia Pastorella, deputata di Azione, membro della Commissione IX Poste e Telecomunicazioni alla Camera, commenta positivamente questo provvedimento: “Questo primo passo nel mondo agricolo è benvenuto: l’avevo chiesto nella risoluzione in commissione trasporti e in un’interrogazione in commissione agricoltura. L’utilizzo dei droni in campo agricolo è un tema concreto, che riguarda la competitività delle imprese del settore, la sostenibilità delle coltivazioni e la sicurezza degli operatori. Ma resta tanto da fare per passare da un uso sperimentale a un uso regolare dei droni in tanti settori”.
C’è da dire che la deputata di Azione da tempo è impegnata per una semplificazione dell’utilizzo dei droni, anche quelli subacquei, avendo presentato prima dell’estate una sorta di legge quadro in materia.
Chiesti decreti attuativi per l’uso dei droni per distribuzione prodotti fitosanitari
C’è da dire che in campo agricolo mancano ancora, si legge in una recente interrogazione di Gadda-Pastorella al Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare, “i necessari decreti attuativi finalizzati a consentire il passaggio dalla fase sperimentale a quella applicativa, con particolare riferimento all’utilizzo ricorrente e su larga scala dei droni per la distribuzione di prodotti fitosanitari;
secondo evidenze scientifiche e sperimentazioni di campo, l’impiego dei droni per la distribuzione di prodotti fitosanitari consente una significativa riduzione dell’uso di sostanze chimiche (fino al 35–65 per cento in applicazioni di precisione), una diminuzione della deriva e dell’impatto ambientale, un miglioramento della sicurezza degli operatori e un aumento dell’efficienza operativa, con riduzioni dei tempi di intervento fino a sei volte rispetto ai sistemi tradizionali;
il perdurare di tale situazione circoscritta alla fase autorizzatoria sperimentale, determina una condizione di incertezza normativa per gli operatori del settore agricolo, impedendo l’impiego sistematico di tecnologie innovative potenzialmente idonee a migliorare l’efficienza dei trattamenti fitosanitari, a ridurre l’impatto ambientale e a favorire l’agricoltura di precisione rischiando di compromettere la competitività del comparto agricolo nazionale rispetto ad altri Paesi europei in cui l’utilizzo dei droni in agricoltura risulta già disciplinato in modo più avanzato”.
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