Uno dei bersagli preferiti di Hugh Laurie nei panni di Gregory House, lo scorbutico e geniale medico diagnosta dell’omonima serie, era “Dottor Google”. Aveva ragione. Vent’anni fa, lo scheletro nell’armadio dell’ipocondriaco era la frequenza con cui cercava sui motori di ricerca la spiegazione dei propri sintomi (regolarmente ricondotti a malattie terribili, ma d’altronde better safe than sorry). Due decadi dopo, è agli onnipresenti LLM che ci rivolgiamo. Mi ascolta più del mio medico di base, sentiamo ripetere,o almeno non devo pagare duecento euro per un consulto.
Un’abitudine pessima – niente, va ribadito, può sostituire un professionista, soprattutto non un linguaggio che si basa esclusivamente sulla statistica ed è assai incline alle allucinazioni – ma che va messa in conto. Soprattutto da parte dei colossi del settore, lestissimi a capire come capitalizzare la nuova gallina dalle uova d’oro.
ChatGPT Health, la risposta a 230 milioni di domande
Secondo OpenAI, oltre 230 milioni di persone ogni settimana pongono domande di salute a ChatGPT. Su questo dato si innesta l’annuncio di OpenAI di una nuova esperienza dedicata, ChatGPT Health, uno spazio separato (e ancora non disponibile in Italia) all’interno del chatbot, pensato per integrare in modo sicuro cartelle cliniche, risultati di laboratorio e app dedicate al benessere, come Apple Health o MyFitnessPal.
L’obiettivo dichiarato è aiutare gli utenti a dare senso a dati sanitari oggi sempre più frammentati tra portali, PDF di referti, dispositivi indossabili che sanno tutto del nostro battito del cuore o della pressione e app, offrendo una visione più coerente del proprio stato di salute.
E la privacy? OpenAI insiste sul fatto che le conversazioni sanitarie non verranno utilizzate per addestrare i modelli, i dati resteranno isolati dal resto delle chat e verranno protetti da ulteriori livelli di crittografia e sicurezza. A ciascuno decidere quanto fidarsi, ovviamente, e se usare o no il proprio PC o il proprio smartphone (su SOSTariffe sono sempre disponibili le migliori offerte per la connessione sia fissa che mobile) per chiedere rapidamente un consulto quando qualcosa non va, invece che cercare di parlare col proprio medico di base; o, se non altro, per avere un primo responso finché non si è in contatto con uno specialista umano.
La storia di Alex P.
Quartz a questo proposito racconta la vicenda di Alex P., giornalista e scrittore sulla quarantina, che un anno fa aveva ricevuto un punteggio di “calcium score” (il calcio coronarico) che lo collocava in una fascia di rischio moderato per malattie cardiache. I medici si erano limitati a prescrivere delle statine per poi archiviare la questione.
Però Alex nota un dettaglio che lo inquieta: quasi tutto l’accumulo di calcio sembra concentrato in un’unica arteria, la discendente anteriore sinistra (LAD), tristemente nota come “widowmaker” (il “creatore di vedove”) per l’elevata letalità delle sue occlusioni. I medici minimizzano, sostengono che il test non va interpretato in quel modo, ma Alex non si fida e fa quello che fanno ormai milioni di persone, ossia chiede a ChatGPT.
Il quale fornisce una lettura diversa, suggerendo che una concentrazione così marcata di calcificazione nella LAD, soprattutto a quell’età, può indicare un rischio serio e non andrebbe ignorata. Dopo mesi di insistenza con diversi medici, Alex ottiene finalmente una TAC coronarica: il risultato mostra un’ostruzione del 95% proprio nel punto indicato dal primo esame. Gli viene impiantato uno stent pochi giorni dopo.
La reazione dei medici è comprensibilmente irritata: parlano di coincidenza, di colpo di fortuna, di allucinazione che per un mezzo miracolo statistico è andata a buon fine. Alex stesso ammette di non sapere quale sia la verità: forse l’IA ha avuto ragione per caso, forse ha colto un segnale sottovalutato. In ogni caso è vivo, e probabilmente senza ChatGPT non sarebbe stato così.
La crescente concorrenza di Claude
Il lancio di ChatGPT Health, recentissimo, non è casuale, come puntualizza sempre Quartz. Qualche settimana fa, quello che da un po’ di tempo sembra il competitor più vispo di OpenAI, ossia Anthropic – già sulla bocca di tutti per la nuova versione di Claude Code, a quanto pare formidabile per l’assistenza al coding, molto più di ChatGPT – ha presentato Claude for Healthcare, inteso come strumento per ridurre il carico burocratico grazie a “connettori” sicuri e affidabili che puntano ai migliori database scientifico-medici disponibili, come PubMed e ICD-10.
L’obiettivo, più che sostituirsi al medico, è accelerare processi come la prior authorization, spesso risponsabile di ritardi nelle cure, per automatizzare le procedure e i permessi (complicati non solo in Italia, ma anche negli Stati Uniti) e lasciare più tempo al personal medico per occuparsi dei pazienti.
Le perplessità sulla sicurezza
In ogni caso, le rassicurazioni sia di Anthropic che di OpenAI (crittografia dei dati a riposo e in transito, meccanismi di isolamento, revisione delle app di terze parti ammesse, collaborazione con partner come b.well per l’accesso alle cartelle cliniche eccetera) servono soprattutto per rispondere alle preoccupazioni, invero piuttosto fondate, di chi è perplesso riguardo all’uso di sistemi notoriamente “allucinatori” in un ambito ad altissimo rischio come la medicina.
OpenAI parla a questo proposito della collaborazione biennale con oltre 260 medici attivi in 60 paesi, che hanno fornito feedback su più di 600.000 risposte del modello; un lavoro che è confluito in HealthBench, un framework di valutazione che abbandona l’idea di test nozionistici a favore di rubriche cliniche.
Lo scopo principale, secondo i giganti del settore, non è sostituirsi ai medici ma spiegare referti in linguaggio accessibile, aiutare a preparare domande per una visita, interpretare dati longitudinali da wearable e app, riassumere istruzioni di cura.
Niente diagnosi o prescrizioni, ma quella che si può definire una “alfabetizzazione sanitaria assistita”. Saperne di più per essere più consapevoli della propria salute, insomma. Messa così, difficile considerarla come una cosa integralmente negativa.
Shopping di startup
L’assalto al settore della salute da parte dell’intelligenza artificiale si articola anche in acquisizioni: OpenAI ha appena comprato la startup Torch per 60 milioni di dollari, a quanto pare. Torch stava sviluppando quella che definiva una “unified medical memory”: un sistema pensato per raccogliere e rendere interrogabili, da parte di un’IA, dati sanitari normalmente dispersi tra fornitori, formati e piattaforme diverse.
Ora i suoi dipendenti confluiranno in OpenAI, e il CEO Ilya Abyzov parla apertamente di una “nuova fase” in cui le sue idee potranno raggiungere centinaia di milioni di utenti già abituati a usare ChatGPT per domande di salute.
Abyzov aveva già fondato Forward, una startup di primary care diretta al consumatore, chiusa bruscamente nel 2024. Va infatti ricordato che molte iniziative sanitarie di questo genere falliscono non per mancanza di tecnologia, ma per l’attrito con sistemi regolatori, assicurativi e organizzativi; l’intelligenza artificiale invece si pone come strumento di supporto, non come formale erogatore di cure, ed è probabilmente questa ambiguità funzionale a renderla più scalabile. Resta da vedere se lo sarà troppo.
